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Strategia globale per l’asilo, con il coinvolgimento dei comuni

Nel 2024 sono state presentate quasi 28 000 domande d’asilo, che potrebbero diminuire di circa 4000 unità nel 2025, come ha appena annunciato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM). In linea di principio, si tratta di una buona notizia per i comuni, come afferma Claudia Kratochvil, direttrice dell’ACS. Tuttavia, la situazione geopolitica rimane tesa, soprattutto con la guerra in Ucraina. Inoltre, è necessario intraprendere azioni coerenti contro le persone richiedenti l’asilo o straniere potenzialmente criminali. L’ACS accoglie con favore la task force appositamente istituita, approvata il 3 aprile come progetto pilota del comitato per l’asilo della Confederazione, dei cantoni e dei comuni. Gli alloggi per i richiedenti l’asilo restano una sfida per i comuni. Al fine di trovare soluzioni insieme alla Confederazione e ai cantoni, in collaborazione con l’Unione delle città svizzere, l’ACS si è impegnata al massimo per garantire che i comuni e le città trovassero ascolto. Entrambe le associazioni sono rappresentate nell’organo direttivo della strategia globale per l’asilo dal novembre 2024. L’obiettivo della strategia globale per l’asilo è di analizzare la legge sull’asilo dall’entrata in vigore cinque anni fa e di discuterne i punti chiave in occasione di una conferenza nazionale sull’asilo che si terrà alla fine dell’anno. «Per noi è fondamentale che tutti e tre i livelli di governo possano discutere le questioni su un piano di parità. Dopo tutto, l’asilo è un compito comune.» Claudia Kratochvil, direttrice dell’Associazione dei Comuni Svizzeri Nadja Sutter

Settore dell’asilo, procedere insieme per trovare buone soluzioni

Il settore dell’asilo – e con esso gli alloggi, l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati – tiene occupati i comuni. Nel 2024 sono state presentate quasi 28 000 domande d’asilo e nel 2025 si potrebbe registrare un calo di circa 4000 unità. Queste cifre comunicate dalla Segreteria di Stato della migrazione sono sostanzialmente una buona notizia. Tuttavia, data l’attuale situazione geopolitica, in particolare con la guerra in Ucraina, non si prospetta a breve uno sgravio per i comuni che ospitano i richiedenti l’asilo. Una grossa preoccupazione è che la Confederazione adempia ai propri doveri e continui a ridurre le circa 12 000 domande pendenti. Inoltre, è necessario intraprendere azioni coerenti contro le persone criminali che sono richiedenti l’asilo o cittadini stranieri. In questo modo si creerà l’accettazione necessaria per la politica in materia di asilo. Nell’intervista rilasciata alla «NZZ am Sonntag» alla fine di gennaio, l’ACS ha espresso chiaramente quali sono le sfide per i comuni e ha trovato ascolto. Ci interessa trovare delle soluzioni e ci aspettiamo che i comuni possano dire la loro su un piano di parità. In questo numero presentiamo alcune testimonianze su come Chiasso stia affrontando la situazione al confine sud o su come i 75 comuni sangallesi stiano collaborando e gestendo con risultati positivi la prima sistemazione e l’integrazione dei rifugiati. «Ci interessa trovare delle soluzioni e ci aspettiamo che i comuni possano dire la loro su un piano di parità.» Claudia Kratochvil, direttrice dell’Associazione dei Comuni Svizzeri Claudia Kratochvil

«Sono felice di essere al servizio della gente»

Quando era giovane, César Murangira ha vissuto un’esperienza inconcepibile. Gran parte della sua famiglia è morta durante il genocidio in Ruanda nel 1994. César Murangira è sopravvissuto e nel 1997 è arrivato in Svizzera per motivi di studio. Marly è diventata la sua casa, dove ha contribuito a fondare il partito verde locale. Nel 2021 è stato eletto nel municipio dell’agglomerato di Friburgo. Non si è mai posto il problema di entrare in politica, afferma César Murangira durante una conversazione. Già suo padre era attivo politicamente. «Sono felice di essere al servizio della gente», afferma, anche se il coinvolgimento politico richiede molto tempo ed energia. César Murangira dice di essere spesso sottovalutato a causa della sua provenienza. Ma lo vede anche come un vantaggio, perché gli permette di sorprendere le persone. Ride e continua: «Mi è indifferente quello che la gente pensa di me. Forse è proprio per questo che sono in politica.» «La politica non è mai semplice, soprattutto quando si viene dall’Africa, un continente sottovalutato.» César Murangira, municipale di Marly (FR) Nadja Sutter

Affrontare una situazione di costante incertezza

E l’immagine che ne risulta? È qui che Bruno Arrigoni scoppia a ridere. «Pessimo per la mia città», dice il sindaco di Chiasso sorridendo, ricordando di quell’estate fuori controllo del 2023, quando le notizie da Chiasso fecero il giro della Svizzera: «Avevamo un accordo verbale con la Confederazione che Chiasso avrebbe accolto al massimo 350 rifugiati, ma in breve tempo ne sono arrivati più di 600, e gestirli è stato molto difficile. Alcuni di loro sono stati sistemati in un centro provvisorio sotto la stazione ferroviaria, in un edificio vecchio, fatiscente, e miserevole.» Una volta registrati, iniziava la burocrazia, con attese che andavano da tre settimane a quattro mesi. «E lì cominciavano i problemi per i nostri cittadini. Cosa fai quando sei in un posto brutto, chiuso dentro e carico di incertezze? Esci!» La risposta era evidente per il sindaco, per la popolazione e anche per i media nazionali: soprattutto giovani, provenienti dall’Afghanistan o dall’Africa, vagavano senza fare nulla, aspettando e consumando alcolici in luoghi pubblici. «La polizia è dovuta intervenire fino a dieci volte al giorno per furti o per segnalazioni di persone ubriache con il risultato che molti cittadini avevano paura. Insomma, sembrava un po’, esagerando, il ‹Far West› come descritto da alcuni media», racconta Arrigoni. «Parliamo di esseri umani, non di cose, ma non potevamo nascondere le lamentele dei miei cittadini.» «Parliamo di esseri umani, non di cose, ma non potevamo nascondere le lamentele dei miei cittadini.» Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso Tuttavia, proprio in quel periodo, è stato Willy Lubrini, ex calciatore e figura conosciuta nel Mendrisiotto, a fondare nel 2024 l’associazione «Mendrisiotto Regione Aperta». Mauro Stanga, segretario dell’associazione, spiega che i due scopi principali erano quello di inserirsi nel dibattito pubblico con delle visioni più positive e quello di creare e rafforzare i contatti con gli ospiti dei centri federali d’asilo sul territorio. «Ogni settimana facciamo passeggiate nel territorio con loro. Sembra semplice, ma per loro significa molto. Solo il fatto che i bambini finalmente possono correre dopo essere stati chiusi nei centri di accoglienza è bellissimo, mi scalda il cuore vederli così.» Il loro programma offre anche attività come palestra, corsi di pasticceria, cucina, cinema, e aiuto per la comunità, per esempio con le bancarelle durante le feste in città. È un successo. «All’inizio nessuno capiva chi siamo e quale fosse il nostro scopo», dice Stanga. «Ora tutti si fidano. Vedono che portiamo un po’ di leggerezza e che cerchiamo di farli sentire meno soli. Ci ringraziano con un abbraccio.» Ma non tutti i comuni del Ticino cercano di integrarsi con le persone provenienti da fuori. Al contrario, questo marzo il Cantone aveva previsto di ospitare 40 richiedenti l’asilo temporaneamente in un hotel vuoto a Rovio, nel Luganese. Il Comune di Rovio, con 800 abitanti, ha dichiarato di essere stato informato solo tramite i media e di non essere affatto d’accordo. Ha lanciato una petizione con successo. «Siamo spesso confrontati con una certa diffidenza, che in alcune realtà è pressoché inesistente e in altre invece più forte, come nel caso di Rovio», spiega Renzo Zanini, capo ufficio dei richiedenti l’asilo e dei rifugiati nel Ticino. «L’esperienza ci mostra però che questa diffidenza viene poi superata grazie alla conoscenza delle persone arrivate e del grande lavoro svolto a favore della loro integrazione.» A volte si ha l’impressione di essere lasciati soli, afferma Luca Pagani, sindaco di Balerna, dove l’anno scorso è stato aperto un nuovo centro federale d’asilo. Con la Confederazione aveva concordato un numero di 350 posti nel nuovo centro. «Di fatto però, anziché chiudere il precedente centro di Chiasso, la Confederazione lo ha mantenuto in esercizio nell’ambito di una pianificazione di emergenza, mai discussa, e che i comuni non approvano. Ciò ha creato problemi di gestione e frizioni con la popolazione. Per una corretta accoglienza e integrazione nel territorio il numero di ospiti è per noi un punto fondamentale.» La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) risponde alle accuse in questo modo: «Nel 2023, nel contesto eccezionale della crisi migratoria ucraina che ha colpito tutte le regioni d’asilo in Svizzera, e del forte aumento delle domande d’asilo, tutte le infrastrutture di emergenza hanno dovuto essere attivate sulla base di una convenzione firmata tra il Comune di Chiasso, il Cantone Ticino e la Confederazione nel 2016. Ciò ha portato all’aumento della nostra capacità di alloggio temporanea così da poter garantire un letto e un tetto a tutte le persone in cerca di protezione.» «Per una corretta accoglienza e integrazione nel territorio il numero di ospiti è per noi un punto fondamentale.» Luca Pagani, sindaco di Balerna Nora Hesse

Rilanciare i centri urbani e comunali

Come si fa a rilanciare i centri delle città più piccole? Uno studio condotto dalla Scuola universitaria professionale per l’economia della Svizzera nordoccidentale FHNW giunge alle seguenti conclusioni: i clienti desiderano acquistare prodotti per la salute e cosmetici, articoli di lusso e da regalo, prodotti alimentari e di uso quotidiano nonché prodotti sostenibili e di produzione regionale. Combinano i loro acquisti con altri servizi, tra cui le visite mediche e l’acquisto di generi alimentari. Gli orari di apertura dei negozi nei centri urbani dovrebbero essere uniformati e sostanzialmente allineati a quelli della grande distribuzione. Le aree pedonali sono zone di forte passaggio, anche se la maggior parte delle persone si sposta con mezzi di trasporto privati. Per evitare di dover portare le borse della spesa troppo lontano, i clienti vogliono distanze brevi e un tempo minimo di parcheggio di due ore. Gli aspetti più importanti per la progettazione dei centri urbani sono, nell’ordine: pulizia, sicurezza, opportunità d’incontro. Claude Wagner

Quale valore aggiunto offrono le nuove CG per le prestazioni TIC?

Le condizioni generali per le prestazioni TIC (CG) sono uno standard diffuso e accettato nel settore degli appalti. Servono da riferimento per le amministrazioni e i fornitori. Con le CG, gli enti appaltanti pubblici possono garantire condizioni contrattuali uniformi, comprensibili ed eque. L’utilizzo delle CG nei bandi di gara consente una valutazione oggettiva e la comparabilità delle offerte. Negli ultimi mesi è stata effettuata una revisione delle CG. Tutti gli adeguamenti tengono conto degli attuali sviluppi tecnologici e dei requisiti legali. I modelli di contratto forniti dall’ADS sono attualmente in fase di adeguamento alle CG per i servizi TIC, edizione 2025. Essi offrono un valido supporto alle amministrazioni e alle organizzazioni che devono redigere un contratto, ma non dispongono di specialisti in materia di contratti o di giuristi. Una guida accompagna i comuni passo dopo passo nella stesura del contratto. L’Amministrazione digitale Svizzera sostiene gli enti pubblici interessati nel settore della digitalizzazione e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) mediante servizi di consulenza e coordinamento, la formulazione di raccomandazioni nonché la rappresentanza degli interessi nei confronti dei fornitori di TIC, in particolare per quanto riguarda i contratti quadro comuni. https://www.amministrazione-digitale-svizzera.ch/condizioni Greg Hernan

Centro di competenze: una benedizione o un ostacolo?

Molti comuni di piccole dimensioni con poche risorse in termini di personale si ritrovano a dover decidere se svolgere determinati compiti insieme ad altri comuni. I settori specialistici dei servizi sociali, dei servizi tecnici, delle imposte e delle finanze si prestano particolarmente bene a una collaborazione di questo genere in un centro di competenze. In tal modo, le risorse in termini di personale e le conoscenze tecniche possono essere garantite meglio. Alcuni comuni temono tuttavia di poter perdere influenza con strutture del genere. Affinché un centro di competenze funzioni bene, servono tempo, pazienza, condizioni quadro chiare e una comunicazione meticolosa, come lo dimostra ad esempio il centro di competenze per i servizi sociali del Cantone di Turgovia. Questo articolo è apparso per la prima volta su «Direkt», la rivista dell’Associazione dei Comuni della Turgovia. Manuela Fritschi, Michael Bebie

I punti di domanda della democrazia

In questi primi mesi ciò che mi ha sopreso di più è a quante domande mi trovo a rispondere ogni giorno, una quantità che avevo sottovalutato nonostante il tempo già passato in Municipio e perfino da presidente del Parlamento cantonale. Quelle domande non sono solo tante, ma sono assai variegate: la maggior parte non tocca temi comunali, e neanche politici, ma poco importa, il sindaco è per tutto, e di tutti. Anche di chi non si interessa di politica, o non vota perché non ha ancora compiuto i 18 anni o perché non è svizzero. A Locarno, quella straniera costituisce il 36% della popolazione e la maggior parte contribuisce attivamente alla vita della città. Cerchiamo di coinvolgerla da subito, promuovendo occasioni di incontro e partecipazione – ad esempio la «Festa dei popoli», che si svolge nella magnifica Piazza Grande, che magari già conoscete per il Festival del Film o dalla banconota dei 20 franchi. Cerchiamo pure di aprire il più possibile le porte del Municipio, spiegando il ­sistema politico. Questi incontri non esauriscono le domande, anzi ne stimolano altre. Ed è bene così: è il succo ­della democrazia e forse anche una delle soluzioni alla perdita di fiducia nella democrazia e nelle istituzioni. Mi direte anche che la cosa è chiara: il sindaco è il sindaco, l’unico «presidente» eletto dalla popolazione, ed è una delle figure più accessibili nei vari sistemi politici. Ma come conciliare la necessità di rispondere a tutte le domande con quella di mantenere spazio per amministrare il Comune e disegnare il futuro? Questa domanda la pongo io, e se qualcuno ha un consiglio, mi scriva. Nicola Pini

L’energia termica del futuro a Rheinfelden: via dal gas fossile

Nell’ambito del progetto «L’energia termica del futuro», Rheinfelden (AG), AEW e IWB stanno pianificando lo smantellamento della rete del gas in tre tappe entro il 2050, in linea con l’età delle condutture e informando tempestivamente i proprietari. La comunicazione in merito è cominciata all’inizio del 2025 con reazioni sorprendentemente positive da parte dei cittadini. Una piattaforma online fornisce informazioni sulle tempistiche e i proprietari degli immobili sono coinvolti fin dalle prime fasi. La città sta creando certezza nella pianificazione e si sta concentrando sulla trasparenza. Nel giugno 2025, l’assemblea comunale voterà sulla compensazione per gli apparecchi a gas che non sono stati ammortizzati. L’obiettivo a lungo termine: emissioni nette pari a zero nel settore del riscaldamento, sostenuto da una strategia coerente, da una comunicazione aperta e dall’espansione del teleriscaldamento, per un futuro energetico sostenibile. Rheinfelden è una città dell’energia Gold. Informazioni sul label: www.cittadellenergia.ch Christine Arnold

Far uscire le persone dall’isolamento 

Quando la Russia ha iniziato la guerra contro l’Ucraina alla fine del febbraio 2022, il Consiglio federale ha introdotto lo statuto S per i rifugiati ucraini. Mentre i cantoni sono responsabili dell’alloggio e di altri servizi per i rifugiati, i comuni si occupano dell’integrazione sociale di tutte le persone bisognose di protezione, senza favorire un gruppo piuttosto che un altro. Nel Cantone di Vaud, diversi comuni seguono una propria politica d’integrazione. Le competenze linguistiche locali sono importantissime per un’effettiva integrazione. Per far uscire le persone dall’isolamento, Yverdon-les-Bains offre corsi giornalieri di francese sulla spiaggia nel mese di luglio, oltre ai consueti corsi di lingua, molto apprezzati non solo dagli ucraini. L’ufficio cantonale per l’integrazione (BCI) di Vaud finanzia progetti in diverse città; quello di Renens, per esempio, prepara i bambini in età prescolare all’apprendimento di una lingua straniera. Annegret Mathari

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