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Filtro attivo: Categoria: Il Comune Autore: Luisa Tringale Rimuovi tutti i filtri
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«A Berna per mettere a frutto il proprio impegno»

«Come mi sono avvicinato alla politica comunale? Vorrei dire quasi per caso…» Così Alex Farinelli rievoca gli albori della sua carriera politica, a 23 anni, quando gli fu chiesto se fosse interessato a candidarsi per il Consiglio comunale di Comano sulla lista del partito liberale radicale (PLR). Alex Farinelli è stato consigliere comunale dal 2004 al 2016. Nel 2016 è stato designato sindaco, carica che ricopre tuttora. Candidatosi nel 2015 per Consiglio di Stato e Gran Consiglio, è stato eletto nel Legislativo cantonale, dove ha seduto fino al 2019. Dal 2019 è consigliere nazionale. Secondo Alex Farinelli, la carriera politica «è metà fortuna e metà impegno: ci vogliono entrambi». Colora volentieri il suo racconto con aneddoti e metafore. Il lavoro politico lo accosta a quello di un agricoltore. «Arare e seminare è il tuo lavoro, ma ci vuole anche la fortuna per un buon raccolto: né troppa pioggia, né troppo sole. In politica ci metti del tuo, ma aiuta essere al momento giusto nel posto giusto. A me penso sia capitato con la campagna per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali del 2015: un momento che ha dato un’accelerazione alla mia attività politica.» Come sindaco di Comano, ritiene che il Comune possa fare molto principalmente in due ambiti: nell’«immaginare il futuro», quindi nella pianificazione – di un ecocentro, di una casa anziani, della rete dei passaggi pedonali – e nelle «piccole cose», piccole ma importanti, come la realizzazione di un parco giochi, come la sistemazione dei cestini in paese. La vicinanza alla popolazione permette di rispondere alle sollecitazioni dei cittadini in maniera un po’ più rapida e meno burocratica rispetto a quanto avviene agli altri livelli di governo, benché le tempistiche non siano brevi neppure a livello comunale. Per questo è fondamentale anticipare, immaginare le cose un po’ prima che siano necessarie, avere una politica orientata al futuro. «L’impegno è tanto… ed è possibile vederne i risultati.» La volontà di mettere a frutto il proprio impegno politico è ciò che lo ha spinto a candidarsi per il Consiglio nazionale. «Dal 2015 al 2019 ho avuto l’opportunità di sedere in Gran Consiglio. Ci si rende conto abbastanza velocemente che a livello cantonale la capacità di influire sugli aspetti legali è limitata: il quadro legislativo viene definito a Berna. Tendenzialmente si ha piacere a vedere che il tempo che si investe generi il miglior risultato possibile. Andare a Berna per me vuol dire mettere a frutto il proprio impegno.» «Le definirei entrambe appassionanti e coinvolgenti», dice Alex Farinelli. «Per quanto riguarda la politica comunale, specialmente se si siede nell’Esecutivo, non c’è giorno in cui non si pensa al Comune. È un po’ come se ti occupassi di casa tua. A livello comunale è necessario essere dei generalisti, e ci si riesce perché la realtà comunale ha una dimensione che lo permette. Nella politica federale ci si specializza su dei temi in particolare, considerato il lavoro nelle commissioni e il livello di complessità delle tematiche.» «Per quanto riguarda la politica comunale, specialmente se si siede nell’Esecutivo, non c’è giorno in cui non si pensa al Comune. È un po’ come se ti occupassi di casa tua.» Alex Farinelli, sindaco di Comano (TI) e consigliere nazionale Alle elezioni federali di ottobre, Alex Farinelli è candidato per entrambe le Camere. «La grossa differenza in Consiglio degli Stati è il numero di parlamentari: significa che ogni consigliere agli Stati siede in un maggior numero di commissioni rispetto a quanto avviene in Consiglio nazionale. Per me è l’aspetto più interessante. Inoltre, mentre il Consiglio nazionale è una camera molto partitica, il Consiglio degli Stati è una camera in cui è tra le persone, molto più che tra i partiti, che si trova il compromesso, e ritengo di essere una persona che rispecchia quest’attitudine.» Una ricandidatura dopo un primo mandato in Parlamento è quasi naturale, per consolidare l’esperienza maturata. Rispetto alle precedenti elezioni federali, si definisce più tranquillo: «Ricandidarsi è in fondo più semplice, la prima volta a Berna era tutto, tutto nuovo! D’altra parte, ogni rielezione porta con sé quel minimo di ansia…» E aggiunge che ad ogni elezione, circa un terzo dei parlamentari cambia, presto si entra nel gruppo più anziano per carica. Per Alex Farinelli, conciliare le due cariche politiche, a livello locale e a livello nazionale, è difficile ma non impossibile. La difficoltà principale è forse data dal tempo che va investito per l’attività parlamentare a livello federale, circa 95 giorni all’anno a Berna. A livello comunale, però, alcune condizioni sono particolarmente importanti: «Avere un municipio che non litiga, e avere una buona amministrazione, in particolare un segretario comunale capace di decidere, informare e interpellare l’Esecutivo secondo i casi. La fiducia all’interno del municipio e nei confronti dell’amministrazione è fondamentale, così come sapersi concentrare su quello che è importante e saper delegare. Ma bisogna arrivare preparati. Come quando si va in montagna: ci si affida alla guida se questa sa dove sta andando. È fondamentale che il sindaco sia preparato, abbia in mente un progetto. Il che non significa voler imporre una meta, ma che c’è chiarezza sul percorso. Ognuno ha il suo ruolo.» Le sedute di Municipio a Comano durano un’ora, un’ora e mezza. Segue un aperitivo, momento di discussione altrettanto importante, «perché alcune discussioni è meglio affrontarle in un contesto più informale, e perché è importante non lasciarsi mai con le arrabbiature, ma sempre su momenti piacevoli. Le cose funzionano bene, e con l’aperitivo funzionano ancora meglio!» Luisa Tringale

«La sfida è creare la dinamica del nuovo Comune»

«Ciò che più ha impegnato il Comune nel 2022 è la messa a punto delle basi legali. I lavori erano iniziati già in seno alla commissione di aggregazione, il nuovo Municipio li sta portando a termine. A settembre, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità il Regolamento organico comunale e il Regolamento organico dei dipendenti. Inoltre, sono appena stati licenziati i messaggi municipali su diversi regolamenti comunali e sul Preventivo 2023. Sono dei passi importanti per il nuovo Comune. La mole di lavoro è grande, si potrebbe dire che sia ‹tutto per tre›: le dinamiche dei tre comuni aggregati vanno fatte confluire in quella che sarà la dinamica di Val Mara. All’interno dell’amministrazione ci sono delle differenze di approccio sulle varie tematiche: bisogna uniformare il modus operandi, e quindi dobbiamo cambiare tutti un po’. C’è un tempo di apprendimento che va messo in conto, sia per l’amministrazione che per noi politici. La sfida è proprio riuscire a creare la dinamica del nuovo Comune. È importante che il cittadino si senta cittadino di Val Mara. È stato appena approvato il nuovo stemma comunale, su cui figurano tre stelle per i tre quartieri, insieme all’acqua del Lago Ceresio e del torrente Mara e alla peonia del Monte Generoso, elementi fondamentali del nostro territorio. Allo stesso tempo, non dobbiamo perdere l’attenzione sui quartieri. Per ‹partire bene›, è importante trattare tutti allo stesso modo: si andranno a toccare certe sensibilità puntuali, questo non si può evitare, ma l’intento è offrire più servizi alla popolazione a livello globale. Altre tematiche importanti sono la pianificazione del territorio e il progetto di potenziamento dell’autostrada tra Lugano e Mendrisio dell’USTRA che ci tocca direttamente e che ha sollevato diverse opposizioni. Per quanto riguarda le crisi globali che hanno segnato il 2022: anche il nostro Comune ha accolto cittadini ucraini; i numeri a cui siamo confrontati non hanno creato criticità per quanto riguarda l’alloggio, mentre è stato più impegnativo per quanto riguarda la scolarizzazione. La crisi energetica suscita preoccupazione nella popolazione. Il Municipio presta attenzione alla comunicazione con i cittadini, emanando raccomandazioni, sulla base di quanto promosso da Confederazione e Cantone. Bisogna dire che a livello amministrativo, per i comuni il Covid è stato un apprendistato su come gestire le emergenze. È ancora presto per fare un bilancio sull’aggregazione. Ciò che emerge è che si hanno molte più possibilità di progettazione. Adesso non ne abbiamo ancora il tempo, perché siamo nel ‹qui e adesso› e dobbiamo prima mettere a punto tutti i processi amministrativi. Posso dire con soddisfazione che c’è una grande motivazione e un ottimo clima di lavoro. Un momento che mi è rimasto particolarmente impresso quest’anno è stato il momento di incontro con la popolazione alla conclusione dei lavori di rinaturazione del torrente Mara. All’inaugurazione è arrivata tanta gente, e tanta gente da ogni quartiere, non solo da Maroggia. E lì mi sono detto: Sta succedendo! Come Sindaco del nuovo Comune, è stato un momento emozionante.» Luisa Tringale

«L’insegnamento delle lingue permette di conoscersi meglio»

In Svizzera, la conoscenza delle lingue nazionali è promossa e sancita dalla legge. Il plurilinguismo è iscritto nella Costituzione federale e praticato più o meno quotidianamente da gran parte della popolazione. Il Forum per l’italiano in Svizzera si impegna per una corretta collocazione dell’italiano nel quadro del plurilinguismo costituzionale della Svizzera. Istituito nel 2012, 38 organizzazioni attive in questo ambito hanno ad oggi aderito al Forum. Diego Erba: Il Forum ha lo scopo di promuovere l’italiano e la sua cultura al di fuori della Svizzera italiana. Infatti, il maggior numero di italofoni risiede oltre Gottardo. Per disporre di dati aggiornati, nel 2019 il Forum ha promosso la ricerca « La posizione dell’italiano in Svizzera », che traccia l’evoluzione dell’italiano nel contesto del plurilinguismo svizzero dal 2012 – anno d’istituzione del Forum – al 2020. Ne esce un quadro fatto di luci e ombre. È proprio nella Svizzera tedesca e nella Svizzera francese che occorre intensificare gli sforzi affinché l’italiano come terza lingua nazionale non sia dimenticato. Quest’anno, il Forum si è aggiudicato il Premio per il federalismo della Fondazione ch, che viene conferito a cadenza annuale a personalità o organizzazioni che contribuiscono a rafforzare il federalismo e la coesione nazionale. Cosa rappresenta questo premio per l’attività del Forum? Il Premio per il federalismo ci incoraggia a proseguire il nostro lavoro con determinazione poiché, come ha scritto la giuria della Fondazione ch, questo riconoscimento ricompensa «il contributo della popolazione italofona alla coesione nazionale che ogni giorno costruisce ponti tra le lingue e le culture in ogni parte del paese». Nel settore dell’insegnamento anche i comuni possono essere coinvolti nella promozione della lingua e cultura italiana. In Svizzera i comuni e i cantoni fruiscono di un’ampia autonomia, soprattutto nella scuola dell’obbligo. Al di fuori della Svizzera italiana spetta loro offrire agli scolari i corsi facoltativi d’italiano. L’insegnamento delle lingue nazionali rafforza nei giovani il plurilinguismo e permette alle diverse comunità linguistiche di conoscersi meglio. In questo senso i comuni possono fare molto affinché le lingue nazionali – e non solo l’inglese! – siano insegnate. Un altro ambito d’intervento comunale è la messa a disposizione di aule per i corsi d’italiano promossi dalle autorità italiane e frequentati da oltre 10 000 persone ogni anno. Ticino e Grigioni insegnano l’italiano sin dalla scuola elementare, mentre negli altri cantoni l’insegnamento generalmente è facoltativo nel livello secondario I, cioè negli ultimi anni della scuola dell’obbligo. L’Accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria (HarmoS), entrato in vigore nel 2009, prescrive un’offerta appropriata d’insegnamento facoltativo di una terza lingua nazionale durante la scuola obbligatoria. Per quanto concerne l’italiano, questa norma non sempre viene applicata. Fra i cantoni che hanno aderito a HarmoS, ve ne sono alcuni che non offrono un insegnamento della lingua italiana, altri che ne delegano l’organizzazione alle scuole. A volte se il numero di allievi iscritti è contenuto, la scuola non lo organizza, anche per motivi finanziari. A livello liceale, l’italiano deve essere offerto come disciplina fondamentale, secondo l’Ordinanza sulla maturità liceale. Nella Svizzera francese ciò avviene, mentre non è così in almeno un terzo dei licei della Svizzera tedesca. Nel settore professionale, esclusi Ticino e Grigioni, sono pochi i cantoni che contemplano l’italiano nei loro programmi, e questo non favorisce gli scambi linguistici degli apprendisti. Per rispondere è sufficiente consultare i siti della Confederazione e dei cantoni. Non tutte le pagine web dell’amministrazione federale assicurano una completa presenza dell’italiano. Recentemente il Consiglio federale ha dichiarato che anche i Politecnici federali, e gli istituti afferenti, conformemente alla Legge sulle lingue, devono presentare tutto o parte delle informazioni sulle rispettive pagine web in italiano. Per quanto riguarda i siti web ufficiali dei cantoni, ovviamente, la priorità è data alle rispettive lingue ufficiali. Nei Grigioni, dove l’italiano è lingua cantonale, esiste una versione italiana del portale cantonale. Va notato che i siti dei cantoni di Basilea Città e di Zugo offrono informazioni nelle tre lingue nazionali e in inglese. Più in generale, ricordo infine che il rapporto del Consiglio d’Europa che valuta il rispetto della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie in Svizzera, apparso in settembre, evidenzia che «la Svizzera deve adottare ulteriori misure per promuovere l’uso della lingua italiana nella vita economica e sociale, compreso il settore pubblico». Ciò significa che Confederazione, cantoni e comuni possono fare ancora di più e meglio. Informazioni www.forumperlitalianoinsvizzera.ch Luisa Tringale

Quando pianificazione fa rima con partecipazione

Con il programma « Progetti modello per uno sviluppo sostenibile del territorio », la Confederazione, tramite l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), sostiene finanziariamente progetti innovativi che promuovono localmente uno sviluppo e un utilizzo sostenibile del territorio. La quarta generazione di progetti modello (2020-2024) comprende cinque ambiti prioritari, tra cui quello degli «Insediamenti che promuovono percorsi brevi, movimento e incontri», in cui si situa anche il progetto Strade di quartiere in corso a Verscio. I progetti sostenuti in questo asse tematico mirano a sviluppare modalità di pianificazione dei comprensori insediativi che consentano agli abitanti di soddisfare le loro esigenze quotidiane a piedi, promuovendo al contempo l’attività fisica, i contatti sociali, il contatto con la natura e la biodiversità. Il progetto Strade di quartiere è promosso dal Comune di Terre di Pedemonte in collaborazione con l’Ente regionale per lo sviluppo del Locarnese e Vallemaggia (ERS), la Commissione intercomunale dei trasporti del Locarnese e Vallemaggia (CIT), il Programma di agglomerato del Locarnese (PALoc) e la Sezione dello sviluppo territoriale del Dipartimento del territorio (SST). L’Osservatorio dello sviluppo territoriale dell’Università della Svizzera Italiana fornisce un supporto tecnico al progetto. Il progetto è condotto da una squadra interdisciplinare formata dall’architetto Enea Pazzinetti e dal sociologo Samuele Cavalli, entrambi verscesi e diretti osservatori della trasformazione che ha toccato il territorio interessato dal progetto negli ultimi decenni. Negli anni 1960, la campagna di Verscio si presentava come una distesa verde di campi e vigneti interrotta solo da alcune case. La costante edificazione l’ha mutata in una zona residenziale «estensiva», costituita prevalentemente da case monofamiliari o bifamiliari e le cui strade sono utilizzate principalmente dal traffico motorizzato. Il progetto Strade di quartiere , come lascia intendere il nome, è nato dall’intenzione di riflettere sulla qualità dell’elemento strada nella campagna di Verscio. Lo spazio pubblico del comparto è infatti costituito quasi esclusivamente dallo spazio delle strade comunali, spesso strette e delimitate fisicamente dalle opere di cinta dei terreni privati. I percorsi pedonali e la mobilità lenta si contendono lo spazio con il traffico motorizzato. Un approccio partecipativo è stato scelto per sondare le opinioni dei residenti sulle potenzialità e le criticità dei quartieri della campagna. Gli abitanti di Verscio sono stati coinvolti innanzitutto con un questionario, inviato a tutti i fuochi a inizio 2021 (quando la situazione sanitaria particolare non permetteva di organizzare incontri con la popolazione), che ha permesso una prima rilevazione delle opinioni. Il sondaggio, a cui hanno partecipato 100 economie domestiche residenti nel perimetro di studio, ha fatto emergere che la maggior parte di coloro che hanno risposto considera che vivere in campagna è piacevole, tuttavia, giudica l’evoluzione della campagna negli ultimi anni piuttosto negativa, soprattutto a causa delle troppe costruzioni. Due momenti di incontro con la popolazione, questa primavera, hanno offerto l’opportunità di restituire i risultati del questionario e discuterne con i partecipanti. 35 persone hanno partecipato agli incontri, che si sono svolti con i responsabili di progetto e due osservatori esterni; i rappresentanti del Comune saranno presenti in un secondo tempo. Un ulteriore incontro pubblico è previsto a inizio 2023. Il progetto ha coinvolto anche gli allievi di quinta elementare. Nell’ambito di una passeggiata è stato chiesto ai bambini quali sono i luoghi che frequentano maggiormente, che apprezzano o quelli che piacciono meno, ad esempio perché considerati meno sicuri. I bambini hanno dato sfogo alla loro immaginazione illustrando i loro desideri per la campagna di domani. La fase iniziale di analisi si è conclusa. Quali sono i passi successivi? «Grazie al confronto con la popolazione, ci si è resi conto che la strada è certo un aspetto centrale, ma non l’unico», spiega Enea Pazzinetti. «È stato possibile identificare tre tematiche sulle quali proseguire la riflessione: il paesaggio, la mobilità, la socialità.» Agire sul paesaggio significa valutare per esempio interventi di sistemazione a verde e di utilizzo del suolo; la mobilità comprende gli interventi di riduzione del traffico, l’introduzione di sensi unici o percorsi pedonali, la limitazione del traffico su determinate strade ai soli residenti; l’aspetto della socialità interroga la potenzialità delle strade di quartiere come spazio di vicinato. «Noi vorremmo ancora chiamarla campagna in futuro»: questo è in sintesi il desiderio dei residenti, che dà una prima risposta alla domanda posta inizialmente. Il prossimo passo prevede l’allestimento di schede su questi tre campi d’azione, da sottoporre alla popolazione per una consultazione, e che servano da supporto alle decisioni dell’ente pubblico sul futuro del comparto. Le priorità definite potranno essere utili anche nell’ambito dell’allestimento del Programma d’azione comunale per lo sviluppo insediativo centripeto di qualità (PAC), lo strumento strategico e operativo del Comune in materia di pianificazione del territorio. Informazioni: https://www.stradediquartiere.ch/ Luisa Tringale

I cantieri della riforma dei comuni ticinesi

Nel 1998 il Dipartimento delle istituzioni pubblicava lo studio «Il Cantone e i suoi comuni – l’esigenza di cambiare», che proponeva una fotografia dei comuni ticinesi di allora e promuoveva un’ipotesi di riorganizzazione istituzionale degli enti locali grazie a una riduzione del numero di comuni, che a quell’epoca erano 245. Lo studio metteva in evidenza, specialmente per i comuni più piccoli, una capacità finanziaria e progettuale ridotta e una organizzazione amministrativa insufficiente: ovvero un sotto-dimensionamento strutturale e finanziario che portava a una autonomia limitata. Il Governo ticinese decise allora di promuovere un piano di riforma dell’istituto comunale, con l’obiettivo di ridare al comune delle condizioni quadro favorevoli in cui potesse assumere pienamente il proprio ruolo. Il progetto di riforma istituzionale intrapreso negli anni 1990 poggia oggi su tre assi di intervento principali. Un primo asse interroga la dimensione del comune ed è legato alla tematica delle aggregazioni. Un secondo asse analizza i compiti del comune, e coincide oggi con il progetto di riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». Il terzo concerne il quadro normativo che regola il funzionamento del comune. «Al centro dell’intero processo di riforma c’è il comune. E il comune non è un’entità statica, ma dinamica», sottolinea Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali (SEL). Sia perché la ripartizione delle competenze tra i livelli istituzionali in determinati ambiti può cambiare, sia perché la società stessa è in continua evoluzione. Anche le aspettative del cittadino nei confronti del comune non sono le stesse rispetto a solo dieci anni fa. Secondo un sondaggio condotto dalla SEL nel 2018 per meglio comprendere il punto di vista della popolazione ticinese sulle aggregazioni, per esempio, emerge che le tematiche ambientali hanno acquisito oggi un peso decisamente importante mentre il moltiplicatore comunale, o l’offerta di determinati servizi considerati ormai come acquisiti, non costituiscono più variabili discriminanti. Secondo Marzio Della Santa, è fondamentale che la riflessione del Cantone nell’ambito della riforma dei comuni tenga conto di queste evoluzioni. «Il comune «economico» degli anni 1990 oggi ha lasciato il posto a un comune che può essere definito «residenziale», un comune la cui missione è quella di garantire la qualità di vita residenziale delle persone fisiche e giuridiche che vi risiedono», spiega. «Ogni comune dev’essere in grado di assolvere tutti quei compiti che gli permettono di garantire ai cittadini il benessere residenziale. In un’ottica di federalismo asimmetrico, i comuni più grandi che soddisfano determinati requisiti possono assolvere anche dei compiti di competenza del Cantone.» Il piano cantonale delle aggregazioni (PCA), strumento strategico adottato dal Governo nel 2018, ipotizza un Ticino composto da 27 comuni. Marzio Della Santa sottolinea una differenza sostanziale tra le aggregazioni della fine degli anni 1990 e dell’inizio degli anni 2000 e le aggregazioni più recenti. «Allora, erano prevalenti le aggregazioni di necessità: molti comuni si sono aggregati laddove non erano più né funzionali né funzionanti. Oggi si può parlare di aggregazioni di opportunità: comuni che funzionano valutano le opportunità che potrebbero sorgere dalla creazione di un comune unico e che difficilmente potrebbero cogliere da soli. Trent’anni di aggregazioni hanno portato a una propensione maggiore all’entrata in materia sul tema, che invece negli anni 1990 suscitava una forte resistenza.» Lo stesso PCA promuove e predilige una «attivazione dal basso» dei progetti aggregativi. Ad oggi sono stati portati a termine 62 progetti di aggregazione, di cui 36 con successo; 20 sono stati abbandonati, e sei sono attualmente in corso. Il numero degli enti locali è passato da 245 nel 1998 a 108 nel 2022, con la creazione di 137 nuovi quartieri. Complessivamente, il Cantone ha mobilizzato per l’attuazione delle aggregazioni 269 000 000 franchi, di cui il 61% per il risanamento finanziario degli ex comuni ed il 39% per lo sviluppo del nuovo comune aggregato. «Questa cifra va messa in relazione con il fatto che la situazione finanziaria dei comuni aggregati è migliore e porta a una riduzione sensibile degli aiuti finanziari del Cantone, al punto che al netto si parlerebbe di qualche decina di milioni di franchi sull’arco di vent’anni», precisa Della Santa. I risultati del già citato sondaggio condotto nel 2018 indicano inoltre che le aggregazioni hanno risposto alle aspettative della cittadinanza, producendo degli effetti positivi sulla qualità di vita. Tra gli effetti indesiderati percepiti emerge in particolare una maggiore distanza tra autorità e cittadini. Anche su questa tematica la SEL si propone di intervenire. Per esempio, promuovendo per i futuri progetti aggregativi un approccio partecipativo che preveda il coinvolgimento non solo delle autorità politiche comunali ma anche della società civile, e questo già a partire dalla fase preliminare. «Oggi si può parlare di aggregazioni di opportunità: comuni che funzionano valutano le opportunità che potrebbero sorgere dalla creazione di un comune unico e che difficilmente potrebbero cogliere da soli.» Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali La riflessione sul ruolo e la missione del Comune ticinese si svolge anche all’interno di gruppi di lavoro e discussione misti formati da rappresentanti di Cantone e comuni. La Piattaforma di dialogo tra Cantone e comuni, istituita nel 2008, che si riunisce quattro volte l’anno, e il Simposio Cantone-Comuni, un appuntamento annuale dal 2019 fortemente voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, offrono altri spazi di incontro importanti tra i rappresentanti dei due livelli istituzionali. Con il simposio Cantone-Comuni di marzo 2022, dedicato al tema «Il Buon governo dei Comuni», la SEL prosegue la riflessione sulle principali funzioni che caratterizzano gli enti locali: comunitaria – come tenere saldo il collante sociale all’interno della comunità; democratica – come attivare i membri della comunità affinché diventino dei cittadini attivi; politica – come soddisfare i bisogni della popolazione; di servizio – come erogare prestazioni di qualità, efficaci ed efficienti. Riflessioni che troveranno un primo riscontro pratico con il progetto «Buon governo», un esercizio innovativo attraverso il quale ci si propone di analizzare e ridefinire gli strumenti e le procedure di cui dispongono gli enti locali per la gestione della cosa pubblica. I comuni pilota di Faido e di Tresa faranno da apripista durante la legislatura 2021-2024. Luisa Tringale

Aggregazioni comunali – la parola a un’addetta ai lavori

Con i contributi cantonali alla riorganizzazione amministrativa previsti nel quadro di un’aggregazione, possono essere finanziate consulenze esterne in ambito organizzativo e gestionale, come quella prestata da Tiziana Cappelli per l’aggregazione del nuovo comune di Tresa – nato con le elezioni di aprile 2021 dall’aggregazione di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa – e del futuro comune di Val Mara – che comprenderà Maroggia, Melano e Rovio e le cui elezioni si terranno il 10 aprile 2022. «Se formalmente la procedura aggregativa si compone di cinque passi istituzionali, si possono identificare due macro-fasi», spiega Tiziana Cappelli. «La prima inizia con i contatti preliminari tra i comuni potenzialmente interessati e si conclude con il decreto legislativo d’aggregazione emanato dal Gran Consiglio. Comincia poi una seconda macro-fase, che potrebbe essere definita strategico-organizzativa e comprende tutto il lavoro svolto dai comuni coinvolti fino alla nascita vera e propria del nuovo comune.» «Tra il decreto legislativo e la nascita formale del nuovo comune non c’è una formula standard», precisa Tiziana Cappelli. L’approccio metodologico da lei proposto e condiviso dalle commissioni di studio, spiega, si è basato su alcuni capisaldi. Innanzitutto, sulla volontà di giocare d’anticipo, per garantire la funzionalità dei servizi a partire dal primo giorno di vita del nuovo comune. Un traguardo raggiunto per Tresa, dove ci si era posti l’obiettivo di ottenere, prima dell’aggregazione, l’unificazione dei processi di lavoro, introducendo (per tre comuni su quattro) un nuovo software gestionale, migliorando il processo di archiviazione elettronica e avviando un sistema di gestione della qualità. Uno sforzo assunto dalle quattro amministrazioni comunali, fra l’altro, in un momento particolarmente impegnativo, considerando la mole di lavoro supplementare generata dalla pandemia. In secondo luogo, si è ricorso a procedure di consultazione e di coinvolgimento attivo dei dipendenti, dapprima con interviste individuali e poi con l’istituzione di gruppi di lavoro. In terzo luogo, si è prestato attenzione a evitare decisioni eccessivamente vincolanti per il futuro comune. «Più avanzano i lavori nella preparazione del comune che verrà, più ci si chiede quale sia il corretto limite nel prendere determinate decisioni», commenta Tiziana Cappelli. «Sarà compito dei nuovi organi politici adottare i regolamenti comunali preparati dagli addetti ai lavori dell’aggregazione, così come rinnovare o assegnare nuovi mandati.» Infine, si è voluto implementare una strategia di comunicazione interna ed esterna con incontri periodici con i rappresentanti politici, i dipendenti e, laddove possibile, con la popolazione. Si è provveduto a comunicare attraverso i media, questionari e sondaggi, bollettini informativi e un sito internet destinato ad accompagnare il progetto aggregativo. La definizione dell’organigramma del futuro comune è un tassello centrale della riorganizzazione amministrativa del futuro comune e del lavoro di Tiziana Cappelli. Un lavoro che parte da una considerazione: i collaboratori dei singoli comuni sono la risorsa più importante del comune aggregato e, in fondo, i primi interessati dagli effetti dell’aggregazione. È quindi fondamentale coinvolgerli attivamente. A tal scopo, tutti i collaboratori sono stati intervistati individualmente e a ciascuno di loro è stato chiesto di compilare dei questionari anonimi per raccogliere informazioni in merito alla loro motivazione e alla percezione del clima di lavoro. «All’interno di un comune piccolo, i collaboratori svolgono delle attività piuttosto diversificate e in modo indipendente, questo è emerso come un elemento motivante. Mantenere la motivazione dei collaboratori è uno degli aspetti più delicati», nota Tiziana Cappelli. Le interviste e l’analisi dei profili individuali sono servite a capire come costituire l’organigramma e trovare la giusta collocazione per ciascun collaboratore, a partire dalla figura del segretario comunale, la cui designazione può provocare, in certi casi, anche delle tensioni. Ma non sempre: nel caso di Tresa, gli stessi segretari comunali hanno proposto un nome di comune intesa. In gruppi di lavoro per blocchi di servizio, ciascuno dei quali guidato da un «ex» segretario comunale, è stata poi svolta un’analisi dei compiti, al fine di mettere a confronto le esperienze in ogni comune e stilare un catalogo delle attività per ogni servizio. «La mia etica professionale mi porta a credere che i dipendenti vanno valorizzati e messi nelle migliori condizioni possibili per far fiorire il loro potenziale», ribadisce Tiziana Cappelli. «Per mantenere viva quella motivazione legata al margine di autonomia individuale, a ciascun collaboratore sono stati assegnati degli ambiti di responsabilità, una linea seguita per tutti i profili. Sulla carta sembra tutto perfetto, nella pratica, il mansionario può non corrispondere, o non corrispondere subito, alla realtà del nuovo comune. È importante seguire l’evoluzione dell’organizzazione del comune e adeguare strada facendo alle necessità specifiche o alla luce di nuove situazioni che non potevano essere previste. Sarà interessante per esempio risomministrare dei questionari ai collaboratori a distanza di un anno dalle elezioni.» Un periodo di aggiustamento e di assestamento va infatti preso in considerazione prima che il comune trovi una vera stabilità operativa. «Le prime elezioni non sono mai un punto di arrivo, ma un punto di partenza, un confronto con ciò che prima si è solo potuto ipotizzare», considera Tiziana Cappelli. Il comune aggregato saprà guadagnare nuovi politici di milizia? Secondo Tiziana Cappelli, non si può valutare l’effetto politico di un’aggregazione dopo le prime elezioni. Nemmeno deve sorprendere che il primo Municipio di un comune aggregato sia composto da sindaci o municipali degli ex comuni – persone che avendo partecipato al processo aggregativo potranno anche assicurare una certa continuità. «In seguito, tanto farà la capacità dell’Esecutivo di coinvolgere l’organo legislativo e di renderlo compartecipe nel processo decisionale. Metter in atto strategie di partecipazione e di coinvolgimento della cittadinanza; creare un tessuto associativo effervescente e promuovere un senso di appartenenza sono elementi che potrebbero poi tradursi in una maggiore vivacità politica: ecco perché comunicazione e partecipazione sono ambiti in cui vale la pena investire sin da subito.» Luisa Tringale

Mendrisio riflette sulla parità di genere

«Al centro del processo che ha condotto la Città di Mendrisio a avviare il primo bilancio di genere vi è la volontà politica di promuovere una lettura dei fenomeni sociali, economici e culturali che investono il territorio da un’angolazione differente, che tenga conto del fatto che la popolazione è espressione di una pluralità di donne e di uomini con necessità, problematiche e potenzialità differenti, e il medesimo diritto di cittadinanza.» Così recitano le prime frasi dello studio. Di questa volontà politica riferisce subito il Sindaco di Mendrisio, Samuele Cavadini. Punto di partenza del progetto è stato infatti una mozione interpartitica presentata nel 2016 che chiedeva al Municipio l’adesione di Mendrisio alla «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale» e l’introduzione di un bilancio di genere. Firmata anche dall’allora consigliere comunale Samuele Cavadini, oggi Sindaco, nonché da altri colleghi anch’essi, oggi, municipali. Questo ha garantito le premesse necessarie a sostenere lungo tutto il processo questo impegnativo e articolato lavoro di analisi, durato due anni. Quello intrapreso dalla Città di Mendrisio con l’introduzione di un bilancio di genere è un esercizio di concentrazione dell’amministrazione su sé stessa e sul proprio territorio. L’obiettivo: misurare il differente impatto delle politiche comunali su donne e uomini. Il progetto è stato condotto e coordinato dal Team scientifico della Città di Mendrisio e dal Segretario comunale insieme alla società cooperativa Coopar, oggi Associazione Equi-Lab, che offre servizi di consulenza in materia di pari opportunità. Lo studio si concentra sugli anni fra il 2013 e il 2018 e prende in considerazione sei distinti ambiti di analisi che permettono di tracciare una fotografia della Città di Mendrisio - della sua popolazione, del suo contesto, della sua azione programmatica, dei servizi alla cittadinanza, dei bilanci consuntivi, del personale dell’amministrazione comunale - in chiave di genere. Come sottolinea il Sindaco Cavadini, il risultato tangibile di quest’analisi costituito dal bilancio di genere non è un punto d’arrivo quanto piuttosto di partenza. Per almeno due ragioni. Da una parte, la fotografia che il bilancio illustra è chiara, ma non ancora completamente nitida: ecco perché la Città conta di continuare l’esercizio e ottimizzare la raccolta e il trattamento dei dati per acquisire una lettura sempre più completa del suo territorio. In ottica di genere ma non solo, in quanto, proprio per l’ampio raggio dell’analisi, il bilancio di genere rappresenta un documento di grande interesse e di grande utilità per la Città in generale. Dall’altra, la grande sfida deve ancora iniziare: ovvero definire una strategia che faccia tesoro delle analisi del bilancio integrandole nella gestione della politica comunale. Riflettendo sulla tematica della parità di genere, la Città ha al contempo approfondito altre tematiche a essa collegate - ad esempio la politica familiare. In settembre la Città di Mendrisio ha anche invitato la popolazione a una tavola rotonda pubblica sul tema della parità di genere, a cui ha partecipato una sessantina di persone. Un momento informativo in cui si è prestata attenzione a trattare un tema complesso e che presuppone una riflessione sull’idea di giustizia tra uomo e donna appoggiandosi anche su esempi concreti, per mostrare come situazioni inegualitarie si ripercuotano poi in molteplici ambiti della società. Con il tema delle pari opportunità si lavora per esempio sul capitale umano e, quindi, sul benessere anche economico della società nel suo insieme, spiega Sara Barella Rajbhandari, collaboratrice del Team scientifico della Città di Mendrisio. Un altro esempio: la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata - tipicamente, tra carriera e maternità (e magari anche paternità?) - e le relative riflessioni su soluzioni come il lavoro a tempo parziale o la condivisione di ruoli dirigenziali, riflessioni che la Città di Mendrisio intende sviluppare. L’attenzione al tema della parità tra uomo e donna può essere poi segnalata anche in altro modo, con misure che si possono definire indirette: è questo il caso della costituzione di una commissione per riflettere sulla toponomastica di Mendrisio e identificare delle vie e dei luoghi da intitolare a personalità femminili. Azioni di questo tipo conferiscono importanza alla tematica e contribuiscono a sensibilizzare la popolazione. «Questi «occhiali di genere» sono necessari, perché senza non si vedrebbero determinate cose.» Samuele Cavadini, Sindaco di Mendrisio Sara Barella Rajbhandari ricorda inoltre che è importante sensibilizzare non solo gli uomini, ma anche le donne stesse: «Per me, il grande lavoro è di far uscire dall’isolamento il maggior numero di donne possibile, per avere nuove idee e nuove prospettive.» Prima di chinarsi sul bilancio di genere, Sara Barella Rajbhandari si era avvicinata al tema della parità di genere al tempo dei suoi studi universitari in ingegneria. Il Sindaco riconduce la propria sensibilità al tema alla sua personale visione del mondo ed al valore che accorda alle parole libertà ed uguaglianza. A proposito della precitata mozione del 2016 commenta che la sua «era una firma ancora un po’ inconsapevole»: appropriarsi dell’ottica di genere è un processo, che implica interrogarsi sull’impatto di valutazioni e decisioni in chiave di genere. «Questi ‹occhiali di genere› sono necessari, perché senza non si vedrebbero determinate cose», precisa. «Per me, il grande lavoro è di far uscire dall’isolamento il maggior numero di donne possibile, per avere nuove idee e nuove prospettive.» Sara Barella Rajbhandari, Collaboratrice scientifica della Città di Mendrisio Samuele Cavadini ribadisce l’importanza di procedere in maniera strutturata. Anche a piccoli passi: «È meglio ottenere qualcosa di piccolo subito creando il contesto per svilupparlo, piuttosto che puntare all’obiettivo massimo e magari sbattere contro un muro.» Un gruppo di lavoro interno si occuperà di proseguire la riflessione per definire un piano d’azione per includere l’ottica di genere nelle politiche della Città e promuovere le pari opportunità tra donna e uomo. Questo impegno è stato peraltro reso esplicito con la firma da parte del Municipio di Mendrisio della «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale», il 15 settembre 2020. Attualmente sono due i comuni in Ticino ad essersi dotati di un bilancio di genere: il primo è stato Sorengo nel 2015. Ma altri comuni hanno già firmato la «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale»: potrebbero procedere anch’essi all’introduzione di un bilancio di genere, o decidere di affrontare la tematica in altro modo. Il bilancio di genere presenta certamente un vantaggio: permette cioè di acquisire una visione a 360 gradi della tematica nel contesto di un ente locale e di esplicitare una traccia. Informazioni: https://mendrisio.ch/progetti/bilancio-di-genere/ Luisa Tringale

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