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Zero netto: Klosters mostra come si fa

Lo scorso 14 febbraio il Municipio di Klosters si è riunito in seduta ordinaria e ha approvato un documento avveniristico per i suoi circa 4700 abitanti: la strategia energia e clima («Leitbild Energie und Klima»). Già dal 2009 il Comune dispone di una strategia generale («Leitbild der Gemeinde Klosters»). Tra le altre cose, questa definisce l’impegno per uno sviluppo ecologico ed energeticamente consapevole, sostiene la visione Società a 2000 watt e «accompagna quotidianamente il Municipio nello svolgimento delle sue mansioni», sottolinea il sindaco Hansueli Roth. Il «Leitbild Energie und Klima» stabilisce ora obiettivi concreti per i settori energia e clima. Nel 2050 la fornitura di energia dovrà ad esempio essere al 100% rinnovabile e senza emissioni di gas serra. Ciò non concerne solo l’elettricità: anche il calore per riscaldare gli spazi commerciali e abitativi – i settori più energivori – e l’energia per la mobilità e i processi nelle industrie dovranno rispettare questa disposizione. «Il Comune dà il buon esempio», la strategia prevede infatti che «entro il 2035 tutti gli edifici comunali dovranno essere riscaldati senza olio e gas». Ciò riduce i gas serra e contribuisce a raggiungere l’obiettivo zero netto, ancorato nella Legge sull’innovazione e sul clima. L’abbandono dei combustibili e dei carburanti fossili da solo non è tuttavia sufficiente. È necessaria anche più efficienza. Florian Thöny, Municipale e Presidente della Commissione energia comunale, spiega: «In base al margine di manovra del Comune, al momento stiamo ottimizzando i processi, l’infrastruttura esistente, i macchinari e il parco veicoli.» Entro il 2050 il Municipio vuole ridurre il consumo energetico sul territorio comunale di 2.5 volte. Per definire come ottenere questo risultato, Klosters ha per la prima volta elaborato un bilancio energetico e climatico. La piattaforma online www.reporterenergetico.ch ha aiutato a valutarne i risultati, lo strumento permette infatti di paragonare i propri dati con la media svizzera o con quelli di comuni specifici. A Klosters il consumo di elettricità pro capite è di 8900 chilowattora, un valore che include i consumi di economie domestiche, servizi, industria, agricoltura e mobilità ed è elevato: con 4600 chilowattora la media svizzera è di poco superiore alla sua metà. Il pessimo risultato è imputabile al carattere turistico del Comune, che ha molteplici residenze secondarie. Il loro consumo di elettricità e calore viene suddiviso sul numero di abitanti, portando a un valore pro capite molto elevato. Klosters ha così deciso di affrontare il tema energetico con i proprietari di abitazioni secondarie, optando per un approccio motivante: «Aderite e risparmiate fino al 60 percento dei vostri costi di riscaldamento.» Nell’ambito di eventi o sulla stampa il Comune invita a utilizzare lo strumento online MakeHeatSimple.ch, che mostra quanta energia si può risparmiare grazie a un sistema di controllo a distanza del riscaldamento e in quanto tempo è possibile ammortizzare l’investimento. «Anche provvedimenti apparentemente piccoli sono parte della soluzione, soprattutto perché spesso sono facili e veloci da realizzare», spiega Florian Thöny. Il Comune ha già avviato provvedimenti e realizzato progetti concreti per sfruttare meglio il proprio potenziale. Ne è un esempio l’impianto di depurazione delle acque, dove la perdita dei gas di depurazione è stata ridotta al minimo e il gas metano viene utilizzato per produrre energia. In ambito di approvvigionamento idrico è invece stato realizzato in impianto di adsorbimento dell’arsenico, che ha permesso di mettere fuori esercizio una captazione d’acqua sotterranea e le sue rispettive pompe, particolarmente inefficienti. Allo scopo di rafforzare la sicurezza di approvvigionamento su tutto l’arco dell’anno, il Municipio si sta impegnando per aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili locali. La rete idrica fornisce ad esempio elettricità rinnovabile: fino a poco fa l’acqua delle sorgenti in alta quota cadeva con tale pressione sino a valle, da rendere necessarie delle camere di rottura. Queste sono state sostituite con turbine idroelettriche. Due di queste piccole centrali sono già in esercizio, la terza dovrebbe entrare in funzione nel 2024. Un altro vettore energetico locale è il legno. In occasione dell’edificazione del nuovo centro scolastico Klosters Platz, nel nucleo è stata realizzata una rete di teleriscaldamento alimentata con cippato di legno proveniente dai boschi locali. Vi partecipano anche proprietari immobiliari privati e la rete è in continua espansione. In collaborazione con Repower, il Comune sta inoltre progettando la realizzazione di un impianto solare alpino nel comprensorio sciistico di Madrisa, a 2000 metri di altitudine. La produzione prevista è di 18 gigawattora, che corrispondono al consumo di circa 3500 economie domestiche. A titolo di paragone, il comune di Klosters ne conta 2166. L’ubicazione, ben al di sopra della nebbia invernale, consente un’elevata produzione di elettricità proprio quando gli impianti di risalita e gli sci lift ne hanno bisogno. Un altro vantaggio: il comprensorio è ben collegato e si trova nelle immediate vicinanze di infrastrutture turistiche già esistenti. Tramite votazione popolare, il 22 ottobre 2023 è stata di principio approvata la realizzazione dell’impianto, con l’accordo di servitù e la partecipazione del Comune. La licenza edilizia è in elaborazione e dovrebbe essere inoltrata a breve. Informazioni: www.2000watt.ch/it 2000W-Svizzera@local-energy.swiss Michela Sormani

«Un pericolo per la cultura politica»

Il timore per la carenza di energia nell’inverno 2022/2023 ha portato a una vera e propria raffica di attività legislative in Parlamento: l’atto mantello, l’offensiva solare e l’offensiva eolica nonché il cosiddetto atto sull’accelerazione sono stati messi insieme in men che non si dica. I diritti di codeterminazione democratica dei comuni sono stati abbandonati. Innanzitutto, vorrei si sapesse che l’ACS sostiene la strategia energetica del Consiglio federale. Tuttavia, la questione è di come e a quale velocità vogliamo raggiungere gli ambiziosi obiettivi. La deviazione dai processi legislativi deve essere consentita solo in caso di situazioni di emergenza. Per il Parlamento, tuttavia, sembra esistere una situazione straordinaria fino al 2050. Il Parlamento vede la panacea nell’accelerazione delle procedure, il che procede di pari passo con la riduzione dei diritti democratici. A mio avviso, è sbagliato. Ho sentito spesso questa argomentazione. La mia risposta è no. Tutti noi dobbiamo rispettare lo stato di diritto. Durante la pandemia di coronavirus, tutti i diritti straordinari erano limitati per un certo periodo di tempo. Non è così per l’iniziativa per accelerare la democrazia diretta. Il Parlamento sta trasformando un’emergenza in una situazione normale. Un pericolo per la cultura politica. La questione del canone per l’energia eolica o solare non può essere paragonata a quella del canone per l’acqua, garantito dal diritto costituzionale. L’eventuale compensazione nel contesto di progetti eolici o solari deve essere negoziata e concordata in base al diritto privato tra il responsabile del progetto e il proprietario del terreno. Mi aspetto che il settore energetico risarcisca adeguatamente non solo i proprietari, ma anche i comuni per l’ingente impatto di un grande parco eolico, ad esempio. Il comune interessato deve avere voce in capitolo. Non è sufficiente potersi esprimere sul piano di utilizzazione, che non è un piano dettagliato. Inoltre, la pratica dimostra che nel Cantone dei Grigioni, ad esempio, finora tutti i comuni hanno approvato i progetti cantonali per l’offensiva solare. Il timore del coinvolgimento dei comuni è quindi ingiustificato. I critici della codeterminazione comunale dovrebbero tenerlo presente. Fabio Pacozzi

Protezione dei dati: aspetti da considerare

Il diritto in materia stabilisce principi importanti che devono essere sempre rispettati. I più rilevanti sono la legalità, la proporzionalità e la sicurezza dei dati. Con il termine «legalità» si intende che qualsiasi trattamento di dati personali deve fondarsi su una base legale. Se la legge o il regolamento comunale, come spesso accade, non menziona esplicitamente il tema del trattamento dei dati, occorre che l’atto normativo disciplini almeno un compito pubblico per l’adempimento del quale è richiesto il trattamento dei dati personali. In base al principio di proporzionalità possono essere registrati e ulteriormente trattati soltanto i dati necessari. Ad esempio, al Comune di Dänikon servono, per ciascuna associazione, i dati personali di una persona di contatto e il numero dei membri attivi, ma non i nomi o altri dati di chi vi aderisce. Anche il personale dei comuni può lasciare tracce dei propri dati nei protocolli tecnici, i cosiddetti «log». Se nei protocolli è possibile constatare chi ha svolto una certa attività e quando, tali informazioni costituiscono a loro volta dati personali che possono essere salvati e valutati solo se necessari al corretto esercizio del software. Infine, la sicurezza dei dati garantisce che questi ultimi non siano accessibili a persone non autorizzate (confidenzialità), che non vengano falsificati (integrità) e che siano effettivamente disponibili in caso di bisogno (disponibilità). In linea di principio, i software utilizzati dai comuni devono essere progettati per permettere un trattamento dei dati sicuro e conforme alla legge. Se sono connessi ad altri sistemi o a Internet, i software devono essere dotati di meccanismi appropriati, in modo tale che l’applicazione e i dati personali ivi salvati non diventino il bersaglio di attacchi perpetrati dall’esterno. Più sensibili sono i dati trattati, migliore deve essere il livello interno di sicurezza. Ne consegue che possono accedere ai dati unicamente i collaboratori che ne hanno realmente bisogno per l’adempimento dei loro compiti (autenticazione forte, autorizzazioni restrittive, eventualmente crittografia dei dati). Siccome i dati devono essere distrutti quando non sono più necessari, è imperativo garantire, sotto il profilo tecnico, che il software possa eliminarli in via definitiva. Se questo non dovesse avvenire automaticamente allo scadere del termine di conservazione, occorre indicare, in un apposito regolamento, la persona che all’interno dell’amministrazione è responsabile della distruzione dei dati e quando vi provvede. Il 1º settembre 2023 è entrata in vigore la nuova legge federale sulla protezione dei dati. Le ripercussioni per i comuni sono esigue. Per i loro compiti pubblici si applica la rispettiva legge cantonale. I principi di legalità, proporzionalità e sicurezza dei dati sono integrati in tutte le leggi cantonali. La legislazione cantonale stabilisce a chi si possono rivolgere i comuni in caso di domande sulla protezione dei dati. Alcuni cantoni richiedono che i rispettivi comuni abbiano una propria autorità per la protezione dei dati (ad es. nel Cantone di Berna). In altri, gli organi di vigilanza cantonali sono responsabili anche dei comuni. Informazioni: Questa domanda del Comune di Dänikon (ZH) è pervenuta alla segreteria dell’Amministrazione digitale Svizzera (ADS) tramite la Guida per comuni digitali. È stato fatto ricorso alle competenze specialistiche dell’associazione eJustice.CH. Il dottor Ueli Buri, incaricato per la protezione dei dati del Cantone di Berna, ha infine fornito informazioni riguardanti il diritto in materia di protezione dei dati. Il presente contributo sul tema del diritto in materia di protezione dei dati è stato pubblicato in novembre sul blog giuridico della segreteria dell’ADS. Il blog contiene gli ultimi aggiornamenti sul diritto relativo al e-government ed è frutto della collaborazione tra l’ADS e l’associazione eJustice.CH. I loro temi sono importanti per i comuni. La segreteria dell’ADS raccoglie anche le vostre richieste: digitale-verwaltung-schweiz.ch/blog (in tedesco e francese). Ueli Buri

Valutazione politica della nuova legislatura

I comuni costituiscono il gruppo più forte nel nuovo Parlamento. Nel curriculum di 146 dei 246 membri del Consiglio nazionale figura un’attività politica a livello comunale con la carica di sindaco, municipale o consigliere comunale. Si tratta di un numero importante che non è cambiato in modo significativo dalle ultime elezioni nazionali del 2019. Anche in questo caso, come per la composizione partitica, le condizioni sono sostanzialmente stabili. Questo significa che non ci saranno neppure cambiamenti politici? Se consideriamo in termini strettamente politici i risultati delle ultime elezioni, non possiamo aspettarci grandi cambiamenti rispetto alla scorsa legislatura. I temi chiave come la transizione energetica, i costi della sanità, la migrazione e la sicurezza rimangono gli stessi. È facile dimenticare che gli ultimi tre anni sono stati fortemente caratterizzati dalla pandemia di coronavirus e dalle crisi successive, come la guerra in Ucraina e la carenza di energia. La pandemia di coronavirus, in particolare, anche se è finita come evento di crisi, avrà ancora un forte impatto sulla nuova legislatura. Questo perché l’elevata spesa finanziaria della Confederazione per affrontare la pandemia ha lasciato alcuni strascichi sul bilancio federale. Le conseguenze saranno concrete per diversi progetti politici che riguardano anche i comuni. Il dibattito sulla custodia dei bambini complementare alla famiglia ne risentirà sicuramente. La Confederazione non sarà così generosa come si pensava inizialmente. Il dibattito parlamentare lo ha già dimostrato. Lo stesso varrà per altri progetti, come la gestione politica della carenza di alloggi. Il Consiglio federale farà sempre più riferimento all’attuale ripartizione delle competenze tra la Confederazione, i cantoni e i comuni. Anche il fatto che la Banca nazionale svizzera non distribuirà più gli utili alla Confederazione e ai cantoni nel prossimo futuro influenzerà la prossima legislatura. Si può quindi ipotizzare che sui prossimi quattro anni spirerà un vento di austerità. Tuttavia, non è necessariamente uno svantaggio per il federalismo se la Confederazione si limita ai propri compiti principali. Se manca il denaro da investire in tutti i tipi di progetti di politica nazionale, ogni livello statale svolgerà i compiti che gli sono effettivamente assegnati. Gli investimenti saranno quindi effettuati principalmente laddove necessario. Ad esempio, negli importanti progetti infrastrutturali nazionali per le ferrovie e le strade. Oppure nei programmi d’agglomerato e nella politica regionale e turistica. Per quanto riguarda gli altri importanti dossier politici dei prossimi quattro anni, il primo da citare è quello del Finanziamento uniforme delle cure ambulatoriali e stazionarie (EFAS), una pietra miliare nel nuovo finanziamento del settore sanitario. L’Associazione dei Comuni Svizzeri e i cantoni si sono battuti sin dall’inizio per includere le cure infermieristiche nel portafoglio delle prestazioni sanitarie. Il settore delle cure infermieristiche deve essere incluso nel quadro generale insieme alle prestazioni ospedaliere e mediche, sia a livello stazionario che ambulatoriale. L’onere finanziario va dunque ripartito sulle spalle di tutti, a livello pubblico e privato. Oggi i comuni sono gli unici finanziatori dei costi residui nel settore delle cure infermieristiche. Le ultime delibere parlamentari del Consiglio nazionale ci permettono di nutrire grande fiducia nella possibilità di mettere un punto fermo, finalmente. A favore dei comuni. Nell’ambito della pianificazione del territorio, dopo la conclusione dei grandi dibattiti relativi alla prima e alla seconda revisione, è previsto il prossimo dibattito, altrettanto importante. Dieci anni fa, in sede di stesura della legge sulle abitazioni secondarie, l’ACS si era espressa a favore di una valutazione dell’impatto della legge a una certa distanza di tempo. L’iniziativa parlamentare (20.456) «Abrogare le inutili e dannose restrizioni della legge sulle abitazioni secondarie in materia di demolizione e riedificazione di abitazioni costruite secondo il diritto anteriore» ha avviato una prima discussione in merito. Ne devono seguire altre e di fatto così sarà. Dopo tutto, è chiaro che gli effetti dell’atto normativo non sono solo positivi, soprattutto per i comuni. Ad esempio, la severa legge limita fortemente lo sviluppo dei nuclei (storici) nei comuni di montagna. La conseguenza è l’esodo degli abitanti del luogo. Seppure abbia avuto un certo effetto nei punti caldi del turismo, la legge sulle abitazioni secondarie ha avuto conseguenze negative soprattutto nelle regioni turistiche periferiche. L’ACS vorrebbe almeno che si instaurasse una discussione aperta senza mettere in discussione la volontà dei cittadini. Un ultimo tema che caratterizzerà la nuova legislatura sarà il servizio pubblico. In primo luogo, si tratterà della riorganizzazione di quello postale. Non si discuterà solo del numero di uffici postali, ma anche del contenuto del mandato pubblico e delle modalità secondo cui la Posta dovrà attuarlo. In secondo luogo, il finanziamento pubblico del settore dei media: quale fetta del canone devono ricevere i media pubblici e privati svizzeri per permettere di mantenere la diversità dei media e dell’informazione regionale? Si tratta di due questioni che implicano un forte impatto a livello comunale. L’ACS parteciperà attivamente al dibattito. Christoph Niederberger

Sfide nella gestione dei rifiuti urbani

Il riciclaggio delle materie sintetiche è un tema variegato e di centrale importanza per molti comuni. Per tale motivo, il 26 gennaio, a Bienne, questo tema occuperà un ruolo di primo piano durante il congresso sul riciclaggio organizzato dall’Associazione svizzera delle infrastrutture comunali (ASIC) e da Swiss Recycle. Patrick Semadeni di Kunststoff.swiss, al congresso, fa luce sullo stato attuale e sulle innovazioni nel settore del riciclaggio delle materie sintetiche. Inoltre, mostra a che punto si trova l’ambizioso progetto nazionale «Raccolta 2025». Nell’ambito del progetto «Raccolta 2025», le organizzazioni lungo l’intera catena del valore stanno lavorando a un’economia circolare a livello nazionale per gli imballaggi in materia sintetica e i cartoni per bevande. Il blocco tematico si concluderà con un podio di spicco. Infatti, insieme alla moderatrice Barbara Dubach, direttrice di engageability, i rappresentanti di aziende, comuni, associazioni e industria discuteranno le sfide e gli scenari che si prospettano per chiudere il cerchio degli imballaggi in materia sintetica. In un ulteriore blocco tematico, «Regolamentazione/Economia circolare», Rahel Galliker dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) presenterà una panoramica delle attuali iniziative politiche in Svizzera relative all’economia circolare. In seguito, Heinz Böni dell’EMPA e Philipp Ischer della SECO ci inviteranno a guardare oltre frontiera, presentandoci le innovazioni riguardanti il riciclaggio dei rifiuti elettronici attualmente in atto in Colombia. L’ultimo blocco tematico, «Mercato/Tendenze», comprende poi progetti attuali come la «Città modello» dell’IGSU, la nuova soluzione industriale per il riciclaggio delle sigarette elettroniche di SENS eRecycling e un breve ma importante intermezzo sulla prevenzione degli incendi nei centri di raccolta. Infine saliranno sul palco i tre finalisti del Recycling Award 2024. I progetti innovativi «Reuse & Repair» dell’associazione Pretty Good in collaborazione con «Entsorgung + Recycling Stadt Bern», «Riciclaggio di materassi in Svizzera» dell’Alleanza dei materassi e «Creating a Sustainable Circular Economy for Plastics» di DePoly hanno avuto la meglio sugli altri 32 concorrenti in gara e si contenderanno ora l’ambito premio nella finale di Bienne. Dopo tre brevi presentazioni, il vincitore sarà determinato tramite voto del pubblico. Viviane Pfister, Janina Wolfsberger

Un altro quadriennio a Berna in Consiglio nazionale

Alle elezioni federali di quest’anno, Alex Farinelli ha vissuto non una ma due domeniche elettorali. Il 22 ottobre è stata una giornata «intensa, stancante ma non pesante», alla fine della quale è risultato il candidato più votato in Ticino per il Consiglio nazionale, con quasi 30 000 voti personali. «Nel mio caso, non finiva lì: il pensiero è immediatamente andato al secondo turno per il Consiglio degli Stati del 19 novembre, un’esperienza che ho vissuto per la prima volta. È subito iniziata una seconda parte della campagna, dove a differenza della prima si corre da soli, una campagna centrata sulla persona, in cui è stato importante essere presente.» Una corsa di cui si può ritenere soddisfatto, nonostante, risultato il terzo candidato più votato, non abbia conquistato il seggio alla Camera alta. La seconda domenica elettorale ha quindi avuto anche un sapore di delusione. Ma, sottolinea Farinelli, «la certezza del prossimo quadriennio a Berna in Consiglio nazionale ha giocato un ruolo importante, che mi ha consentito di attendere il risultato del ballottaggio con una certa tranquillità, sapendo che avrei in ogni caso potuto portare avanti il mio impegno politico.» Da otto anni sindaco di Comano, Alex Farinelli non si ripresenterà alle prossime elezioni comunali nel 2024. Una decisione riflettuta e maturata a prescindere dall’esito del secondo turno. «Conciliare politica comunale e federale e impegni lavorativi è possibile, ma di fatto il ruolo di consigliere nazionale prende molto tempo e richiede una presenza a Berna che corrisponde a un’assenza dal Comune. Inoltre, ho assunto dei nuovi ruoli nell’ambito della mia professione. Una concomitanza di impegni che mi ha fatto capire che è arrivato il momento di rinunciare a qualcosa, e la mia decisione è caduta sul mandato di Sindaco. Mi rendo conto che non si può fare tutto bene: si potrebbe fare tutto, ma non bene.» Alex Farinelli sa che lascerà un’amministrazione comunale preparata per un cambiamento. Alla fine di quest’anno conclude la sua attività l’attuale segretario comunale, una figura secondo il sindaco fondamentale per il buon funzionamento del comune. La pianificazione della sua sostituzione è stata d’altronde un progetto importante della legislatura in corso e un passaggio di consegne efficace è avvenuto con l’attuale vicesegretario comunale, che ha affiancato per oltre un anno e mezzo il segretario comunale. Il sindaco ha annunciato la sua decisione nell’ambito della cena di Natale con i dipendenti del Comune. «Lascio un ruolo che ho ricoperto con grande piacere, il piacere di prendersi cura del proprio comune.» Luisa Tringale

I comuni sono il gruppo più forte

Le elezioni del 2023 sono ormai storia. Quando leggerete questo numero, il nuovo Parlamento federale si sarà già riunito per la sua prima sessione a Palazzo federale. Alcuni volti noti sono ormai usciti dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati, mentre altri nuovi hanno appena fatto il loro ingresso. Con queste elezioni il Parlamento si è spostato leggermente a destra e i partiti verdi hanno perso seggi. Che cosa significa per i comuni la nuova composizione del Parlamento? L’Associazione dei Comuni Svizzeri cerca risposte in questa edizione speciale dedicata alle elezioni. Il fatto che circa il 60 per cento dei deputati sia già stato attivo politicamente a livello comunale lascia ben sperare. Questo fa dei comuni il gruppo più forte in Parlamento! Naturalmente, non tutti rappresentano gli stessi interessi. Una città come Wädenswil, sul lago di Zurigo, deve affrontare sfide diverse rispetto a Cortébert, un piccolo comune del Giura bernese, anche se i sindaci di entrambi i comuni sono consiglieri nazionali. Ma, per esperienza personale, so bene che chi presiede un comune o ha assunto questa posizione di responsabilità in passato riesce a capire bene i meccanismi di funzionamento del federalismo. Il comune, come istituzione, esce indubbiamente rafforzato a livello federale dai numerosi parlamentari che hanno familiarità con la dimensione municipale. Grazie agli oltre 40 deputati che attualmente sono attivi anche in un comune, esiste inoltre una linea diretta tra il livello federale e quello comunale. Questa permeabilità tra i diversi livelli statali rende unico il modello politico svizzero e contribuisce in maniera significativa al suo successo. Fatte queste premesse, non ci resta che augurare il meglio alla nuova legislatura! Hannes Germann

La rappresentanza comunale nell’Assemblea federale

12 sindaci siedono in Consiglio nazionale, 40 membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati sono attualmente attivi in un organo esecutivo o legislativo comunale e 146 parlamentari in totale hanno esperienza a livello comunale. Un dato pari a circa il 60 per cento di tutti i membri del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati, come emerge dall’analisi dell’Associazione dei Comuni Svizzeri. Con 15 consiglieri nazionali, l’UDC conta il numero maggiore di politici comunali attivi a livello federale. Seguono il Centro con 10, il PS con 6, il PLR con 4 e i Verdi liberali con 3. La Lega e il MCG hanno ciascuno un consigliere nazionale attivo anche in un comune. Nessuno dei Verdi del Parlamento federale è attualmente attivo in un comune. Colpisce il numero particolarmente elevato di parlamentari della Svizzera francese e del Ticino che hanno esperienza a livello comunale. Il 78 per cento dei francofoni è o è stato attivo a livello comunale, e addirittura l’90 per cento degli italofoni. Per contro, circa il 51 per cento dei germanofoni ha esperienza a livello comunale. Dei membri dei due consigli che fanno politica anche a livello comunale, il 75 per cento sono uomini e il 25 per cento donne. Uno sguardo ai cantoni mostra che quelli con il maggior numero di consiglieri nazionali hanno anche il maggior numero di politici con esperienza comunale: si tratta dei Cantoni di Zurigo (20), Vaud (20) e Berna (16). Da Zurigo e Berna proviene anche la maggioranza di politici attivi a livello comunale. Il Cantone di Soletta è l’unico i cui consiglieri agli Stati fanno politica anche a livello comunale: entrambi sono municipali della Città di Soletta. Nadja Sutter

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