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Moutier dà ascolto ai giovani e sceglie l’approccio partecipativo

Il Municipio di Moutier ha affidato al Servizio della gioventù e delle azioni comunitarie (Service de la jeunesse et des actions communautaires, SeJAC) il compito di sviluppare delle azioni per promuovere la partecipazione, con un’attenzione particolare per il pubblico giovane e con poco potere decisionale. «PM23» è il titolo provvisorio di un progetto nato nel 2017. All'epoca, un centinaio di cittadini hanno partecipato al progetto «Voltar pagina» («Tourner la page») con l’obiettivo di ripensare e trasformare la biblioteca della cittadina di circa 7400 abitanti. Alla fine dei laboratori partecipativi, tre giovani entusiasti hanno suggerito ai responsabili del SeJAC di applicare gli stessi metodi partecipativi alla riprogettazione di una piazza pubblica. Jan Ferkovic, Mirsad e Senad Zahaj avevano all’epoca tra i 12 e i 15 anni. Nel gennaio 2018, Jan, Mirsad e Senad hanno utilizzato il canale di YouTube «ADN» («Ask Direct Now»), che permette ai giovani di dialogare con le autorità cittadine. In un video, hanno interpellato le autorità e fatto presente il loro desiderio che una piazza pubblica fosse risistemata. Le autorità hanno accolto questa richiesta e alla fine del 2019 l'organizzazione del progetto «PM23» è stata affidata ad un gruppo di lavoro garantendo un'ampia rappresentanza delle istituzioni e della popolazione. La fase pratica della riprogettazione partecipativa della piazza della scuola si concretizzerà con tre workshop aperti a tutta la popolazione che si terranno alla fine del 2021. «È possibile dare voce al popolo anche al di fuori delle votazioni, certamente!» Claire-Lise Coste, municipale di Moutier Questo approccio partecipativo è sostenuto dalle autorità cittadine e in particolare dalla municipale Claire-Lise Coste, a capo del dicastero della Cultura, sport, gioventù e salute pubblica, secondo cui «gli approcci partecipativi sono efficaci perché permettono di avvicinarsi alla realtà e ai bisogni dei cittadini». Non si tratta di imporre delle idee ma piuttosto di dotare la popolazione dei mezzi per poter esprimere, e realizzare, le proprie: «È possibile dare voce al popolo anche al di fuori delle votazioni, certamente!». Il progetto a cui Mirsad, Jan e Senad hanno dato inizio è sostenuto anche dalla Confederazione attraverso il programma «Citoyenneté» e dalla Fondazione Mercator. Queste istituzioni offrono al Comune di Moutier un riconoscimento nazionale per il suo impegno in materia di partecipazione e democrazia, così come un sostegno finanziario di oltre centomila franchi. Aspettando che «PM23» si rimetta in moto, Senad Zahaj, che ha oggi 16 anni, formula già il suo invito alla popolazione a mobilizzarsi e a partecipare: «Abbiamo bisogno di un progetto comune. Perché tutti possano avere voce in capitolo, indipendentemente dall'età, dallo status sociale o dall'origine.» Silvère Ackermann

Mendrisio riflette sulla parità di genere

«Al centro del processo che ha condotto la Città di Mendrisio a avviare il primo bilancio di genere vi è la volontà politica di promuovere una lettura dei fenomeni sociali, economici e culturali che investono il territorio da un’angolazione differente, che tenga conto del fatto che la popolazione è espressione di una pluralità di donne e di uomini con necessità, problematiche e potenzialità differenti, e il medesimo diritto di cittadinanza.» Così recitano le prime frasi dello studio. Di questa volontà politica riferisce subito il Sindaco di Mendrisio, Samuele Cavadini. Punto di partenza del progetto è stato infatti una mozione interpartitica presentata nel 2016 che chiedeva al Municipio l’adesione di Mendrisio alla «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale» e l’introduzione di un bilancio di genere. Firmata anche dall’allora consigliere comunale Samuele Cavadini, oggi Sindaco, nonché da altri colleghi anch’essi, oggi, municipali. Questo ha garantito le premesse necessarie a sostenere lungo tutto il processo questo impegnativo e articolato lavoro di analisi, durato due anni. Quello intrapreso dalla Città di Mendrisio con l’introduzione di un bilancio di genere è un esercizio di concentrazione dell’amministrazione su sé stessa e sul proprio territorio. L’obiettivo: misurare il differente impatto delle politiche comunali su donne e uomini. Il progetto è stato condotto e coordinato dal Team scientifico della Città di Mendrisio e dal Segretario comunale insieme alla società cooperativa Coopar, oggi Associazione Equi-Lab, che offre servizi di consulenza in materia di pari opportunità. Lo studio si concentra sugli anni fra il 2013 e il 2018 e prende in considerazione sei distinti ambiti di analisi che permettono di tracciare una fotografia della Città di Mendrisio - della sua popolazione, del suo contesto, della sua azione programmatica, dei servizi alla cittadinanza, dei bilanci consuntivi, del personale dell’amministrazione comunale - in chiave di genere. Come sottolinea il Sindaco Cavadini, il risultato tangibile di quest’analisi costituito dal bilancio di genere non è un punto d’arrivo quanto piuttosto di partenza. Per almeno due ragioni. Da una parte, la fotografia che il bilancio illustra è chiara, ma non ancora completamente nitida: ecco perché la Città conta di continuare l’esercizio e ottimizzare la raccolta e il trattamento dei dati per acquisire una lettura sempre più completa del suo territorio. In ottica di genere ma non solo, in quanto, proprio per l’ampio raggio dell’analisi, il bilancio di genere rappresenta un documento di grande interesse e di grande utilità per la Città in generale. Dall’altra, la grande sfida deve ancora iniziare: ovvero definire una strategia che faccia tesoro delle analisi del bilancio integrandole nella gestione della politica comunale. Riflettendo sulla tematica della parità di genere, la Città ha al contempo approfondito altre tematiche a essa collegate - ad esempio la politica familiare. In settembre la Città di Mendrisio ha anche invitato la popolazione a una tavola rotonda pubblica sul tema della parità di genere, a cui ha partecipato una sessantina di persone. Un momento informativo in cui si è prestata attenzione a trattare un tema complesso e che presuppone una riflessione sull’idea di giustizia tra uomo e donna appoggiandosi anche su esempi concreti, per mostrare come situazioni inegualitarie si ripercuotano poi in molteplici ambiti della società. Con il tema delle pari opportunità si lavora per esempio sul capitale umano e, quindi, sul benessere anche economico della società nel suo insieme, spiega Sara Barella Rajbhandari, collaboratrice del Team scientifico della Città di Mendrisio. Un altro esempio: la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata - tipicamente, tra carriera e maternità (e magari anche paternità?) - e le relative riflessioni su soluzioni come il lavoro a tempo parziale o la condivisione di ruoli dirigenziali, riflessioni che la Città di Mendrisio intende sviluppare. L’attenzione al tema della parità tra uomo e donna può essere poi segnalata anche in altro modo, con misure che si possono definire indirette: è questo il caso della costituzione di una commissione per riflettere sulla toponomastica di Mendrisio e identificare delle vie e dei luoghi da intitolare a personalità femminili. Azioni di questo tipo conferiscono importanza alla tematica e contribuiscono a sensibilizzare la popolazione. «Questi «occhiali di genere» sono necessari, perché senza non si vedrebbero determinate cose.» Samuele Cavadini, Sindaco di Mendrisio Sara Barella Rajbhandari ricorda inoltre che è importante sensibilizzare non solo gli uomini, ma anche le donne stesse: «Per me, il grande lavoro è di far uscire dall’isolamento il maggior numero di donne possibile, per avere nuove idee e nuove prospettive.» Prima di chinarsi sul bilancio di genere, Sara Barella Rajbhandari si era avvicinata al tema della parità di genere al tempo dei suoi studi universitari in ingegneria. Il Sindaco riconduce la propria sensibilità al tema alla sua personale visione del mondo ed al valore che accorda alle parole libertà ed uguaglianza. A proposito della precitata mozione del 2016 commenta che la sua «era una firma ancora un po’ inconsapevole»: appropriarsi dell’ottica di genere è un processo, che implica interrogarsi sull’impatto di valutazioni e decisioni in chiave di genere. «Questi ‹occhiali di genere› sono necessari, perché senza non si vedrebbero determinate cose», precisa. «Per me, il grande lavoro è di far uscire dall’isolamento il maggior numero di donne possibile, per avere nuove idee e nuove prospettive.» Sara Barella Rajbhandari, Collaboratrice scientifica della Città di Mendrisio Samuele Cavadini ribadisce l’importanza di procedere in maniera strutturata. Anche a piccoli passi: «È meglio ottenere qualcosa di piccolo subito creando il contesto per svilupparlo, piuttosto che puntare all’obiettivo massimo e magari sbattere contro un muro.» Un gruppo di lavoro interno si occuperà di proseguire la riflessione per definire un piano d’azione per includere l’ottica di genere nelle politiche della Città e promuovere le pari opportunità tra donna e uomo. Questo impegno è stato peraltro reso esplicito con la firma da parte del Municipio di Mendrisio della «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale», il 15 settembre 2020. Attualmente sono due i comuni in Ticino ad essersi dotati di un bilancio di genere: il primo è stato Sorengo nel 2015. Ma altri comuni hanno già firmato la «Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale»: potrebbero procedere anch’essi all’introduzione di un bilancio di genere, o decidere di affrontare la tematica in altro modo. Il bilancio di genere presenta certamente un vantaggio: permette cioè di acquisire una visione a 360 gradi della tematica nel contesto di un ente locale e di esplicitare una traccia. Informazioni: https://mendrisio.ch/progetti/bilancio-di-genere/ Luisa Tringale

Organi di quartiere: per quartieri vivaci e centri vicini

Lugano e Bellinzona si sono dotate di organi di quartiere il cui ruolo principale è, da una parte, valorizzare la realtà dei quartieri e della loro storia, favorendo le opportunità di partecipazione della popolazione, dall’altra, garantire un dialogo proficuo fra i quartieri e le autorità svolgendo anche un ruolo di controllo sul territorio. Ne discutiamo con Gabriele Botti, responsabile dell’Ufficio quartieri della città di Lugano, e Roberto Tamagni, responsabile del Servizio quartieri della Città di Bellinzona. L’istituzione di questi organi di quartiere è certamente legata ai processi di aggregazione che hanno interessato le due città. A Lugano le prime commissioni di quartiere furono istituite dal Municipio nel 1972, quando la città si ampliò per la prima volta con l’aggregazione di Brè-Aldesago e Castagnola-Cassarate. Oggi le commissioni sono venti e rappresentano i 21 quartieri della Grande Lugano (i quartieri di Loreto e Centro sono rappresentati nella medesima entità). Anche la Nuova Bellinzona sorta nel 2017 dall’aggregazione di 13 comuni ha da subito introdotto organi di quartiere, una possibilità discussa già durante l’elaborazione del progetto aggregativo e sostenuta dai rappresentanti dei comuni coinvolti; in nove quartieri sono state costituite delle associazioni di quartiere. Se il modello organizzativo scelto varia, l’intenzione è però la stessa: garantire cioè a livello dei quartieri degli organi di rappresentanza che contribuiscano ad accorciare la distanza che, in una realtà post-aggregazione, può venirsi a creare tra la popolazione e le (nuove) autorità comunali. L’esistenza delle commissioni e delle associazioni di quartiere è prevista nei regolamenti organici comunali. Chiunque abbia compiuto 16 anni e sia residente nel quartiere può entrare a farvi parte. A Lugano, per ognuna delle commissioni, ogni partito rappresentato in Municipio (quattro nell’attuale legislatura) designa un suo membro e un egual numero di rappresentanti sono eletti dalle assemblee di quartiere che si tengono all’inizio di ogni legislatura. Questa composizione è frutto di una riforma attuata nel 2018 dalla Città di Lugano volta anche ad evitare un’eccessiva politicizzazione delle commissioni e intende assicurare un’ampia rappresentatività, garantendo in ogni quartiere dei rappresentanti dei partiti attivi in Municipio e dei rappresentanti eletti dalla popolazione, nonché una parità di rappresentanza indipendentemente dalle specifiche prerogative di ogni quartiere. Le associazioni di quartiere a Bellinzona fissano il loro numero di membri e definiscono i loro statuti e, se determinate caratteristiche sono soddisfatte, vengono riconosciute dalla Città come organo ufficiale del quartiere. Ogni associazione si dota di un comitato, suo organo esecutivo, che intratterrà i rapporti con le autorità. Nei quattro quartieri in cui non è stata costituita un’associazione, delle commissioni di quartiere con tre, cinque o sette membri saranno nominate dal Municipio. Sia le commissioni di quartiere a Lugano che le associazioni di quartiere a Bellinzona ricevono un finanziamento dalla città. Le commissioni a Lugano e i comitati delle associazioni a Bellinzona si ritrovano regolarmente per discutere di problematiche d’interesse locale, sviluppare iniziative a favore degli abitanti del quartiere, esprimere il proprio parere sui progetti del Municipio che toccano il quartiere, approfondire segnalazioni ricevute dai cittadini, preparare eventi. Il loro interlocutore diretto è in entrambe le città il rispettivo ufficio quartieri, che fa poi da ponte con l’autorità politica e l’amministrazione comunale. Anche le assemblee di quartiere costituiscono privilegiati momenti di incontro tra gli abitanti dei quartieri, i loro rappresentanti, il Municipio e l’amministrazione. Gli uffici competenti delle due città organizzano inoltre delle riunioni annuali con i presidenti degli organi di quartiere con lo scopo di favorire lo scambio di esperienze e di informazioni e di discutere le macro linee della collaborazione tra città e quartieri. Gli organi di quartiere si occupano spesso di organizzare eventi per dare vitalità al quartiere e creare occasioni di incontro, anche riproponendo manifestazioni che caratterizzavano l’identità degli ex comuni. All'inizio della propria attività quasi tutte le associazioni di quartiere della Nuova Bellinzona si sono impegnate a verificare che progetti del proprio ex comune, decisi dall'autorità ma non ancora concretamente avviati, fossero ripresi dalla nuova città aggregata e portati a compimento, vigilando e sollecitando eventualmente in caso di mancata realizzazione. A Gnosca e a Claro le associazioni hanno ripreso l’organizzazione del pranzo per gli anziani del quartiere in collaborazione con società locali e del mercatino di Natale. La partecipazione della cittadinanza a questi eventi è in generale molto positiva. Come sottolinea Gabriele Botti della Città di Lugano, si tratta di esaltare le varie componenti di un quartiere e, pertanto, di mantenerne viva l’identità, guardando nel contempo allo sviluppo globale della Città. In questo senso gli organi di quartiere rappresentano una risorsa per i centri e attori importanti con cui ricercare delle collaborazioni. Un esempio: l’organizzazione di serate cinematografiche in ogni quartiere da parte della Città di Bellinzona a cui le associazioni di quartiere sono invitate ad accostare un ulteriore momento aggregativo da loro organizzato. Anche in altri comuni ticinesi esistono simili organi di rappresentanza. Caratterizzano comunque per lo più i centri più grossi risultati da aggregazioni – si trovano per esempio anche a Mendrisio, Capriasca, Gambarogno – mentre non sempre sono stati istituiti in altri comuni aggregati di più piccole dimensioni. Anche il comune di Locarno, pur non risultando da un’aggregazione, conta peraltro nove associazioni di quartiere. La realtà delle associazioni di quartiere della nuova città di Bellinzona, che pur già entra nella sua seconda legislatura, rappresenta un esercizio ancora nuovo, tant’è che, come detto, non in tutti i tredici quartieri è stata costituita un’associazione. Bellinzona ha preso esempio dall’esperienza di Zurigo; secondo Roberto Tamagni vale la pena di guardare alle realtà già consolidate della Svizzera interna, dove c’è una maggiore partecipazione della popolazione agli organi di quartiere che porta anche ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella vita del quartiere. Se Bellinzona si ritiene una realtà giovane, in cui la funzione delle associazioni di quartiere deve ancora essere delineata a fondo, anche in un contesto più a lungo collaudato come quello di Lugano le sfide non mancano. Con le parole di Gabriele Botti: «Una delle sfide più difficili e contemporaneamente intriganti è proprio quella di costruire una città in cui tutti si rispecchino ma che, a sua volta, sappia mantenere ed esaltare la cultura identitaria di ogni sua singola componente.» Luisa Tringale e Anna Celio-Panzeri

Insieme, nel proprio comune

Come promuovere e rafforzare la partecipazione politica e sociale della popolazione alla vita del proprio comune? È questa la domanda che ha guidato il lavoro dell’ACS e di quattro comuni pilota nell’ambito del progetto «in comune», finanziato dal programma «Citoyenneté» della Commissione federale della migrazione (CFM). L’ACS ha accompagnato i quattro comuni nello sviluppo, nella realizzazione e nella valutazione di progetti partecipativi realizzati anche grazie alle risorse finanziarie provenienti dal fondo di «in comune». In totale sono stati realizzati dodici progetti nei comuni di Bühler (AR), Bussigny (VD), Chippis (VS) e Mendrisio (TI). … è a metà dell’opera! Questa espressione ben si addice agli albori del progetto «in comune». Nei primi due comuni coinvolti, infatti, le esperienze sono state più che positive. In entrambi i comuni i progetti realizzati hanno riscosso un buon successo presso la popolazione e coinvolto numerosi volontari. Il Comune di Bühler nel Mittelland appenzellese ha sviluppato dei progetti dedicati a tutte le generazioni – un evento per i pensionati residenti nel Comune, un luogo di incontro per i giovani e una serata karaoke per tutte le età. A Bussigny, situato nella periferia losannese, ci si è voluti concentrare sul quartiere a sud della stazione, ritenuto un po’ ai margini della vita sociale del paese. La sistemazione di fiori e piante in alcuni spazi pubblici, i momenti di incontro organizzati con il corteo natalizio, il carnevale dei bambini e un pranzo in comune, nonché la giornata di pulizia del quartiere sono stati molto apprezzati dalla popolazione. Alcuni di questi eventi si sono tenuti anche negli anni successivi. A Chippis, villaggio di circa 1700 abitanti situato nei pressi di Sion, sono stati sviluppati due progetti. La necessità identificata dal Comune di meglio rispondere ai bisogni della fascia d’età tra i 18 e i 25 anni ha portato allo sviluppo del «progetto giovani». Attraverso un sondaggio online e poi degli incontri con i giovani è sorta l’idea di fondare una società dei giovani con il coinvolgimento attivo degli stessi. A causa della pandemia di Covid-19, la società fondata alla fine del 2019 non ha purtroppo ancora visto un vero inizio delle sue attività. I lavori sono al momento in stand-by, tuttavia, ci sono tutte le premesse per dar vita ad un programma interessante per i giovani, non appena la situazione lo permetterà. Sviluppando un progetto partecipativo con i giovani, il Comune ha voluto indirettamente promuovere la loro educazione civica. Martine Perruchoud, municipale a capo del dicastero Educazione, giovani, sport, tempo libero spiega che il Comune si è posto come obiettivo globale quello di promuovere l’integrazione e l’educazione civica di questa fascia d’età. Il «progetto cabine» ha invece permesso al Comune di convertire due vecchie cabine telefoniche in una scatola dei giochi ed una piccola biblioteca, che sin dalla loro apertura sono state apprezzate ed utilizzate dalla popolazione. Per il tramite di Evelyne Emery, animatrice socioculturale, i bambini sono stati coinvolti nella realizzazione delle decorazioni della cabina dei giochi e sensibilizzati alla buona gestione della stessa. A Mendrisio si è deciso di sviluppare un progetto per e con i giovani dai 14 e i 19 anni. La città nel sud del Ticino conta oggi, dopo la fusione con diversi nuclei adiacenti, dieci quartieri ed oltre 15'500 abitanti. Il Comune ha voluto fin dall'inizio concentrarsi sul tema dell'incontro e dell'inclusione e sviluppare un progetto in collaborazione con il Centro giovani di Mendrisio, una realtà attiva da molti anni e ben funzionante. A febbraio 2020 i giovani sono stati invitati a partecipare al progetto «Racconta la tua Mendrisio in un progetto video» e a inviare dei video da loro realizzati in cui descrivono la loro città e la loro vita quotidiana. Dopo una pausa piuttosto lunga dovuta alla pandemia di coronavirus, a fine estate alcuni giovani hanno realizzato i loro video e in autunno è stato realizzato un cortometraggio con il supporto di uno studio fotografico della regione. Il titolo è «Riprendo il mio diritto. La città a modo mio». Con questo gioco di parole si vuole fare riferimento al doppio significato della frase «riprendo il mio diritto»: da un lato, la volontà dei giovani di recuperare e far valere i propri diritti di cittadini, dall’altro, riprendere come sinonimo di filmare. Luca De Stefano, responsabile del Centro giovani di Mendrisio, che si è occupato del progetto con i ragazzi, lo definisce un «messaggio di significato». I giovani mostrano infatti come vivono e abitano gli spazi della città ed illustrano quindi la loro percezione dello spazio pubblico. «Il video realizzato è un documento autentico di come ragazze e ragazzi ridanno significato agli spazi pubblici. Spesso li vivono e li reinterpretano in maniera diversa e personale dalla funzione per la quale sono stati progettati», dice Luca De Stefano. La Città di Mendrisio si augura che il video possa rivelarsi di interesse anche per altri comuni e per il Cantone nell’ambito di progetti di pianificazione territoriale. Nei quattro comuni che hanno partecipato al progetto emerge chiaramente la volontà di lavorare sulla tematica della partecipazione per rinforzare la coesione sociale all’interno della propria realtà. Nonostante la diversa concretizzazione nei quattro scenari, i progetti scelti mirano ad offrire alla popolazione momenti di incontro e di scambio e a migliorare il dialogo fra la cittadinanza e le autorità. Il bilancio tratto dal team di progetto ACS e dalle autorità responsabili dei quattro comuni è positivo. Nel corso del progetto si è registrata tuttavia anche qualche difficoltà, data essenzialmente da tempistiche più lunghe rispetto a quanto previsto per la realizzazione di ogni progetto. Le ambizioni iniziali, secondo cui i comuni pilota sarebbero stati seguiti in tempi relativamente rapidi da altri comuni a cui l’ACS avrebbe potuto fornire una sorta di consulenza mirata, non sono dunque state realizzate. Nell’ultimo anno, il contesto creato dalla situazione di emergenza ed in particolare l’arresto degli incontri e delle attività ricreative ha protratto ulteriormente i tempi ed impedito ai comuni di Chippis e di Mendrisio di sviluppare i propri progetti come inizialmente delineato. «La democrazia dipende dall'apertura delle opportunità di partecipazione politica a tutta la popolazione» Élodie Morand, responsabile del programma «Citoyenneté» della Commissione federale della migrazione Con il progetto quinquennale «in comune», l’ACS ha potuto dedicarsi in modo mirato alla tematica della partecipazione a livello comunale, lavorando a stretto contatto con i comuni per capire quali sono effettivamente le loro necessità in tema di partecipazione. Le diverse realtà geografiche e linguistiche del nostro paese rendono la concezione e lo sviluppo di progetti in tema di partecipazione ancora più interessanti. In ogni caso, per quanto riguarda la partecipazione della popolazione, non ci sono barriere che tengono – né in termini di lingua, geografie, età, origine. Un’osservazione condivisa da Élodie Morand, responsabile del programma «Citoyenneté», che sottolinea che «la democrazia dipende dall'apertura delle opportunità di partecipazione politica a tutta la popolazione.» Nonostante il progetto sia giunto al termine, il tema della partecipazione resta molto importante per l’ACS. La partecipazione della popolazione è infatti un elemento fondamentale per una società funzionante. Basti pensare al sistema di milizia, uno dei pilastri della politica svizzera, che si basa proprio sulla volontà individuale delle decine di migliaia di persone di ricoprire, accanto alle proprie attività professionali e familiari, una carica pubblica nell’interesse del bene comune. Ma anche al valore aggiunto in termini di accettazione da parte della popolazione di progetti che scaturiscono proprio dal coinvolgimento di quest’ultima nella progettazione e nello sviluppo locale attraverso processi partecipativi capaci di generare nuove idee e decisioni condivise. Insomma, la partecipazione dei cittadini alla vita (politica) è essenziale a tutti i livelli istituzionali. E proprio per questo l’ACS continuerà a occuparsi di questo tema. Anna Celio-Panzeri e Luisa Tringale

Il Consiglio delle bambine e dei bambini si insedia a Mendrisio

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, ratificata dalla Svizzera nel 1997, considera bambine e bambini già cittadine e cittadini, non future cittadine e futuri cittadini (luogo comune frequentemente utilizzato riferendosi alle nuove generazioni). Partecipare e essere presi maggiormente in considerazione nelle decisioni di governo delle città dovrebbe essere garantito anche ai più piccoli. Lo ricordano alcuni articoli sanciti dalla Convenzione, in particolare: art. 3 - l’interesse superiore del bambino sulle decisioni che lo riguardano; art. 12 - esprimere liberamente la propria opinione e che questa venga presa in considerazione; art. 13 - libertà di espressione; art. 31 - diritto al gioco e al tempo libero. La Città di Mendrisio ha aderito al progetto internazionale «La città delle bambine e dei bambini», ideato e tuttora coordinato dal pedagogista Francesco Tonucci, che ha come ambizione quella di cambiare il parametro di riferimento della Città per tutto ciò che concerne la pianificazione, l’organizzazione e la regolamentazione dello spazio pubblico: non più l’adulto lavoratore automunito, ma il bambino. Mettere al centro i bisogni dei bambini significa avere la garanzia di includere e rispettare tutte le diversità. Il miglioramento della qualità della vita è il naturale «effetto collaterale» per tutte le cittadine e i cittadini. A tal fine è necessario il coinvolgimento diretto e attivo dei bambini, garantendone la partecipazione in alcuni processi che portano alle decisioni di governo. Ben consapevole dell’ambizione e della visione, quasi utopica, del progetto, Mendrisio ha intrapreso questo percorso adattandolo al proprio contesto sociale e territoriale, con l’auspicio di consolidare nel tempo buone pratiche di autentica partecipazione. Il primo obiettivo è stato di dare immediatamente forma a uno dei fondamenti del progetto: il Consiglio delle bambine e dei bambini (CdB) . Il 20 dicembre 2020 tutte le classi terze e seconde dell’Istituto scolastico hanno eletto un rappresentante (e un vice) per la composizione del primo Consiglio. L’organo conta 14 membri e rimarrà in carica due anni; dopodiché, verrà rinnovato con nuove elezioni: un primo grande esercizio di democrazia per i piccoli cittadini. L’investitura, tenutasi il 21 marzo in presenza di tutto il CdB e del Municipio in corpore con consegna dell’attestato a chiamata e firma del sindaco, ha legittimato ed ufficializzato l’inizio dei lavori del CdB. Il consiglio, oltre a sviluppare idee, fornire suggestioni e «far pressione» ai governanti, si sta già occupando, con il supporto dell’Ufficio tecnico, della progettazione del parco di Genestrerio che dovrà essere ristrutturato e diventare inclusivo per le persone con disabilità. Bambine e bambini sono già competenti e la disciplina attraverso la quale crescono, si formano, si relazionano ed apprendono è il gioco. Chi meglio di loro sa come si vuole giocare in un parco? Di certo, non noi adulti. I vincoli rispetto a norme specifiche, sicurezza, sostenibilità economica ed effettiva realizzabilità delle proposte saranno elementi con i quali il CdB si confronterà; ricordiamoci che bambine e bambini hanno già gli strumenti per capire e il richiamo al dato di realtà evita facili illusioni e conseguenti frustrazioni. Il percorso è già iniziato con le prime sedute: laboratori creativi che stimolano e comprendono i linguaggi e le suggestioni dell’età, progettando attraverso il gioco. La dimensione ludica garantisce autenticità, favorendo l’emergere di punti di vista propri e riducendo il rischio di contenuti indotti dagli adulti. Delle idee interessanti che esulano dal progetto del parco bambine e bambini le hanno già proposte nelle prime sedute. Eccone alcune: «mettere dell’erba e alberi sul piazzale della scuola, perché almeno intanto che si gioca se si cade non ci si fa male»; «creare degli orti per piantare frutti e verdura almeno si sta nella natura»; «usare le automobili per trasportare tanti bambini; non che ogni mamma porta un solo bambino»; «un ritrovo per i bambini d’inverno, un parco giochi al chiuso». Luca De Stefano

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