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Come hanno lottato i comuni per il loro posto nella Costituzione

La vecchia Costituzione federale del 1874 menzionava appena i comuni e le città. Negli anni 1990, l’ACS e l’Unione delle città svizzere hanno quindi chiesto che il loro ruolo fosse riconosciuto a livello costituzionale. Si opponevano all’assunzione di compiti senza avere voce in capitolo. Una petizione firmata da 1700 comuni e città ha fatto pressione sul Parlamento. Nonostante la resistenza politica della Confederazione e dei cantoni, l’Assemblea federale ha poi approvato un articolo sui comuni nel più importante atto normativo della Svizzera. Da allora, l’articolo 50 della Costituzione federale garantisce l’autonomia comunale e obbliga la Confederazione a tenere conto delle possibili conseguenze per i comuni nell’ambito del suo agire. Fabio Pacozzi

Com’è nato l’articolo 50: i ricordi di un sindaco

Gustave Muheim ha vissuto in prima persona i grandi cambiamenti della fine degli anni 1990 e dei primi anni Duemila: dal 1992 al 2020 è stato sindaco di Belmont-sur-Lausanne (VD), fino al 2020 ha fatto parte del comitato dell’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS), è stato membro del comitato dell’Unione dei comuni vodesi (UCV) e presidente di Lausanne Région. Sebbene non sia stato coinvolto direttamente nei lavori relativi all’articolo 50 della Costituzione federale, che garantisce la partecipazione dei comuni e che quest’anno festeggia il suo 25º anniversario, ne ha percepito gli effetti: «Con l’articolo 50, i comuni esistono improvvisamente anche a livello federale. Prima erano trattati come sottostrutture dei cantoni.» Una conseguenza dell’articolo è stata la creazione della Conferenza tripartita sugli agglomerati, alla quale Gustave Muheim ha partecipato in veste di rappresentante della COREL (Communauté de la Région Lausannoise). All’epoca, per la prima volta, alcuni rappresentanti della Confederazione, dei cantoni e dei comuni si sono seduti insieme attorno a un tavolo. «Con l’articolo 50, i comuni esistono improvvisamente anche a livello federale. Prima erano trattati come sottostrutture dei cantoni.» Gustave Muheim, ex-sindaco di Belmont-sur-Lausanne (VD) Manon Röthlisberger

«Il Parlamento federale è un motore della centralizzazione»

L’articolo 50 della Costituzione federale, che obbliga la Confederazione a prendere in considerazione le esigenze delle città e dei comuni, è in vigore da 25 anni. È tempo di fare un bilancio con i politologi Adrian Vatter dell’Università di Berna e Rahel Freiburghaus dell’Università di Losanna. Secondo loro, sicuramente l’articolo ha avuto un effetto, in quanto ora i comuni e le città sono interpellati in maniera coerente in fase di consultazione e sono stati creati nuovi organismi, come per esempio la Conferenza tripartita, a cui partecipano l’Associazione dei Comuni Svizzeri e l’Unione delle città svizzere. L’Amministrazione federale prende sul serio il coinvolgimento dei comuni, osservano i due politologi. Tuttavia, rilevano una tendenza alla centralizzazione da parte del Parlamento federale, principalmente a causa di considerazioni politiche di partito. La ragione potrebbe essere riconducibile al fatto che meno parlamentari sono stati attivi politicamente in un comune o in una città in passato e pertanto non hanno maturato una certa sensibilità per le preoccupazioni del livello comunale. Nadja Sutter

Assemblea generale 2025: focus sull’autonomia comunale

La Confederazione continua a considerare i comuni più come organi di esecuzione che come partner statali paritari, mentre l’autonomia comunale è intesa più come un principio guida che non una garanzia costituzionale. Eppure è quanto sancito dalla Costituzione federale da 25 anni. «Sebbene oggi, nel complesso, i comuni siano integrati meglio rispetto al passato, le tendenze alla centralizzazione a livello federale e cantonale sono chiaramente evidenti e mettono sotto pressione l’autonomia comunale», ha dichiarato Mathias Zopfi, consigliere agli Stati e presidente dell’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS), in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’ACS tenutasi il 6 giugno a Vernier (GE). «Abbiamo bisogno di leggi adatte ai comuni, che possano essere attuate anche in un incarico di milizia», ha detto Mathias Zopfi. Parimenti, le misure che hanno un impatto a livello comunale devono essere sviluppate con i comuni, senza eccezioni, e le loro preoccupazioni devono trovare ascolto. «Troppo spesso, questo riflesso è ancora assente a livello federale.» A Mathias Zopfi si sono aggiunti altri ex sindaci: la consigliera di Stato ginevrina Carole-Anne Kast, il consigliere di Stato turgoviese Walter Schönholzer, il consigliere nazionale vodese Laurent Wehrli e la presidente dell’Associazione dei comuni ginevrini Karine Bruchez. Nell’ambito dell’Assemblea generale, l’ACS ha poi presentato la dichiarazione «Le città e i comuni nello Stato federale», redatta insieme all’Unione delle città svizzere. La dichiarazione è stata firmata da decine di sindaci al termine dell’incontro. La dichiarazione sarà presentata al consigliere federale competente Beat Jans il 24 settembre. La parte statutaria dell’Assemblea generale annuale non ha riservato colpi di scena: tutte le proposte del comitato sono state approvate dai delegati comunali. Stéphane Coppey, ex sindaco di Monthey (VS), ha annunciato il suo ritiro dal comitato. Matthias Gysin, sindaco di Duggingen (BL) e direttore generale dell’Associazione dei comuni di Basilea Campagna, è stato eletto nuovo membro del comitato. «Abbiamo bisogno di leggi adatte ai comuni, che possano essere attuate anche in un incarico di milizia.» Mathias Zopfi, consigliere agli Stati e presidente dell’ACS Nadja Sutter

Quando i comuni gestiscono i ristoranti

Flims (GR) l’ha già fatto e Altnau (TG) l’ha seguito: entrambi i comuni possiedono e affittano attività di ristorazione. Nel 2024 a Flims, sul lago di Cauma, è stato aperto un nuovo ristorante sul territorio comunale. «Gestire un ristorante non è certo il compito principale di un comune, ma data l’importanza del luogo, il ristorante e il lago di Cauma devono rimanere di proprietà del comune», afferma il consigliere comunale Guido Casty. Ad Altnau (TG), nel 2020 gli elettori hanno approvato il credito quadro per un importo totale di 6,65 milioni di franchi destinato all’area di Krone, che sorge in posizione centrale. In soli dieci mesi è stato inaugurato il nuovo ristorante, un padiglione adiacente all’edificio storico del 1810. Stefan Bruni, co-direttore dell’istituto di economia aziendale e regionale della scuola universitaria di Lucerna, ritiene che l’acquisto di attività di ristorazione da parte dei comuni abbia senso se risponde a un’esigenza della popolazione e può quindi contrastare la riduzione dei servizi. Fabrice Müller

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