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Filtro attivo: Categoria: Il Comune Autore: Nora Hesse Rimuovi tutti i filtri
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Formazione: imparato in Ticino, eseguito nei Grigioni

La Bregaglia non è Milano, questo è chiaro. «Ci capita però di dover cercare personale anche al di fuori della nostra valle, per esempio in Ticino», dice Giulia Giovanoli, segretaria comunale del Comune di Bregaglia e presidente dell’associazione grigionese degli impiegati comunali (VBGA). Molti bregagliotti si spostano in Engadina o a Coira per seguire corsi di formazione professionale. Lei stessa ha frequentato vari corsi negli ultimi anni, tra cui l’ultimo di Leadership Communication a Zurigo. «La nostra lingua ufficiale è l’italiano e per questo motivo è importante poter offrire corsi anche in lingua italiana. Per poter soddisfare questa esigenza, vengono sempre più spesso cercate offerte in Ticino o in collaborazione con altri comuni del Grigionitaliano.» In generale si osserva pure un cambiamento nell’equilibrio tra lavoro e vita privata. «Sempre più giovani, ma non solo, non vogliono più lavorare a tempo pieno. La vita privata e la possibilità di dedicarsi alla famiglia sono per molti, sempre più importanti.» Che i giovani preferiscano lavorare a tempo parziale lo nota anche Simon Theus, vice capo dell’Ufficio per i comuni dei Grigioni e presidente della commissione d’esame dell‘Organizzazione svizzera d’esame formazione professionale superiore in amministrazione pubblica (Associazione FPS ap): «Questa regione è un po’ un caso speciale. I comuni di Poschiavo e di Bregaglia sono orientati piuttosto verso nord, quindi spesso le persone che lavorano nell’amministrazione comunale si formano a Coira. Invece, in Mesolcina o in Valle Calanca i corsi vengono seguiti prevalentemente in Ticino.» «Molto si impara anche on the job, nei nostri comuni lavorano impiegati che hanno cambiato carriera.» Simon Theus, vice capo dell’Ufficio per i comuni dei Grigioni e presidente della commissione d’esame dell’Associazione FPS ap In Ticino è l’Istituto della formazione continua (IFC) del Dipartimento cantonale dell’educazione, della cultura e dello sport che si occupa dei corsi per i comuni, su mandato della Sezione degli enti locali, che pianifica e coordina l'offerta formativa complessiva per gli enti locali. L’istituto offre tra l’altro un’ulteriore formazione come specialista in amministrazione pubblica, che prepara all’esame federale, sviluppato in collaborazione con l’Associazione dei Comuni Svizzeri e anche sostenuto dall’associazione. In due anni si può fare un diploma cantonale come quadro dirigente degli enti locali, in un anno il diploma cantonale di funzionaria o funzionario amministrativa/o degli enti locali oppure sempre in un anno un diploma cantonale di consulente in assicurazioni sociali. Vengono offerti due corsi di preparazione agli esami federali: il corso di specialista in amministrazione pubblica e il corso di specialista in materia di assicurazioni sociali. I seminari di formazione continua breve sono molto richiesti e frequentati sia in presenza che online. «Dobbiamo infatti comprendere come riuscire a orientare in modo adeguato i bisogni di formazione alle esigenze richieste dai segretari comunali o dai tecnici comunali», dice Massimo Demenga, presidente dell’Unione segretari comunali ticinesi e segretario comunale di Mendrisio. In futuro ci saranno molte opportunità, conferma Enrico Rossi, docente e responsabile del mandato Formazione continua e membro di Direzione del DACD e della Commissione Formazione continua SUPSI: «Grazie a un’ampia offerta la SUPSI si rivolge a professionisti desiderosi di sviluppare nuove competenze e affrontare le sfide di un mercato del lavoro in continua evoluzione.» Tra le proposte di maggiore interesse emergono gli Advanced Studies Plus (AS+), che includono, oltre al CAS in Smart City, il CAS in Tecnici comunali, il CAS in Sostenibilità integrata degli edifici, i programmi dedicati alla digitalizzazione delle costruzioni – strumenti indispensabili per affrontare le trasformazioni tecnologiche e metodologiche in atto nell’ambito edilizio – e quelli dedicati al Change Management e alla Leadership. A questi si affiancano gli Short Advanced Studies (SAS), percorsi brevi e mirati progettati per sviluppare competenze specifiche. Enrico Rossi sottlinea: «Parallelamente, la SUPSI offre anche corsi su misura progettati per rispondere a esigenze specifiche delle organizzazioni e dei professionisti. Un esempio significativo è il corso in Public Energy Management, ideato per rafforzare le competenze nella gestione sostenibile delle risorse energetiche.» Nora Hesse

Un’applicazione per semplificare la vita quotidiana

Certamente non viene comunicato quando un gatto viene perso, oppure l’aperitivo che viene organizzato da un’associazione. Ma se c’è una questione che riguarda tutti, il Comune di Stabio attiva un messaggio push che appare subito sugli smartphone degli abitanti. «Possono essere delle strade chiuse ad esempio, o gli inviti per le serate organizzate dal Comune», ci spiega Alex Beffa, vicesegretario comunale di Stabio. Il 32enne seduto nella sala conferenze nella casa comunale ci parla con dei vivaci movimenti delle mani. È lui che si occupa, oltre ad altri numerosi compiti per la cittadinanza, di questa applicazione che si può scaricare su Android e iPhone. Ci mostra l’uso dell’app, si vede subito la meteorologia locale attuale, le informazioni inerenti al Comune e le news. «Gli utenti non possono risponderci», spiega Beffa. «L‘applicazione rappresenta per il Comune l‘idea di avere una comunicazione chiara e diretta verso gli abitanti. Se c’è un’informazione importante, attiviamo un messaggio push, che si può leggere velocemente dagli schermi. Se qualcuno desidera avere più informazioni, può cliccare il link e riceve delle informazioni più dettagliate. Insomma, un servizio semplice e veloce per tutti.» Nel 2015 l’esecutivo di Stabio ha deciso, non solo di informare gli abitanti via internet o via posta cartacea, ma anche di utilizzare i sistemi digitali contemporanei, quindi tramite un’applicazione. La ditta Digital Code Sagl di Chiasso ha programmato questa app e le ultime modifiche e miglioramenti sono stati implementati tre anni fa. «Visto che si tratta di un prototipo, il Comune di Stabio paga per l’abbonamento annuale solo 1200 franchi», ci spiega Alex Beffa. Dei 4586 abitanti più di 800 persone hanno scaricato l’applicazione del Comune. «La rubrica più utilizzata è quella che concerne le notizie di prima pagina, seguite dalla meteo e dalla parte inerente alle informazioni», ci racconta il vicesegretario comunale. «È stato interessante scoprire che ci sono tante persone della terza età, diciamo a partire dai 50 anni, che usano volentieri l’applicazione.» «È stato interessante scoprire che ci sono tante persone della terza età, diciamo a partire dai 50 anni, che usano volentieri l’applicazione.» Alex Beffa, vicesegretario comunale di Stabio Una di loro è M. E. che non vuole essere pubblicato con il suo nome completo. Ha 77 anni ed è nata e cresciuta a Stabio: «L’ho scaricata perché posso fare direttamente delle prenotazioni per i biglietti del treno. Per questo motivo la trovo molto comoda. Così di tanto in tanto mi aggiorno sulle attività comunali.» Lavorava come infermiera psichiatrica e usava spesso il computer per compilare le cartelle cliniche. «Quindi sono abituata a gestire un computer o anche un’app, basta sapere quale bottone schiacciare così si trovano le informazioni.» È attiva nel centro diurno locale e insegna anche ad altre persone a scaricare e usare l‘applicazione. «Ho notato che così anche altre persone che ad esempio vengono da altri paesi sono riusciti ad entrare in contatto con dei parenti o amici del loro paese nativo che non sentivano più da tempo.» Perché Stabio è così avanti nella digitalizzazione mentre le città più grandi lo sono meno? «Difficile da dire», risponde Claudio Currenti, segretario comunale di Stabio. «Forse è perché Stabio è più piccolo e quindi più facile da gestire. Le strutture comunali sono più piccole e permettono quindi dei cambiamenti più veloci.» Un altro aspetto che nota Claudio Currenti è che ci sono molte associazioni che sono attive in questa zona. «Anche in questo caso non saprei dire da dove proviene questa tradizione, ma Stabio ha sempre avuto e ha tuttora molti gruppi e associazioni che si incontrano regolarmente. Quindi abbiamo già diverse persone a cui piace stare in contatto ed essere informate.» Per avere più ordine nelle informazioni, Stabio non pubblica tutti gli eventi che vengono comunicati dalle singole associazioni tramite la loro app. «Ma organizziamo alcuni eventi comunali, dove le associazioni sono invitate a partecipare portando cibo e bevande per dei momenti conviviali.» Anche l’account Instagram di Stabio, con i suoi circa 990 Followers, viene gestito personalmente dal segretario comunale. «Ci sono varie organizzazioni che comunicano tramite gli strumenti digitali. Ad esempio, il Museo della civiltà contadina di Stabio ha organizzato una chat in WhatsApp, dove comunicano le loro attività, e anche in questo caso non si può rispondere. Un tipo di newsletter sullo smartphone.» Un’applicazione deve essere utile e non disturbare ci spiega Silvana Alliata. La 40enne che si occupa di grafica vive con la sua famiglia a Stabio e usa l’applicazione del comune. «I messaggi push sono molto utili. Così so, se per esempio c’è una strada chiusa e devo scegliere un altro percorso con la macchina. Li ricevo più o meno una volta ogni dieci giorni e lo trovo perfetto. Se ricevessi un messaggio ogni ora cancellerei l’applicazione.» Silvana guarda un attimo lo smartphone e dice: «Negli ultimi giorni ho ricevuto un invito per una presentazione del nuovo serbatoio a Bella Cima, in passato ci hanno comunicato la presenza di un’aula per attività interdisciplinari che é stata montata vicino al laveggio, trovo che queste news siano molto interessanti. Non sono riuscita ancora a visitarla ma presto mi recherò sicuramente con i bambini.» Anche lei usa l’applicazione per acquistare le giornaliere in anticipo o per approfittare degli incentivi sui medesimi. «Questa è sicuramente una parte molto pratica di questa applicazione.» Anche se non ci sono tantissimi utenti, il Comune ci crede e resta positivo sugli sviluppi futuri. «L‘applicazione è una buona esperienza per tutti noi», conclude il vicesegretario Alex Beffa annuendo soddisfatto. «Vedremo cosa ci riserverà il futuro e come si adatterà il Comune ai cambiamenti portati dalla digitalizzazione.» Nora Hesse

«Non ci riconosciamo in una politica fatta di soli uomini»

Molto preoccupata per gli stereotipi di genere di cui sono vittime le donne, la 53enne luganese ci spiazza ribaltando qualche cliché sulle femministe. Tanto per cominciare, non parla di patriarcato e non è arrabbiata con gli uomini. Non solo: in questa splendida mattina, dove il sole ticinese si riflette sul lago di Lugano, Tamara Merlo si preoccupa per lo smalto delle sue unghie, al punto da fare un ritocchino durante l’intervista. «Non è il caso degli uomini che fanno parte della mia vita, come compagni, amici e familiari, ma mi è capitato di incontrare uomini che hanno un problema a considerare le donne come loro pari. Anche nella politica. Mi è successo che colleghi più anziani si siano innervositi durante una discussione e abbiano alzato la voce nei miei confronti, forse pensando di intimorirmi e mettermi a tacere… ma chiaramente non ha funzionato», sorride e termina di stendere lo smalto. Tamara Merlo è una femminista disinibita, e apparentemente non ha niente della radicale rabbiosa. «Essere radicali non è mai una soluzione. Né nella religione, tantomeno nella vita quotidiana, e neppure in politica», dice Tamara Merlo. Secondo lei un cambiamento della società a favore delle donne si attua insieme agli uomini, non contro di loro: «È fondamentale il dialogo, sostenuto dalla forza delle idee.» Uno dei risultati più eclatanti delle elezioni cantonali ticinesi del 2019 è stato il successo della sua lista, che partendo da zero ha conquistato due seggi su novanta; un risultato che, ammette, ha sorpreso anche lei. L’idea della lista le è venuta in seguito alla campagna «Io voto donna» promossa dalla Federazione delle associazioni femminili ticinesi (FAFT) per chiedere, appunto, di votare le donne alle elezioni. «Ma» - prosegue Merlo - «per votare le donne, devono prima essere candidate, e non tutti i partiti danno uguali possibilità alle donne di essere in lista, anzi!». Così, proprio in occasione della ricorrenza del 50° anniversario dall’introduzione del diritto di voto alle donne in Ticino, ha voluto presentare una lista che desse un segnale forte agli elettori e alle elettrici, ma non solo: anche a quei partiti che candidano poche donne, perché - riferisce Merlo - dicono che faticano a trovarle. «Ho dimostrato che, se lo si vuole, è possibile motivare le donne a fare politica: in poche settimane ho parlato con molte donne, la maggior parte le ho cercate io, altre mi hanno contattato quando hanno saputo del progetto; alla fine ci siamo candidate in 47. Pochissime avevano già esperienza politica alle spalle, la grande maggioranza si è avvicinata alla politica per la prima volta, dando il proprio contributo candidandosi per Più Donne.» Con questa lista, Tamara Merlo è riuscita a dare l’accesso a due donne in più in Gran Consiglio. «Il nostro successo è anche dovuto al fatto che la gente non si sente più rappresentata da una classe politica composta prevalentemente da uomini anziani. C’è una richiesta di maggiore rappresentatività da parte della politica, si chiede che rispecchi meglio la nostra società. A volte i partiti mettono delle donne in lista un po’ come alibi, tanto per dire che ci hanno pensato, che hanno fatto l’esercizio; ma non ci credono veramente. In realtà i maggiori partiti in Ticino sono ancora saldamente in mano agli uomini e, forse in maniera inconsapevole, portano avanti un sistema fatto dagli uomini per gli uomini.» Ci mostra i dati dell’Ufficio cantonale di statistica riguardanti la presenza delle donne in politica: per la seconda legislatura consecutiva nessuna donna siede nel Consiglio di Stato ticinese. In Gran Consiglio troviamo 59 uomini e 31 donne, grazie al balzo in avanti delle ultime elezioni. «Ma siamo ancora lontane dal 50%. C’è così tanto da fare, che fa quasi paura», ci racconta Merlo. Lei non vuole arrendersi e non si ferma mai. In Gran Consiglio ha dato avvio a un intergruppo parlamentare: «Ne fanno parte numerosi deputati di quasi tutti i partiti e l’idea è di promuovere tutte le azioni che portino alla parità tra donna e uomo. Quando c’è una questione inerente al tema, la facciamo circolare all’interno di questo gruppo interpartitico, così che abbia maggiori possibilità di tradursi in proposte o modifiche di legge.» I temi della parità sono tantissimi, a cominciare dalla parità salariale, che ancora oggi non è stata raggiunta, nemmeno nel settore pubblico. «Alla radice del problema c’è la concezione, che la nostra cultura si porta dietro da secoli e secoli, che la donna valga meno dell’uomo: è questo pregiudizio che va scardinato. Lo stiamo facendo, tutti insieme, ma stiamo andando troppo lentamente. Lo stesso vale per la violenza di genere, i femminicidi, le molestie e gli abusi sessuali, ma anche per la conciliabilità del lavoro con la famiglia e il fatto che le cure familiari e domestiche siano ancora in maggioranza sulle spalle delle donne.» La minore presenza di donne in politica nel Canton Ticino rispetto ad altre parti della Svizzera, secondo Tamara Merlo può essere spiegata sotto vari aspetti: «In parte siamo forse condizionati dalla cultura italiana, dove è soprattutto la mamma che si occupa dei figli. Ma la tematica è molto più profonda: moltissimi stereotipi ci sono trasmessi involontariamente già a scuola, quando nei libri di testo si fanno esempi in cui il ruolo della donna è subalterno (il medico e l’infermiera, l’avvocato e la segretaria…) o in canzoncine dell’asilo apparentemente innocue, in cui la mamma sta a casa a cucinare e il papà va a lavorare.» Un altro motivo importante risiede nel salario. «In Ticino i salari in generale sono circa mille franchi al mese in meno rispetto alla media svizzera; se a questo aggiungiamo la disparità salariale di cui sono vittime le donne, è chiaro che la donna ticinese è molto svantaggiata. Gli asili nido sono cari: per tante madri non vale la pena portare i figli in una struttura costosa per poi dedicarsi alla professione oppure alla politica. Il rischio è però quello di restare tagliate fuori dal mondo del lavoro, oltre che dagli avanzamenti di carriera.» In questo Cantone confinante con l’Italia (dove il suffragio femminile risale al 1946), le donne hanno ottenuto il diritto di votare nel 1969, con un anticipo di due anni sul diritto di voto in materia federale, concesso dagli uomini svizzeri in votazione popolare il 7 febbraio 1971. «La strada è stata lunga e tortuosa, con varie votazioni perse. Sono state le azioni dei singoli pionieri, donne e uomini, che hanno reso possibile questo progresso. Nella democrazia elvetica è il popolo che decide, e fino a pochi anni fa il popolo era composto dai soli uomini. Capisco che, per chi gode di privilegi, è molto difficile rinunciare alle comodità e ai vantaggi. Basti pensare che, per non rischiare di cedere la propria poltrona, i 60 granconsiglieri ticinesi aggiunsero 30 seggi al parlamento per far posto alle donne! E oltretutto noi donne abbiamo dovuto aspettare 50 anni prima di riuscire finalmente a occupare, nel 2019, tutti quei seggi aggiuntivi. I tempi della politica sono estremamente lenti, mentre servono cambiamenti più adeguati ai bisogni della società.» Tamara Merlo ci mostra altri dati statistici: «Queste sono le nuove cifre dell’occupazione. A causa della pandemia, in Ticino si sono perse parecchie migliaia di posti di lavoro, tutti di donne. Questo succede perché sono in maggioranza le donne ad alimentare un’economia del precariato: lavori temporanei, su chiamata, mal remunerati. Due terzi dei sottoccupati sono donne: lavorano a tempo parziale, vorrebbero lavorare di più ma non trovano nulla. Questa è una realtà molto problematica.» Parlando, lo smalto si è asciugato e Tamara Merlo è arrivata alla sua tematica principale: la giustizia. «Non accetto le ingiustizie e ho sempre cercato di combatterle: per quanto mi è possibile, vorrei cambiare le cose che non vanno bene», spiega. E torna ai tempi della scuola elementare: «A ricreazione avrei voluto giocare a calcio ma i miei compagni mi hanno detto: non puoi perché sei una femmina. È lì che ho scoperto di essere femminista: ho reagito di fronte all’ingiustizia. Ho risolto il problema picchiando i maschi e da quel momento anche noi bambine abbiamo giocato a calcio! Anche oggi lotto per i diritti delle donne non tanto per me stessa ma soprattutto per le future generazioni.» Le chiedo se è per questo che è diventata avvocata: «In realtà no, è stato per i motivi sbagliati: il mio ragazzo era iscritto alla Facoltà di diritto e io l’ho seguito. La mia non era una vocazione e in effetti poi ho lavorato in ambiti diversi. Ma è un’ottima formazione e può essere utile conoscere il diritto per cambiare la società.» Il suo impegno in politica è andato via via aumentando ed è cresciuta di pari passo l’importanza che dà al ruolo delle donne, perché, ci fa notare, quando ci sono più donne, cambia anche la politica: «Nella mia esperienza in Gran Consiglio ho potuto osservare che sono più spesso le donne che tendono a ragionare con la loro testa e a prendere delle posizioni secondo coscienza, anche se ciò comporta andare contro le direttive del gruppo.» Un diverso approccio alla politica, quindi? «Forse sì. Per avere una società più giusta dobbiamo eliminare la più grande ingiustizia nella storia dell’umanità: la discriminazione che subiscono le donne. Per farlo ci vuole l’aiuto di tutti, uomini compresi. Ma per poterlo fare in tempi ragionevoli, servono senza dubbio più donne in politica.» Nora Hesse

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