Tamara Merlo

«Non ci riconosciamo in una politica fatta di soli uomini»

22.02.2021
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Tamara Merlo, dopo una legislatura in Gran Consiglio nelle fila dei Verdi, si è presentata alle elezioni cantonali dell’aprile 2019 con una lista ideata da lei e denominata Più Donne: solo candidature femminili.

Molto preoccupata per gli stereotipi di genere di cui sono vittime le donne, la 53enne luganese ci spiazza ribaltando qualche cliché sulle femministe. Tanto per cominciare, non parla di patriarcato e non è arrabbiata con gli uomini. Non solo: in questa splendida mattina, dove il sole ticinese si riflette sul lago di Lugano, Tamara Merlo si preoccupa per lo smalto delle sue unghie, al punto da fare un ritocchino durante l’intervista.

«Non è il caso degli uomini che fanno parte della mia vita, come compagni, amici e familiari, ma mi è capitato di incontrare uomini che hanno un problema a considerare le donne come loro pari. Anche nella politica. Mi è successo che colleghi più anziani si siano innervositi durante una discussione e abbiano alzato la voce nei miei confronti, forse pensando di intimorirmi e mettermi a tacere… ma chiaramente non ha funzionato», sorride e termina di stendere lo smalto. Tamara Merlo è una femminista disinibita, e apparentemente non ha niente della radicale rabbiosa. «Essere radicali non è mai una soluzione. Né nella religione, tantomeno nella vita quotidiana, e neppure in politica», dice Tamara Merlo. Secondo lei un cambiamento della società a favore delle donne si attua insieme agli uomini, non contro di loro: «È fondamentale il dialogo, sostenuto dalla forza delle idee.»

«C’è così tanto da fare»

Uno dei risultati più eclatanti delle elezioni cantonali ticinesi del 2019 è stato il successo della sua lista, che partendo da zero ha conquistato due seggi su novanta; un risultato che, ammette, ha sorpreso anche lei. L’idea della lista le è venuta in seguito alla campagna «Io voto donna» promossa dalla Federazione delle associazioni femminili ticinesi (FAFT) per chiedere, appunto, di votare le donne alle elezioni.

«Ma» - prosegue Merlo - «per votare le donne, devono prima essere candidate, e non tutti i partiti danno uguali possibilità alle donne di essere in lista, anzi!».

Così, proprio in occasione della ricorrenza del 50° anniversario dall’introduzione del diritto di voto alle donne in Ticino, ha voluto presentare una lista che desse un segnale forte agli elettori e alle elettrici, ma non solo: anche a quei partiti che candidano poche donne, perché - riferisce Merlo - dicono che faticano a trovarle.

«Ho dimostrato che, se lo si vuole, è possibile motivare le donne a fare politica: in poche settimane ho parlato con molte donne, la maggior parte le ho cercate io, altre mi hanno contattato quando hanno saputo del progetto; alla fine ci siamo candidate in 47. Pochissime avevano già esperienza politica alle spalle, la grande maggioranza si è avvicinata alla politica per la prima volta, dando il proprio contributo candidandosi per Più Donne.»

Con questa lista, Tamara Merlo è riuscita a dare l’accesso a due donne in più in Gran Consiglio. «Il nostro successo è anche dovuto al fatto che la gente non si sente più rappresentata da una classe politica composta prevalentemente da uomini anziani. C’è una richiesta di maggiore rappresentatività da parte della politica, si chiede che rispecchi meglio la nostra società. A volte i partiti mettono delle donne in lista un po’ come alibi, tanto per dire che ci hanno pensato, che hanno fatto l’esercizio; ma non ci credono veramente. In realtà i maggiori partiti in Ticino sono ancora saldamente in mano agli uomini e, forse in maniera inconsapevole, portano avanti un sistema fatto dagli uomini per gli uomini.»

Più Donne: con questa lista, Tamara Merlo è riuscita a dare accesso a due donne in più in Gran Consiglio.

Tamara Merlo

Ci mostra i dati dell’Ufficio cantonale di statistica riguardanti la presenza delle donne in politica: per la seconda legislatura consecutiva nessuna donna siede nel Consiglio di Stato ticinese. In Gran Consiglio troviamo 59 uomini e 31 donne, grazie al balzo in avanti delle ultime elezioni. «Ma siamo ancora lontane dal 50%. C’è così tanto da fare, che fa quasi paura», ci racconta Merlo. Lei non vuole arrendersi e non si ferma mai. In Gran Consiglio ha dato avvio a un intergruppo parlamentare: «Ne fanno parte numerosi deputati di quasi tutti i partiti e l’idea è di promuovere tutte le azioni che portino alla parità tra donna e uomo. Quando c’è una questione inerente al tema, la facciamo circolare all’interno di questo gruppo interpartitico, così che abbia maggiori possibilità di tradursi in proposte o modifiche di legge.»

I temi della parità sono tantissimi, a cominciare dalla parità salariale, che ancora oggi non è stata raggiunta, nemmeno nel settore pubblico. «Alla radice del problema c’è la concezione, che la nostra cultura si porta dietro da secoli e secoli, che la donna valga meno dell’uomo: è questo pregiudizio che va scardinato. Lo stiamo facendo, tutti insieme, ma stiamo andando troppo lentamente. Lo stesso vale per la violenza di genere, i femminicidi, le molestie e gli abusi sessuali, ma anche per la conciliabilità del lavoro con la famiglia e il fatto che le cure familiari e domestiche siano ancora in maggioranza sulle spalle delle donne.»

«I ticinesi sono stati dei precursori, ma adesso sono in ritardo»

La minore presenza di donne in politica nel Canton Ticino rispetto ad altre parti della Svizzera, secondo Tamara Merlo può essere spiegata sotto vari aspetti: «In parte siamo forse condizionati dalla cultura italiana, dove è soprattutto la mamma che si occupa dei figli. Ma la tematica è molto più profonda: moltissimi stereotipi ci sono trasmessi involontariamente già a scuola, quando nei libri di testo si fanno esempi in cui il ruolo della donna è subalterno (il medico e l’infermiera, l’avvocato e la segretaria…) o in canzoncine dell’asilo apparentemente innocue, in cui la mamma sta a casa a cucinare e il papà va a lavorare.» Un altro motivo importante risiede nel salario. «In Ticino i salari in generale sono circa mille franchi al mese in meno rispetto alla media svizzera; se a questo aggiungiamo la disparità salariale di cui sono vittime le donne, è chiaro che la donna ticinese è molto svantaggiata. Gli asili nido sono cari: per tante madri non vale la pena portare i figli in una struttura costosa per poi dedicarsi alla professione oppure alla politica. Il rischio è però quello di restare tagliate fuori dal mondo del lavoro, oltre che dagli avanzamenti di carriera.»

In questo Cantone confinante con l’Italia (dove il suffragio femminile risale al 1946), le donne hanno ottenuto il diritto di votare nel 1969, con un anticipo di due anni sul diritto di voto in materia federale, concesso dagli uomini svizzeri in votazione popolare il 7 febbraio 1971.

«La strada è stata lunga e tortuosa, con varie votazioni perse. Sono state le azioni dei singoli pionieri, donne e uomini, che hanno reso possibile questo progresso. Nella democrazia elvetica è il popolo che decide, e fino a pochi anni fa il popolo era composto dai soli uomini. Capisco che, per chi gode di privilegi, è molto difficile rinunciare alle comodità e ai vantaggi. Basti pensare che, per non rischiare di cedere la propria poltrona, i 60 granconsiglieri ticinesi aggiunsero 30 seggi al parlamento per far posto alle donne! E oltretutto noi donne abbiamo dovuto aspettare 50 anni prima di riuscire finalmente a occupare, nel 2019, tutti quei seggi aggiuntivi. I tempi della politica sono estremamente lenti, mentre servono cambiamenti più adeguati ai bisogni della società.»

Tamara Merlo ci mostra altri dati statistici: «Queste sono le nuove cifre dell’occupazione. A causa della pandemia, in Ticino si sono perse parecchie migliaia di posti di lavoro, tutti di donne. Questo succede perché sono in maggioranza le donne ad alimentare un’economia del precariato: lavori temporanei, su chiamata, mal remunerati. Due terzi dei sottoccupati sono donne: lavorano a tempo parziale, vorrebbero lavorare di più ma non trovano nulla. Questa è una realtà molto problematica.»

La donna, genere meno controllabile

Parlando, lo smalto si è asciugato e Tamara Merlo è arrivata alla sua tematica principale: la giustizia. «Non accetto le ingiustizie e ho sempre cercato di combatterle: per quanto mi è possibile, vorrei cambiare le cose che non vanno bene», spiega. E torna ai tempi della scuola elementare: «A ricreazione avrei voluto giocare a calcio ma i miei compagni mi hanno detto: non puoi perché sei una femmina. È lì che ho scoperto di essere femminista: ho reagito di fronte all’ingiustizia. Ho risolto il problema picchiando i maschi e da quel momento anche noi bambine abbiamo giocato a calcio! Anche oggi lotto per i diritti delle donne non tanto per me stessa ma soprattutto per le future generazioni.»

Le chiedo se è per questo che è diventata avvocata: «In realtà no, è stato per i motivi sbagliati: il mio ragazzo era iscritto alla Facoltà di diritto e io l’ho seguito. La mia non era una vocazione e in effetti poi ho lavorato in ambiti diversi. Ma è un’ottima formazione e può essere utile conoscere il diritto per cambiare la società.» Il suo impegno in politica è andato via via aumentando ed è cresciuta di pari passo l’importanza che dà al ruolo delle donne, perché, ci fa notare, quando ci sono più donne, cambia anche la politica: «Nella mia esperienza in Gran Consiglio ho potuto osservare che sono più spesso le donne che tendono a ragionare con la loro testa e a prendere delle posizioni secondo coscienza, anche se ciò comporta andare contro le direttive del gruppo.»

Un diverso approccio alla politica, quindi? «Forse sì. Per avere una società più giusta dobbiamo eliminare la più grande ingiustizia nella storia dell’umanità: la discriminazione che subiscono le donne. Per farlo ci vuole l’aiuto di tutti, uomini compresi. Ma per poterlo fare in tempi ragionevoli, servono senza dubbio più donne in politica.»