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La pianificazione del territorio causa problemi ai comuni

Come lo dimostra il Monitoraggio nazionale dei comuni pubblicato dalla Scuola universitaria professionale zurighese per le scienze applicate ZHAW e dall’Università di Losanna nel novembre 2024, i comuni svizzeri si classificano come efficienti. I comuni segnalano più spesso problemi di pianificazione del territorio e delle zone, di assistenza ai richiedenti asilo, di permessi di costruzione e di amministrazione comunale. L’autonomia comunale percepita sta leggermente aumentando in Svizzera. L’età media negli esecutivi comunali svizzeri è salita da 52 anni nel 2017 a 54 anni. Anche le donne sono tuttora fortemente sottorappresentate, con una quota di appena il 25 per cento. Circa la metà degli esecutivi è composta da membri non appartenenti a un partito. La metà dei comuni registra ancora problemi ad assegnare le proprie cariche. In media, nei comuni svizzeri vengono svolti nove compiti a livello intercomunale. Gli strumenti di Public Management più utilizzati sono la delega dei compiti a terzi e l’appalto di servizi comunali tramite internet. Le informazioni di base sul monitoraggio dei comuni sono disponibili (solo in tedesco) sul sito internet: https://www.zhaw.ch/de/sml/institute-zentren/ivm/forschung-und-beratung/schweizer-gemeindemonitoring/ Claire Kaiser, Reto Steiner, Jana Machljankin

Gli uomini dominano la politica comunale

In media, le donne nella politica comunale hanno 51 anni, il che differisce solo marginalmente dall’età dei loro colleghi di sesso maschile (52 anni). Così come per gli uomini, negli esecutivi la percentuale di donne giovani di meno di 39 anni è relativamente bassa, solo il 12 per cento, una quota che addirittura è andata diminuendo nel corso degli ultimi anni (2008: 15,2%). Se si considera l’evoluzione della formazione delle donne negli esecutivi, si nota che il livello è aumentato notevolmente nell’arco di un decennio: oggi circa un terzo possiede un diploma universitario (2017: 34,0%, 2008: 29,4%). Poco più della metà delle donne negli esecutivi comunali appartiene a un partito politico (52,0%). La più alta rappresentanza femminile spetta al PLR con il 27,3 per cento, seguito da PS (21,6%), PPD (21,1%) e UDC (12,5%). Rispetto ai loro omologhi uomini, in media le donne assumono posizioni politiche più moderate: indipendentemente dal fatto di appartenere o meno a un partito, in media si collocano al centro su una scala da sinistra a destra (5,1 su una scala da 0 a 10, con 0 = completamente a sinistra e 10 = completamente a destra; uomini: 6,1). Per quanto riguarda la situazione professionale delle donne negli esecutivi, colpisce il fatto che quasi la metà di loro non assuma una funzione direttiva, percentuale cresciuta tuttavia in modo massiccio rispetto all’indagine del 2008 (senza funzione direttiva: 2008: 23,2%, 2017: 46,4%). La quota maggiore di donne municipali si registra nel settore degli affari sociali (38%), seguito dalla sanità (30%) e dalla formazione (28%), mentre la percentuale minore nelle opere industriali. Un classico modello di ripartizione dei ruoli. Quando si tratta di stile direttivo in un Comune, le donne sembrano comportarsi in modo leggermente più ponderato rispetto ai loro colleghi. Le donne considerano i chiarimenti preliminari precisi (91,3%) e la pianificazione dettagliata (73,7%) come fattori particolarmente rilevanti per portare a termine con successo un progetto. Per gli uomini, le cifre sono rispettivamente dell’85,3 e del 62,4 per cento. Tuttavia, sia le donne che gli uomini sembrano essere convinti che l’impegno dell’esecutivo sia essenziale per il successo dei progetti (donne: 80,5%, uomini: 74,2%), così come una buona situazione finanziaria (donne: 72,4%, uomini: 65,4%) e l’impegno dell’amministrazione comunale (donne: 72,2%, uomini: 65,5%). Per le municipali, la capacità di comunicazione e di compromesso nonché le competenze sociali si collocano ai primi tre posti come qualità particolarmente importanti per dirigere una carica esecutiva, mentre gli uomini considerano le capacità organizzative e direttive come particolarmente rilevanti oltre alle tre qualità. Confrontando l’onere di lavoro e la soddisfazione per la retribuzione dei compiti esecutivi, le cifre per le donne e gli uomini praticamente si equivalgono. Sia le donne che gli uomini dedicano in media circa 12 ore settimanali al lavoro nell’esecutivo comunale, oltre la metà ritiene il livello di retribuzione troppo basso o un po’ troppo basso (donne: 54,5%, uomini: 56,5%), con una media di 14 400 franchi per le donne e 15 000 franchi per gli uomini. Anche se la percentuale di donne che dichiarano un aumento del loro onere di lavoro sia in termini di tempo che di contenuto negli ultimi anni, il dato equivale grosso modo a quello degli uomini, ovvero circa due terzi (donne «in termini di tempo»: 59,1% e «in termini di contenuto»: 67,6%, uomini «in termini di tempo»: 60,1% e «in termini di contenuto»: 69,5%), meno spesso le donne sembrano essere sotto pressione per la loro vita professionale (donne: 31,0%, uomini: 42,9%). Il doppio impegno della vita privata, invece, è più o meno lo stesso per le donne e per gli uomini (donne: 61,4%, uomini: 60,7%). La motivazione a impegnarsi per una carica esecutiva comunale sembra differire tra uomini e donne da un particolare punto di vista: ad esempio le donne sono particolarmente interessate a svolgere un’attività che contribuisca al benessere della società (il 78,1% delle donne contro il 70,6% degli uomini). Più della metà delle donne dichiara di essere stata particolarmente colpita sul piano personale e di aver deciso di candidarsi a seguito di un particolare evento o uno sviluppo locale, mentre solo due uomini su cinque lo affermano come motivo. Per una rappresentanza equilibrata nei comuni, rimane un compito importante attirare più donne all’interno degli esecutivi e, in particolare, motivare le più giovani ad assumere questi ruoli. Per riuscirci servono dei modelli. Alcune di queste misure potrebbero essere per esempio una migliore conciliabilità tra la carica politica, la professione e la vita familiare nonché gli impieghi a tempo parziale, che sono garantiti dalla cassa pensioni. Analogamente alle posizioni di quadro nelle amministrazioni comunali, non esiste quasi da nessuna parte un obiettivo per una rappresentanza minima femminile negli esecutivi comunali; solo un risicato 2 per cento dei comuni che hanno partecipato al sondaggio di «Comune Svizzero»* prevede una «quota» per il consiglio comunale. La parità a livello di esecutivo comunale è una questione di elettori, che avrebbero la facoltà di attribuire il loro voto alle donne. Il reclutamento delle candidate sarebbe comunque compito dei partiti locali, a detta di molti. Tuttavia, solo il 48 per cento delle donne in politica negli esecutivi è affiliata a un partito (cfr. il testo della ZHAW; questa leva di reclutamento non è quindi efficace nel caso delle donne senza appartenenza politica. Come si evince dalle risposte, vari consiglieri comunali in carica si affidano dunque di proposito direttamente, e in alcuni casi addirittura esclusivamente, alle donne quando si presentano posti vacanti. Il motivo è che «raramente le donne prendono l’iniziativa o attirano l’attenzione su di sé». La ricerca attiva di donne è considerata importante anche per le commissioni e i gruppi di lavoro; un primo passo in politica che potrebbe aprire la strada a un futuro nell’esecutivo. Nonostante l’approccio attivo nei confronti delle donne, la ricerca non è sempre coronata dal successo: «purtroppo, riceviamo costantemente rifiuti da parte delle donne, anche se non sono meno qualificate degli uomini», rispondono vari intervistati. Ogni tanto, invece, pare che la parità proceda «da sola». In poco meno del 32 per cento dei comuni partecipanti al sondaggio è possibile ricoprire una carica esecutiva non come pura attività di milizia, bensì come lavoro a tempo parziale. Questo modello, che prevede anche l’erogazione di prestazioni sociali, è particolarmente interessante per le donne. * Il sondaggio anonimizzato di «Comune Svizzero» sulle amministrazioni e sugli esecutivi comunali si è svolto dal 23 novembre al 14 dicembre 2020 nei 2172 comuni dell’Associazione. Sono state raccolte circa 720 risposte, principalmente dei segretari comunali (70%) e in particolare dei comuni con una popolazione compresa tra i 500 e i 5000 abitanti (67%). Prof. Dr. Reto Steiner, Dr. Claire Kaiser, Jana Machljankin, Denise Lachat, Luisa Tringale

I comuni deplorano una costante perdita di autonomia

La maggior parte dei comuni svizzeri è convinta di svolgere i propri compiti garantendo una buona qualità. Tuttavia, vi sono notevoli differenze tra le singole tipologie di compiti: i comuni avvertono i problemi maggiori nella pianificazione del territorio e di zona (22,3%) e nell’assistenza sociale (21,4%), seguiti dalle prestazioni dell’esecutivo comunale (19,6%), dall’informatica e dall’amministrazione comunale (18,2% ciascuno) e infine dall’approvazione delle domande di costruzione (17,4%). Se consideriamo l’evoluzione tra il 2009 e il 2017 sulla base delle singole mansioni, i miglioramenti più marcati in termini di prestazioni si sono ottenuti per i vigili del fuoco e i compiti di polizia municipale. La situazione per i comuni è diventata più precaria soprattutto nella pianificazione del territorio e di zona e nella gestione finanziaria. Mentre i compiti sono raggruppati in aree di competenza, la situazione si è deteriorata in particolare nei settori del governo e dell’amministrazione nonché delle infrastrutture. Su una scala da 1 a 10 (10 = autonomia molto elevata), i comuni valutano la loro autonomia nei confronti della Confederazione e dei cantoni come media, con un valore di 4,6. Esistono notevoli differenze a seconda dei cantoni: quelli germanofoni percepiscono un’autonomia più elevata (5,3) rispetto a quelli francofoni e al Ticino, che tendenzialmente assumono una posizione mediana (4,1). Vale la pena notare che oltre il 70 per cento dei segretari comunali ritiene che l’autonomia del proprio Comune sia diminuita negli ultimi 10 anni, a fronte di una quota che era ancora del 60 per cento nel 2005. Complessivamente, nelle amministrazioni comunali svizzere lavorano circa 92 000 collaboratori. La dimensione delle amministrazioni è molto eterogenea. Circa la metà dei comuni non impiega più di cinque persone. Le città, invece, hanno ampi apparati amministrativi con diverse centinaia o migliaia di collaboratori. La maggior parte dei comuni ha aumentato il numero dei propri dipendenti negli ultimi dieci anni. I segretari comunali occupano una posizione chiave nei rapporti tra amministrazione e politica. Hanno in media 49,2 anni e spesso molti anni di esperienza professionale per la loro carica. La percentuale di donne raggiunge il 40,2 per cento. Negli ultimi anni sono state attuate numerose riforme nelle amministrazioni comunali. Quasi tre quarti dei comuni (73,9%) si affidano al trasferimento di compiti a terzi (outsourcing). Molto diffusa è anche la pianificazione legislativa (69,5%) e il ricorso a servizi comunali via internet (69,3%). Oltre la metà dei comuni ha elaborato delle linee direttive per la politica comunale (59,3%), utilizza strumenti di controllo (57,2%) o ha familiarità con il piano integrato dei compiti e delle finanze (53,6%). Le riforme della gestione sono particolarmente diffuse nelle città e nei comuni più grandi. Il numero di comuni è in forte diminuzione dagli anni 1990: mentre nel 1990 i comuni erano ancora 3021, nel 2021 sono solo 2172. Le fusioni catalizzano l’attenzione nei dibattiti politici: quasi la metà dei comuni (48,8%) ha prospettato una possibile fusione con uno o più comuni limitrofi tra il 2010 e il 2017. Queste discussioni si sono svolte con una frequenza superiore alla media nella Svizzera romanda (63,5%), italiana (78,3%) e romancia (87,5%), mentre nella Svizzera tedesca solo due comuni su cinque hanno ventilato una possibile fusione (39,4%). La collaborazione intercomunale (CIC) continua a essere un importante tema di riforma. Suddivisi per compiti individuali, oltre la metà dei comuni collabora con uno o più comuni limitrofi per quanto riguarda Spitex (67%), vigili del fuoco (62%) nonché case di riposo e di cura (57,4%). Tuttavia, tra il 40 e il 50 per cento continua a collaborare con uno o più comuni limitrofi in vari settori: sostegno e assistenza agli anziani, assistenza sociale, smaltimento dei rifiuti, approvvigionamento energetico, custodia dei bambini complementare alla famiglia, gestione delle acque di scarico e trasporti pubblici. C’è ancora poca collaborazione nei compiti fondamentali delle amministrazioni e delle autorità comunali, che sono particolarmente importanti per l’identità comunale. Non solo i comuni collaborano tra loro, ma anche i servizi di consulenza esterna hanno acquisito importanza. Nel periodo dal 2012 al 2017, più dei due terzi dei comuni svizzeri (68,6%) si sono avvalsi di tale consulenza, soprattutto per i servizi informatici (61,8%). Oltre la metà dei comuni svizzeri ricorre a un sostegno puntuale per alcuni progetti (51,1%). Prof. Dr. Reto Steiner, Dr. Claire Kaiser, Jana Machljankin

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