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Filtro attivo: Categoria: Digitalizzazione Autore: Nora Hesse Rimuovi tutti i filtri
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Una miglior convivenza grazie all’intelligenza artificiale

Sopra i computer troviamo appese le reti di sicurezza. «Non si sa mai, è una misura precauzionale», afferma Andrea Rizzoli. Ci troviamo nel laboratorio di robotica autonoma dell’Istituto Dalle Molle al Campus Est USI/ SUPSI Lugano- Viganello. Il signor Rizzoli, direttore dell’istituto e professore ordinario SUPSI, tiene in mano un nanodrone che è capace di seguire le persone grazie a un chip minuscolo gestito dagli algoritmi sviluppati dai ricercatori del team IDSIA. «Questo drone è il risultato di un progetto in corso da molti anni e che vede una proficua collaborazione dei nostri ricercatori con il Politecnico di Zurigo e l’Università di Bologna.» Fondato nel 1988, l’istituto ha inventato degli algoritmi che oggi vengono usati in tutto il mondo. «Per spiegarlo in maniera semplice, si può pensare che Google Voice interpreta e ascolta quello che diciamo anche grazie ai nostri algoritmi e che alcune architetture di reti neuronali sviluppate in Ticino negli anni 1990 hanno profondamente influenzato anche gli algoritmi che troviamo anche in ChatGPT.» Alcuni collaboratori sono appena tornati da San Francisco, dove hanno presentato le loro ricerche sulla robotica sociale e cioè come i robot possono interagire in maniera positiva con gli esseri umani. Altri invece sono impegnati nello sviluppo di algoritmi che vengono utilizzati anche da grandi imprese internazionali: «Per lo sviluppo dei medicamenti del futuro, stiamo sviluppando degli algoritmi che aiuteranno a produrre delle molecole che dovranno poter interagire in maniera mirata con le proteine del nostro corpo. Abbiamo in corso una stretta collaborazione con UBS e da diversi anni collaboriamo con Armasuisse, dove usiamo l’intelligenza artificiale per lo sviluppo e l’analisi delle migliori strategie di difesa. Ad esempio studiamo come far collaborare gli aerei da combattimento durante un eventuale attacco nemico. Per far ciò utilizziamo dei simulatori molto realistici che considerano tutte le operazioni e condizioni di volo e poi grazie all’intelligenza artificiale affiniamo la tattica più efficiente.» Naturalmente ci sono molte persone che sono scettiche nei confronti della robotica e dell'intelligenza artificiale, addirittura ne hanno paura. «Hanno assolutamente tutti diritti di essere spaventati, anch’io sono spaventato», spiega Rizzoli. «Se Elon Musk ci racconta che ognuno di noi in futuro avrà un robot che lo sorveglierà, sembra di sentir parlare di uno stato di polizia tipico di una dittatura.» Secondo Rizzoli, tra oltre dieci anni, compariranno dei robot integrati nella nostra quotidianità e anche nel quotidiano dei comuni: «Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.» Ma secondo lui potrà essere piuttosto un sostegno e non un problema. «La tematica dev’essere affrontata con grande attenzione. Lo sviluppo di queste tecnologie è un tema molto delicato. Noi come ricercatori possiamo mostrare dove sono i problemi, ma la maggior parte della responsabilità è delegata a chi dovrà mettere in pratica le soluzioni sviluppate dalla ricerca.» Secondi Rizzoli è anche importante che si considerino attentamente tutti gli aspetti relativi l’utilizzo dei dati personali dei cittadini, soprattutto dove si prevede di implementare dei sistemi di supporto basati su chatbot. «Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.» Andrea Rizzoli, direttore dell’istituto IDSIA e professore SUPSI Lugano Nel 2019 è stato realizzato un progetto a livello comunale basato sull’intelligenza artificiale: «Lugaggia Innovation Community» che ha avuto come obiettivo quello di massimizzare l’autoconsumo di energia solare locale grazie all’utilizzo di algoritmi legati all’intelligenza artificiale. «Sono state coinvolte 18 economie domestiche, incluso un asilo. Naturalmente all’inizio c’è stato un po’ di scetticismo nei confronti del progetto», spiega Daniele Farrace, responsabile Innovazione dell’Azienda Elettrica di Massagno (AEM), azienda promotrice del progetto. «Abbiamo comunicato e spiegato approfonditamente il progetto alle persone coinvolte e siamo riusciti a instaurare un rapporto di fiducia con la popolazione. In seguito, tutti sono rimasti soddisfatti con i risultati ottenuti.» Inoltre, il team di progetto ha installato sempre a Lugaggia una batteria di quartiere che, grazie a sofisticati algoritmi basati sull’intelligenza artificiale sviluppati dal consorzio, ha permesso di aumentare notevolmente l’autoconsumo della comunità energetica. «Il progetto ci ha permesso di comprendere le opportunità e le sfide da un punto di vista sociale, tecnico e regolatorio. Abbiamo presentato un rapporto finale alle autorità competenti a livello nazionale, come l’Ufficio federale dell’energia (UFE), e agli uffici competenti del Cantone Ticino. Il documento, oltre a mettere in evidenza gli elementi di successo, ha anche rilevato sfide di natura economica dovute principalmente a vincoli normativi, che il progetto ha contribuito a migliorare.» La comunità energetica e la batteria di quartiere sono tuttavia ancora in funzione e rappresentano oggi un laboratorio reale di AEM per sviluppare e validare soluzioni energetiche pionieristiche. Ma non solo quello: in futuro quindi potrebbe capitarci anche di essere accolti da un robot nei Punticittà. «Lo abbiamo già testato in un progetto pilota con la Città di Lugano», conclude Andrea Rizzoli. «Il robot era in grado di interpretare le reazioni delle persone e distribuiva volantini e cioccolatini a chi era interessato.» Ma prima che un robot diventi sindaco ci vorrà ancora un po’ di tempo. Nora Hesse

La prima fase della trasformazione digitale in Ticino

Sono quattro gli obiettivi concreti della prima fase della strategia per la trasformazione digitale del Cantone Ticino. In primo luogo la creazione di uno sportello digitale, una piattaforma che permetterà alla cittadinanza e alle imprese di accedere a una vasta gamma di servizi digitali in modo rapido e sicuro, eliminando la necessità di recarsi fisicamente negli uffici dell’Amministrazione cantonale o di interagire in altre forme che non siano digitali. Si tratta dell’elemento che avrà il maggior impatto per chi fruisce dei servizi dell’Amministrazione cantonale. «Per l’accesso si potrà utilizzare un sistema di autenticazione ufficiale e sicuro creato in maniera specifica per gli enti pubblici svizzeri; tecnicamente chiamato AGOV. In futuro sarà inoltre possibile accedere anche tramite l’identità elettronica statale, il cosiddetto «e-ID» che funzionerà come un vero e proprio documento digitale», spiega Milena Folletti, delegata alla trasformazione digitale per il Cantone Ticino. Il secondo punto riguarda la gestione elettronica delle pratiche, detta GEVER. Anche se non avrà un impatto diretto sulla popolazione – dato che agisce a un livello gestionale interno dell’amministrazione – rappresenta un pilastro fondamentale del processo di trasformazione, in quanto abilita la gestione digitale delle pratiche. In questo senso riduce la carta, garantisce la tracciabilità, uniforma i processi e permette l’introduzione automazioni. Il risultato finale è una gestione più efficiente, più trasparente e sicura. Il terzo punto è il progetto di «Open Government Data», che permetterà di rendere disponibili alla collettività i dati pubblici, favorendo l’accesso all’informazione e trasformando i dati pubblici in una risorsa che permette di assicurare più trasparenza, collaborazione e innovazione. Infine, il Cantone punta sullo sviluppo di competenze digitali attraverso la formazione delle collaboratrici e dei collaborati. È previsto un programma per lo sviluppo e l’aggiornamento continuo del personale dell’Amministrazione cantonale. «Riteniamo indispensabile lavorare su più livelli e per questo proponiamo un primo pacchetto di elementi, con un orizzonte temporale di quattro anni, che – se approvato dal Parlamento cantonale – ci permetterà di dare un deciso impulso al processo di trasformazione digitale», afferma Milena Folletti. «I comuni ticinesi hanno bisogno di un supporto su misura, che tenga conto delle loro differenze e li accompagni gradualmente verso la digitalizzazione.» Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei Comuni Ticinesi e membro del comitato dell’Associazione dei Comuni Svizzeri La Svizzera non sarebbe la Svizzera senza l’autonomia dei cantoni rispetto alla Confederazione e senza quella dei comuni rispetto ai cantoni. «L’obiettivo è valutare l’impatto sui processi esistenti e ottimizzare l’integrazione digitale tra cantone e comuni, senza dimenticare le rispettive competenze», spiega Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei Comuni Ticinesi e membro del comitato dell’Associazione dei Comuni Svizzeri. Si parla quindi di armonizzazione delle piattaforme digitali per evitare duplicazioni e frammentazione, e di coinvolgimento diretto dei cittadini, affinché i servizi digitali rispondano alle esigenze reali degli utenti. Secondo Dafond, la digitalizzazione dell’amministrazione ticinese non è un processo che il Cantone possa affrontare da solo: «Richiede una collaborazione strutturata con i comuni, un impegno condiviso e una visione di lungo periodo.» Anche Milena Folletti condivide questa visione, sottolineando anche l'aspetto culturale del cambiamento: «La trasformazione digitale non è solo una questione tecnica e tecnologica, ma soprattutto culturale. Un cambiamento che deve essere attuato da parte di chi opera e da parte di chi fruisce dei servizi digitali. Per questo la formazione svolge un ruolo così importante.» I comuni sono invitati ad aderire ai servizi digitali di base offerti dal Cantone o dall’Amministrazione digitale Svizzera. Le loro reazioni, spiega Milena Folletti, sono state incoraggianti: «La strategia cantonale è stata posta in consultazione ed è stata accolta positivamente. I comuni – comprensibilmente – hanno sottolineato la necessità di disporre di tempo sufficiente per adeguarsi dal profilo tecnico e organizzativo, rimarcando al contempo l’importanza di ridurre il divario digitale e di includere anche quella parte della popolazione meno avvezza alla tecnologia.» Anche Felice Dafond guarda con fiducia al futuro: «I comuni ticinesi hanno bisogno di un supporto su misura, che tenga conto delle loro differenze e li accompagni gradualmente verso la digitalizzazione. L’obiettivo non è imporre un modello unico, ma fornire strumenti, formazione, infrastrutture, standard comuni e risorse, così che ogni ente possa affrontare la digitalizzazione in modo consapevole e offrire ai cittadini servizi moderni ed efficienti.» Nora Hesse

Tra vecchia generazione e giovani pionieri

Le parole chiave sono le medesime in tutti i comuni ticinesi: efficienza, sicurezza, sostenibilità, facilità. L’idea che in futuro i comuni comunichino con i cittadini in un mondo digitale promette che tutto sarà più facile, più veloce e che si usi meno la carta stampata. «Questo sviluppo è una ottima idea ed assolutamente necessario per il futuro», ci dice Paolo Attivissimo, rinomato giornalista che si occupa di informatica in Ticino. «Al momento viviamo nella situazione nella quale se ci scambiamo delle mail con la città usando la nostra casella Gmail, Google ci legge in copia. Se mando ad esempio una mail al comune con allegati dei documenti dal tribunale o del medico, c’è sempre il rischio che qualcuno li legga e possa utilizzarli contro di me.» Secondo Paolo Attivissimo ci vogliono delle piattaforme sicure, dove ogni cittadino ha il suo accesso personale. E ci vuole educazione secondo lui. «Tanti non sanno come gestire una password, o come evitare di utilizzare dei link sconosciuti. È come lasciare la chiave di casa sul tavolo con le porte aperte.» Biasca ad esempio ha già messo in pratica questo concetto. «Da noi i cittadini accedono con una password personale al portale e-gov sul nostro sito, chiamato e-cittadino», spiega Moreno Croci, responsabile ICT e digitalizzazione del Comune. «In questo modo possono vedere le proprie fatture, effettuare pagamenti, richiedere facilitazioni di pagamento, richiedere gli attestati, controllare la dichiarazione fiscale e inviare altre richieste.» Grazie a questo sistema gestionale, la piattaforma riconosce subito la persona che ha fatto il login mostrando solo gli strumenti e richieste di sua competenza. «Le persone sono dunque sempre messe al centro di ogni progetto digitale», spiega Moreno Croci. «Non si deve avere paura.» «Da noi le persone sono sempre messe al centro di ogni progetto digitale. Non si deve avere paura.» Moreno Croci, Anche a livello cantonale si vuole procedere in questa direzione: «Vorremmo rispondere meglio alle esigenze della cittadinanza sviluppando servizi digitali accessibili attraverso siti o piattaforme in grado di tutelare la privacy e la sicurezza dei dati», dice Milena Folletti, delegata alla trasformazione digitale per il Cantone Ticino. Per il Comitato operativo che si occupa di digitalizzazione nell’Amministrazione cantonale è molto chiaro quali saranno i passi da intraprendere nei prossimi anni: attuare le misure previste nella Strategia del Consiglio di Stato che è stata accolta – nel corso di una precedente procedura di consultazione – molto positivamente in particolare dai comuni. Il digitale è un mondo in piena costruzione. «Il mondo digitale può essere guardato con la logica del Lego. Ogni mattoncino è indispensabile e va progettato in maniera specifica per adattarsi agli altri, costruendo il grande edificio che abbiamo in mente. Questo impegno ci auguriamo permetta di rimanere all’avanguardia nella difesa da minacce – che diventano sempre più sofisticate – e di sviluppare, nel tempo, una vera e propria cultura digitale.» «Il mondo digitale può essere guardato con la logica del Lego. Ogni mattoncino è indispensabile e va progettato in maniera specifica per adattarsi agli altri, costruendo il grande edificio che abbiamo in mente.» Milena Folletti, delegata alla trasformazione digitale per il Cantone Ticino. Naturalmente anche a Lugano, nella città più grande del Cantone Ticino, si pensa a un futuro digitale e anche oltre (vedi riquadro). «Già nel 2018 abbiamo implementato una piattaforma di servizi di e-government, che ci aiuta a comunicare via web con i nostri cittadini», spiega Enrico Gulfi, direttore della divisione informatica della città di Lugano. «Un’offerta di prestazioni digitali quindi, che ci permette di essere presenti 24 ore al giorno su smartphone o sul PC e di evadere in modo automatizzato gran parte delle richieste.» La Città di Lugano cerca anche di costruire un dialogo tra generazioni: «Gli anziani naturalmente fanno fatica a gestire da soli le piattaforme online. Per questo motivo abbiamo organizzato ‹Il punto digitale›, un servizio di consulenza grazie al quale gli studenti della facoltà di comunicazione dell’Università della Svizzera italiana aiutano le persone a famigliarizzare con l’uso dell’informatica, ricevendo in cambio dei crediti formativi utili a completare il percorso universitario.» Esiste ancora il contatto diretto se si vuole parlare con i funzionari comunali in Ticino. Ma a poco a poco questa comunicazione verrà sostituta. Anche nel Comune di Biasca, Moreno Croci sperimenta con le tecnologie. «La trasformazione digitale riguarda tutti. Inclusività, sicurezza, apertura dei sistemi, formazione, e, non da ultimo l’intelligenza artificiale sono le nostre sfide.» Nora Hesse

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