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Piazza Grande fra svago e rispetto del valore culturale

Qual è il valore di Piazza Grande per Locarno? Rivolgiamo la domanda al sindaco Nicola Pini nel suo ufficio, situato al quarto piano del municipio. Da qui si gode una vista spettacolare sulla piazza che spesso viene denominata «il salotto cittadino». Pini riflette un attimo, poi si alza, prende il portamonete ed estrae una banconota da 20 franchi. Sul retro è raffigurata Piazza Grande con il grande schermo utilizzato per le proiezioni serali durante il Filmfestival. «Questo spiega il valore della nostra piazza – è diventata una icona», dice il sindaco. «Ma è soprattutto un luogo d’incontro e scambio per la cittadinanza», sottolinea. Il Filmfestival Locarno è conosciuto internazionalmente. Registi e attori famosi rimangono senza parole quando, durante gli 11 giorni della manifestazione cinematografica in agosto, quando vedono fino a 8000 persone sedute davanti allo schermo. Dal 1958 le proiezioni serali si svolgono in Piazza Grande, precedentemente avevano luogo nel parco del Grand Hotel di Muralto. Un altro evento molto importante che si svolge in piazza è il festival musicale Moon & Stars che dal 2004, ogni anno (eccezione fatta per gli anni del Covid 2020 e 2021), nel corso del mese di luglio, propone una serie di concerti rock e pop. Visto il gran numero di spettatori di lingua tedesca il «Corriere del Ticino» ha definito questo evento, «Moon & Stars, il più germanico dei festival musicali in Ticino». È evidente che per una città turistica come Locarno i grandi eventi sono di rilevante importanza economica, in particolare per gli alberghi, i ristoranti come pure per il commercio. Altri eventi in Piazza Grande sono La Strarisotada di carnevale, Fragole in Piazza, La Notte Bianca, Slow up, Food Truck Festival, Matematicando, Risotti in Piazza, Auto in Piazza, Bande in Piazza, La Notte della Taranta, La Festa dei popoli, Locarno City of Guitars oppure il Mercato dei prodotti locali. L’elenco è lungo. Nel 2024, Piazza Grande è stata occupata per 99 giorni da vari eventi ai quali si sono aggiunte le giornate in cui la piazza era occupata per l’allestimento e lo smontaggio. Winterland, ad esempio, manifestazione che ha luogo nel periodo natalizio, caratterizzata da casette di legno e una pista di ghiaccio, richiede tre settimane di tempo per il montaggio e due per lo smontaggio del villaggio. Proprio Winterland, durante l’inverno 2024/2025, ha sollevato diversi interrogativi sull’equilibrio tra uso di spazi pubblici per eventi aggregativi e salvaguardia del patrimonio storico-culturale di Locarno. Non a tutti cittadini è piaciuto il villaggio, considerato troppo ampio e in parte kitsch, né le proiezioni di immagini sulle facciate del Castello Visconteo. Ma anche in estate, per i concerti e le proiezioni notturne dei film, si sollevano alcune segnalazioni per l’impatto fonico. «Prendiamo molto sul serio queste lamentele e cerchiamo di trovare delle soluzioni», dice il segretario comunale di Locarno, Marco Gerosa. Per Winterland, ad esempio, è stato imposto l’abbassamento del livello della musica a un massimo di 80 dB, dalle ore 22 durante la settimana e dalle ore 23.30 i venerdì, sabati e nei giorni prefestivi. I grandi eventi in piazza rappresentano un’importante fonte d’entrata per la città. La tassa d’uso e la remunerazione dei servizi necessari ammontano – ad esempio per Moon & Stars – a 60 000 franchi di base, ai quali si aggiungono 6000 franchi per ogni serata di concerto in Piazza Grande. Il contratto attuale con gli organizzatori di Moon & Stars finirà nel 2026, la città sta pianificando gli eventi estivi per i prossimi anni (2027-2031). «Non è un concorso, ma una richiesta di manifestazione d’interesse», precisa il sindaco evidenziando che si darà molto peso alla qualità e all’intensità dell’occupazione dello spazio pubblico, oltre che dei concerti. Le proposte dovrebbero permettere di capire se sia possibile anticipare l’inizio del Filmfestival da agosto a luglio come chiesto dal Filmfestival. Le grandi manifestazioni portano turismo e fama a Locarno, ma significano anche un impegno per sicurezza e ordine pubblico. «Da sindaco mi sono reso conto della complessità della macchina organizzativa necessaria per ogni singolo evento», dice Pini e cita l’impegno profuso da squadra manifestazioni, polizia, pompieri e ambulanze. Il sindaco ha un sogno per la Piazza Grande? «Quest’anno festeggiamo i 100 anni del patto di Locarno, sarebbe bello veder firmare un contratto di pace europeo proprio qui, ad esempio Putin e Zelensky che si danno la mano», dice Pini. Sarà un sogno, ma come si dice: «Quel che non avvien oggi, può avvenir domani.» Gerhard Lob

Un fiume che unisce e divide

La distanza è veramente minima. Fra la frazione Ponte Tresa del comune svizzero di Tresa ed il comune italiano di Lavena Ponte Tresa sono solo pochi metri. I due paesi sono collegati grazie a un ponte sopra il fiume Tresa (l’unico emissario del lago di Lugano) che ospita la dogana italo-svizzera e ogni giorno viene attraversato da migliaia di auto e persone. Durante la settimana, visto il gran numero di frontalieri del Varesotto che lavora in Ticino, il traffico è intenso dall’Italia verso la Svizzera il mattino e cambia direzione in serata per il rientro dei lavoratori. Durante il fine settimana sono invece i ticinesi a voler raggiungere Lavena Ponte Tresa per la spesa, approfittando dei prezzi più bassi in Italia. Il sabato a Ponte Tresa si svolge il tradizionale mercato e la domenica – al contrario del Canton Ticino – sono aperti supermercati e negozi che attirano i «frontalieri svizzeri dello shopping». Questa situazione comporta colonne chilometriche fra Lugano e Ponte Tresa in quasi tutti gli orari del giorno e sette giorni su sette. «In questa zona siamo un’unica economia transfrontaliera – i rapporti sono molto stretti e interconnessi», dice Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa dal 2016. Durante la pandemia, con le frontiere chiuse «si percepiva ancora più questa interconnessione», rispettivamente la sua mancanza, e non è stata un’esperienza positiva. A seguito dei vari lock-down lo shopping transfrontaliero si è interrotto. Anche Piero Marchesi, sindaco di Tresa, evidenzia i buoni rapporti fra i comuni confinanti. Tresa, comune malcantonese nato nel 2021 dall’aggregazione di Croglio, Sessa, Monteggio e Ponte Tresa, conta circa 3300 abitanti. Il comune gemello italiano di Lavena Ponte Tresa quasi 6000 abitanti. La popolazione di Lavena Ponte Tresa è cresciuta molto negli ultimi decenni a seguito del frontalierato e dell’immigrazione proveniente dal sud Italia. I confini tra i due comuni sono fluidi. «Tante persone da noi hanno parenti in Svizzera nella zona di confine», spiega Mastromarino. I rapporti sono buoni, ma la collaborazione non è istituzionalizzata attraverso un organismo comune. Non esiste un organo paragonabile alla Regio Insubrica che ingloba il Canton Ticino e le province italiane vicini. «Si collabora su singoli progetti», dicono i due sindaci. «In questa zona siamo un’unica economia transfrontaliera – i rapporti sono molto stretti e interconnessi.» Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa (IT) Uno di questi progetti è legato al traffico – tema molto sentito nella regione, anche per il traffico parassitario causato da frontalieri che per evitare le lunghe code sulla cantonale percorrono il Malcantone, attraversando anche alcune frazioni di Tresa. Pure Lavena Ponte Tresa spesso soffoca nel traffico. Perciò i due comuni hanno collaborato attivamente in un progetto Interreg denominato «Un, due, Tresa» che mira a un sistema di trasporto sostenibile e integrato sull’asse di collegamento Varese-Valganna-Valico di Ponte Tresa-Lugano e sull’asse di collegamento Valceresio Valico di Ponte Tresa-Lugano. A Lavena Ponte Tresa è stato realizzato un autosilo a due piani con 120 stalli per ridurre i flussi di attraversamento dell’abitato, qui si può posteggiare l’auto e dopo una breve camminata attraverso il confine proseguire con la ferrovia Lugano-Ponte Tresa. Durante la settimana il moderno autosilo, dotato di molte stazioni di ricarica elettrica, serve per i frontalieri italiani che si recano in Svizzera, durante il weekend serve per gli svizzeri che fanno acquisti in Italia. Un altro progetto Interreg che evidenzia l’intensa collaborazione transnazionale è legato al fiume Tresa. Il progetto «A cavallo del Fiume Tresa: prevenzione e gestione comune delle emergenze» conclusosi alcuni mesi fa, aveva preso spunto da alcune criticità geologiche in zona, in particolare la frana di Cremenaga che nel 2000 aveva interrotto per molto tempo la viabilità della strada SS 344dir (ex SP 61) lungo la Tresa in territorio italiano. L’obiettivo del progetto era la riduzione del rischio, il monitoraggio dei fenomeni e la definizione di un piano di allertamento in caso di crisi. Varie opere sono state realizzate, tra cui due rampe dinamiche nel greto che permettono di stabilizzare l’alveo del fiume Tresa. La collaborazione tra i due sindaci è semplice e diretta. Diventa più complessa quando sono coinvolte istanze superiori quali ad esempio in Italia la Regione Lombardia oppure la Repubblica italiana. Lavena Ponte Tresa è lontana da Roma, come Tresa è lontana da Berna. La vicinanza e l’amicizia tra Lavena Ponte Tresa e Ponte Tresa viene celebrata ogni anno con una festa italo-svizzera che include un grande spettacolo pirotecnico. Quest’anno la festa si è svolta fra il 12 e il 14 luglio. Gerhard Lob

Quando i tamburi risuonano nella valle

Prima domenica di luglio: alla mattina la valle è ancora tranquilla, anche se i primi escursionisti sono già in viaggio in auto, moto o bicicletta da Biasca verso il Passo del Lucomagno. Improvvisamente il silenzio viene interrotto da un rullo di tamburi. All'Aquila il segreto è svelato. Soldati in uniformi storiche marciano verso Dangio: sbandieratori, tamburini, fucilieri, guidati da un comandante. La milizia storica di Aquila è composta da circa 45 uomini, con due cadetti in coda che hanno appena 11 anni. L'orgoglio è evidente nei ragazzi. A prima vista, la piccola parata militare sembra anacronistica, ma la popolazione ama questa tradizione. «Quando ero bambina seguivo anch’io il corteo», racconta una mamma con un bambino in braccio. «È importante mantenere viva questa tradizione, anche per rispetto ai nostri antenati», dice il fuciliere Edo Cima che raccoglie offerte a sostegno della milizia con una piccola borsa di pelle. Lui stesso ne fa parte da 22 anni. Il rispetto e il ricordo vanno ai soldati della Valle di Blenio che furono arruolati come mercenari per la campagna di Russia di Napoleone del 1812. Promisero che qualora fossero tornati sani e salvi dalla guerra avrebbero onorato la Madonna o il Santo patrono del loro villaggio ogni anno, in occasione della festa del paese. Questa promessa è passata alla storia come giuramento della Beresina, dal nome della sanguinosa battaglia della Beresina, in cui morirono migliaia di confederati. Quando i soldati rientrarono in patria istituirono alcuni corpi militari con lo scopo di condecorare le sagre dei rispettivi villaggi. Ancora oggi ogni anno le tre milizie storiche di Leontica, Aquila e Ponto Valentino prendono parte rispettivamente alla festa di San Giovanni Battista (24 giugno), a quella della Madonna del Rosario (prima domenica di luglio) e alle celebrazioni in onore della Madonna del Carmelo (terza domenica di luglio). «In questi giorni di festa si mescolano usanze militari e religiose», spiega Denys Gianora, presidente onorario della milizia napoleonica di Leontica, probabilmente la più nota delle tre milizie della Valle di Blenio. Questa compagnia fa parte dell'Associazione Ticinese Costumi Tradizionali e dell'Associazione Europea Souvenir Napoléonien e occasionalmente partecipa anche a manifestazioni in altre parti della Svizzera o all'estero. Nel 2012, in occasione dell'anniversario, ha sfilato nella Basilica di San Pietro e nel Pantheon a Roma. «È stato molto emozionante», ricorda Gianora. I membri della compagnia indossano uniformi militari storiche. La miscela di elementi militari e religiosi si riflette bene nella santa messa celebrata la domenica mattina. All'Aquila, i tamburini fanno tremare la chiesa parrocchiale di San Vittore quando in momenti precisi della celebrazione entrano ed escono dalla chiesa, per esempio al momento della consacrazione. Nel pomeriggio la milizia storica accompagna la processione in onore della Madonna da Aquila a Dangio e ritorno. La statua della Madonna viene portata in spalla dai membri della Confraternita del S. Rosario che vestono un abito blu con mozzetta e cordone bianco. Padre Miroslaw Janiak, che quest'anno ha presieduto la messa all'Aquila, ama questa tradizione: «Sono arrivato in Valle di Blenio dalla Sicilia, da lì conoscevo questo tipo di processione». Tuttavia: «La partecipazione alla messa e alla processione non è più così forte tra la popolazione come un tempo», dice il sacrestano. E questo non sorprende, vista la secolarizzazione della società. Nonostante questo, le milizie non hanno problemi di reclutamento. «Per i giovani è una questione di orgoglio portare avanti la tradizione della valle, che spesso è anche una tradizione familiare», dice Denys Gianora. Secondo le ricerche storiche, le milizie furono menzionate per la prima volta nel 1812. Le compagnie di Leontica e Ponto Valentino possono essere fatte risalire al 1816, quella di Aquila al 1817. Non si sa con certezza quanti uomini della Valle di Blenio fossero al servizio di Napoleone. Gli storici ipotizzano che fossero 26 e che solo da tre a sei di loro presero parte alla campagna di Russia. «Le reclute si offrirono volontarie soprattutto per motivi economici. Le indennità e le paghe offerte dal governo francese erano integrate da generosi bonus forniti dai cantoni», si legge nel libro di Davide Adamoli e Damiano Robbiani «Milizie bleniesi. Milizie storiche della Valle di Blenio. Tra storia e memoria», pubblicato nel 2012 in occasione del 200° anniversario. Le milizie storiche sono una tradizione importante della Valle di Blenio e consolidano il senso di identità e di appartenenza locale. «Le celebrazioni sono ancora molto importanti», dice Odis Barbera De Leoni, sindaco di Acquarossa, comune che comprende le frazioni di Leontica e Ponto Valentino. «In occasione della festa, ancora oggi, la gente pulisce e decora il villaggio. A Ponto Valentino la festa dura fino a lunedì mattina.» Le milizie della Valle di Blenio sono inserite nell’ «Elenco delle tradizioni viventi in Svizzera» dell'Ufficio federale della cultura, sotto la dicitura «Milizie ticinesi» unitamente al Corpo dei Volontari Luganesi, che però ha una storia molto diversa. Il Corpo dei Volontari Luganesi nacque nel 1797 come apparato di difesa del borgo di Lugano per fronteggiare eventuali attacchi della neonata Repubblica Cisalpina. Dopo un periodo di oblio tra fine Ottocento e inizio Novecento, fu ricostituito nel 1928 in occasione del Tiro Federale di Bellinzona, quando il Municipio di Lugano gli attribuì uno statuto e lo promosse a picchetto d'onore. Appuntamenti fissi del corpo luganese sono le feste del 1° gennaio e del 1° agosto. Gerhard Lob

Il Comune Riviera punta sull’alta tecnologia volante

La Svizzera gioca un ruolo di primo piano nella ricerca e nello sviluppo dei droni e il Ticino vuole occupare un posto di rilievo in questo sviluppo. In valle Riviera, tra Bellinzona e Biasca, nello spazio occupato dall’ex aeroporto militare di Lodrino, si sta realizzando un centro di competenza per i droni all’interno di un parco tecnologico dell’aviazione. Il Consiglio di Stato ticinese sostiene questo progetto con convinzione. Nel maggio 2020, il Gran Consiglio ha concesso un credito di tre milioni di franchi. «Si tratta di un settore molto promettente e in crescita», dice Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia del Canton Ticino. «Senza questo credito la conversione da un campo d’aviazione militare a scalo d’aviazione a scopi civili non sarebbe stata possibile», spiega Alberto Pellanda, sindaco di Riviera, il comune nato dall’aggregazione degli ex paesi indipendenti di Lodrino, Osogna, Iragna e Cresciano sul quale è situato l’ex aeroporto militare di Lodrino, le risorse finanziarie del Comune di Riviera con i suoi 5000 abitanti sono infatti modeste. Il Comune di Riviera, quando il Dipartimento della difesa, della protezione civile e dello sport (DDPS) circa 15 anni fa decise di abbandonare il campo d’aviazione militare di Lodrino, volle prendere il destino dell’ex aeroporto militare nelle proprie mani. In quel momento, nacque l’idea di un centro di tecnologia aeronautica, seguirono studi, un Master Plan e lunghe trattative con le autorità federali. Nell’aprile 2020, il Comune di Riviera fondò la Riviera Airport SA, che gestirà l’aeroporto e le sue infrastrutture in futuro, il 100% delle azioni di questa società appartengono al Comune. Pochi mesi dopo, Il 22 agosto 2020, il Comune ha firmato un contratto con Armasuisse per il trasferimento dell’aeroporto militare. Secondo Alberto Pellanda, la trasformazione in aeroporto civile sarà completata entro la fine di quest’anno o al più tardi all’inizio del 2022. L’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) deve ancora rilasciare ufficialmente la licenza d’esercizio. Nel frattempo, sono già iniziati i lavori di sistemazione delle infrastrutture. Diversi milioni verranno investiti per il sistema di smaltimento delle acque. «L’interesse per questo progetto è enorme – riceviamo molte richieste dalla Svizzera e dall’estero.» Enzo Giannini, amministratore delegato della Swiss Drone Base Camp (SDBC) Da alcuni anni, diverse aziende private come l’azienda di elicotteri Heli-TV SA o la Karen AG per la manutenzione degli elicotteri, sono attive nel settore dell’aviazione intorno al campo d’aviazione di Lodrino e vogliono espandere la loro presenza. La Ruag Aviation, con circa 100 dipendenti, esegue la manutenzione di piccoli aerei militari. Recentemente sei nuove aziende si sono installate come parte del centro di competenza per i droni. La vecchia torre dell’aeroporto è stata convertita in uffici per questo scopo. Le attività dei droni sono coordinate dall’associazione Swiss Drone Base Camp (SDBC) che fa parte del nuovo Swiss Innovation Park Ticino. L’amministratore delegato della SDBC Enzo Giannini dice: «L’interesse per questo progetto è enorme – riceviamo molte richieste dalla Svizzera e dall’estero.» Giannini ritiene che la Riviera, situata a metà strada tra Zurigo e Milano, dispone di una posizione ideale. Inoltre l’ex aeroporto militare dispone di una grande superficie. All’interno dell’area verranno creati un percorso di volo e degli slot speciali che potranno essere utilizzati per i voli dei droni. Questo eliminerà la lunga procedura di autorizzazione attualmente richiesta per l’uso sperimentale di droni di una certa dimensione (vedi box). Zone di prova verranno offerte anche al di fuori dell’area del campo d’aviazione ad esempio in alcune aree forestali. «Siamo un base camp, come dice il nome della nostra associazione», dice Giannini. L’SDBC deve coordinare le attività in loco, mettere in rete le aziende e il know-how in modo da creare un vero e proprio «think tank». Saranno offerti anche corsi per piloti di droni. Al progetto partecipano la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), l’Università della Svizzera italiana (USI) e l’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA). Non c’è posto per attività commerciali, cioè per aziende che si occupano della compravendita di droni. Si vogliono attirare imprese che puntano sull’innovazione tecnologica quali l’azienda Skypull, che sviluppa droni enormi che diventano piccole turbine eoliche ad alta quota permettendo fornitura di elettricità nelle zone più remote. Il centro di competenza per i droni è importante per la strategia economica del Canton Ticino, tramite lo Switzerland Innovation Park (SIP) fa parte della Greater Zurich Area (GZA), di cui il Ticino è diventato recentemente parte. È importante pure per la promozione economica regionale in quanto la valle Riviera, dove si trova l’aeroporto militare di Lodrino, è una zona strutturalmente povera con poche opportunità di lavoro. «Il sostegno della popolazione al progetto è molto forte», dice il sindaco Pellanda. Con le nuove aziende, stanno arrivando in Riviera nuove persone e nuova vita e alcuni settori quali i ristoranti come pure gli studi legali che offrono servizi di consulenza mostrano già i primi benefici di questa evoluzione. Gerhard Lob

Non c’è una mancanza cronica di personale specializzato

Un comune senza il proprio segretario comunale oppure amministratore finanziario? Questo finora non esiste in Ticino. Almeno secondo un sondaggio condotto da Comune Svizzero tra alcuni comuni del cantone. Il Ticino, con una popolazione di circa 350 000 abitanti, conta 108 comuni. Una dozzina di comuni, fra cui tutte le città più grandi, hanno risposto al questionario su una possibile carenza di impiegati qualificati. Le risposte mostrano che anche se non ci sono problemi cronici con lavoratori qualificati nelle amministrazioni comunali, emergono alcune difficoltà. Ciò che colpisce è che gli sforzi per trovare specialisti per funzioni dirigenziali stanno aumentando. Far capo a personale proveniente dall’Italia – nella maggior parte dei casi – non è possibile a causa dei regolamenti comunali, che prescrivono l’impiego di residenti. Solo la città di Lugano dichiara di aver impiegato nella sua amministrazione anche persone residenti in Italia, ma si tratta di casi isolati. «A metà 2020 l’89% dell’organico della Città era di nazionalità svizzera, 7% di nazionalità italiana e 4% di altre nazionalità. Di questi l’1% aveva il domicilio in Italia», precisa la Città di Lugano. Un’eccezione a questa regola sono tutte le istituzioni sociosanitarie, come le case di riposo e le case di cura, che dipendono dai lavoratori frontalieri. Il Municipio di Chiasso spiega in una lettera molto dettagliata: «Riteniamo che in genere la difficoltà di disporre di persone competenti, capaci e formate in questi ultimi tempi è aumentata unitamente al grado di crescita delle esigenze della società in ogni contesto.» La specificità della materia richiede esperti dotati di una preparazione particolare e una formazione continua. «Di conseguenza non è evidente reperire sul mercato adeguate risorse, poiché d’altro canto occorre anche che il Comune possa essere in grado di corrispondere un adeguato compenso economico (… ).» Con questa affermazione si tocca il problema dei salari che viene menzionato da alcuni comuni nei loro commenti. «Nelle funzioni dirigenziali il mercato è sicuramente maggiormente limitato rispetto alle mansioni con minori responsabilità», commenta il Comune di Mendrisio. E pure Locarno afferma: «Le difficoltà maggiori, come è facile immaginare, si riscontrano per ciò che concerne le posizioni medio-alte dell’Amministrazione e dei Servizi comunali.» Davide Conca, segretario comunale di Capriasca, dice: «Vi sono poi ambiti particolari come quello della Polizia e della scuola nei quali, non nascondo, a volte vi sono difficoltà nel reperire agenti di polizia e insegnanti.» È difficile trovare agenti di polizia e insegnanti. Davide Conca, segretario comunale die Capriasca Comuni piccoli e finanziariamente deboli, in particolare, non sono in grado di pagare stipendi elevati. I professionisti altamente qualificati di solito trovano salari più alti nel settore privato, quindi non sono disposti a lavorare in un’amministrazione comunale per uno stipendio più basso. Le aggregazioni di comuni, che hanno avuto luogo su larga scala in Ticino negli ultimi anni, servono anche a rafforzare il potere finanziario dei comuni. L’assegnazione di mandati esterni esiste praticamente in tutti i comuni quando si tratta di questioni specifiche, per esempio in materia di pianificazione del territorio, permessi di costruzione complicati, soluzioni nell’ambito informatico oppure pratiche legali specifiche. L’outsourcing di compiti quotidiani dell’amministrazione, per contro, non è all'ordine del giorno. Quando si tratta di trovare personale qualificato, di solito si fa riferimento ai canali conosciuti, cioè agli annunci di lavoro tramite l’Albo comunale, il Foglio ufficiale o gli annunci sui giornali. Ma è sufficiente? Locarno crede che il comune dovrebbe avere più «opzioni proattive», simili a ciò che si fa nel settore privato. Losone sottolinea che occasionalmente, a causa di una mancanza di candidature sufficienti, la finestra temporale per gli annunci di lavoro ha dovuto essere estesa: «In casi specifici abbiamo dovuto riaprire dei concorsi per offrire una finestra temporale più ampia per l’invio delle candidature.» Anche se la situazione attuale non sembra essere critica, ci sono alcune nuvole all’orizzonte. Valerio Soldini, segretario comunale di Comano, fa notare: «Da parte mia posso segnalare che in Ticino vi sono numerosi comuni che hanno segretari comunali in prossimità del pensionamento con il pericolo che si assista a una gara ad accaparrarsi i funzionari più qualificati, lasciando sguarnite alcune amministrazioni. Del resto si assiste già ora al passaggio di colleghi da un comune all’altro.» Viene proposto di offrire la formazione per segretari comunali ogni anno, e non solo ogni due. Potrebbe esserci una gara per accaparrarsi i funzionari più qualificati. Valerio Soldini, segretario comunale di Comano Essendo l’unico cantone con solamente l’italiano come lingua ufficiale, il Ticino ha il problema di essere molto limitato nella ricerca di manodopera qualificata nelle altre regioni linguistiche del paese. Infatti, solo Chiasso ha dichiarato esplicitamente di guardare «oltre Gottardo», cioè nella Svizzera tedesca o francese, almeno nell’assegnazione di singoli contratti o perizie. Gerhard Lob

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