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Aggregazioni comunali – la parola a un’addetta ai lavori

Con i contributi cantonali alla riorganizzazione amministrativa previsti nel quadro di un’aggregazione, possono essere finanziate consulenze esterne in ambito organizzativo e gestionale, come quella prestata da Tiziana Cappelli per l’aggregazione del nuovo comune di Tresa – nato con le elezioni di aprile 2021 dall’aggregazione di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa – e del futuro comune di Val Mara – che comprenderà Maroggia, Melano e Rovio e le cui elezioni si terranno il 10 aprile 2022. «Se formalmente la procedura aggregativa si compone di cinque passi istituzionali, si possono identificare due macro-fasi», spiega Tiziana Cappelli. «La prima inizia con i contatti preliminari tra i comuni potenzialmente interessati e si conclude con il decreto legislativo d’aggregazione emanato dal Gran Consiglio. Comincia poi una seconda macro-fase, che potrebbe essere definita strategico-organizzativa e comprende tutto il lavoro svolto dai comuni coinvolti fino alla nascita vera e propria del nuovo comune.» «Tra il decreto legislativo e la nascita formale del nuovo comune non c’è una formula standard», precisa Tiziana Cappelli. L’approccio metodologico da lei proposto e condiviso dalle commissioni di studio, spiega, si è basato su alcuni capisaldi. Innanzitutto, sulla volontà di giocare d’anticipo, per garantire la funzionalità dei servizi a partire dal primo giorno di vita del nuovo comune. Un traguardo raggiunto per Tresa, dove ci si era posti l’obiettivo di ottenere, prima dell’aggregazione, l’unificazione dei processi di lavoro, introducendo (per tre comuni su quattro) un nuovo software gestionale, migliorando il processo di archiviazione elettronica e avviando un sistema di gestione della qualità. Uno sforzo assunto dalle quattro amministrazioni comunali, fra l’altro, in un momento particolarmente impegnativo, considerando la mole di lavoro supplementare generata dalla pandemia. In secondo luogo, si è ricorso a procedure di consultazione e di coinvolgimento attivo dei dipendenti, dapprima con interviste individuali e poi con l’istituzione di gruppi di lavoro. In terzo luogo, si è prestato attenzione a evitare decisioni eccessivamente vincolanti per il futuro comune. «Più avanzano i lavori nella preparazione del comune che verrà, più ci si chiede quale sia il corretto limite nel prendere determinate decisioni», commenta Tiziana Cappelli. «Sarà compito dei nuovi organi politici adottare i regolamenti comunali preparati dagli addetti ai lavori dell’aggregazione, così come rinnovare o assegnare nuovi mandati.» Infine, si è voluto implementare una strategia di comunicazione interna ed esterna con incontri periodici con i rappresentanti politici, i dipendenti e, laddove possibile, con la popolazione. Si è provveduto a comunicare attraverso i media, questionari e sondaggi, bollettini informativi e un sito internet destinato ad accompagnare il progetto aggregativo. La definizione dell’organigramma del futuro comune è un tassello centrale della riorganizzazione amministrativa del futuro comune e del lavoro di Tiziana Cappelli. Un lavoro che parte da una considerazione: i collaboratori dei singoli comuni sono la risorsa più importante del comune aggregato e, in fondo, i primi interessati dagli effetti dell’aggregazione. È quindi fondamentale coinvolgerli attivamente. A tal scopo, tutti i collaboratori sono stati intervistati individualmente e a ciascuno di loro è stato chiesto di compilare dei questionari anonimi per raccogliere informazioni in merito alla loro motivazione e alla percezione del clima di lavoro. «All’interno di un comune piccolo, i collaboratori svolgono delle attività piuttosto diversificate e in modo indipendente, questo è emerso come un elemento motivante. Mantenere la motivazione dei collaboratori è uno degli aspetti più delicati», nota Tiziana Cappelli. Le interviste e l’analisi dei profili individuali sono servite a capire come costituire l’organigramma e trovare la giusta collocazione per ciascun collaboratore, a partire dalla figura del segretario comunale, la cui designazione può provocare, in certi casi, anche delle tensioni. Ma non sempre: nel caso di Tresa, gli stessi segretari comunali hanno proposto un nome di comune intesa. In gruppi di lavoro per blocchi di servizio, ciascuno dei quali guidato da un «ex» segretario comunale, è stata poi svolta un’analisi dei compiti, al fine di mettere a confronto le esperienze in ogni comune e stilare un catalogo delle attività per ogni servizio. «La mia etica professionale mi porta a credere che i dipendenti vanno valorizzati e messi nelle migliori condizioni possibili per far fiorire il loro potenziale», ribadisce Tiziana Cappelli. «Per mantenere viva quella motivazione legata al margine di autonomia individuale, a ciascun collaboratore sono stati assegnati degli ambiti di responsabilità, una linea seguita per tutti i profili. Sulla carta sembra tutto perfetto, nella pratica, il mansionario può non corrispondere, o non corrispondere subito, alla realtà del nuovo comune. È importante seguire l’evoluzione dell’organizzazione del comune e adeguare strada facendo alle necessità specifiche o alla luce di nuove situazioni che non potevano essere previste. Sarà interessante per esempio risomministrare dei questionari ai collaboratori a distanza di un anno dalle elezioni.» Un periodo di aggiustamento e di assestamento va infatti preso in considerazione prima che il comune trovi una vera stabilità operativa. «Le prime elezioni non sono mai un punto di arrivo, ma un punto di partenza, un confronto con ciò che prima si è solo potuto ipotizzare», considera Tiziana Cappelli. Il comune aggregato saprà guadagnare nuovi politici di milizia? Secondo Tiziana Cappelli, non si può valutare l’effetto politico di un’aggregazione dopo le prime elezioni. Nemmeno deve sorprendere che il primo Municipio di un comune aggregato sia composto da sindaci o municipali degli ex comuni – persone che avendo partecipato al processo aggregativo potranno anche assicurare una certa continuità. «In seguito, tanto farà la capacità dell’Esecutivo di coinvolgere l’organo legislativo e di renderlo compartecipe nel processo decisionale. Metter in atto strategie di partecipazione e di coinvolgimento della cittadinanza; creare un tessuto associativo effervescente e promuovere un senso di appartenenza sono elementi che potrebbero poi tradursi in una maggiore vivacità politica: ecco perché comunicazione e partecipazione sono ambiti in cui vale la pena investire sin da subito.» Luisa Tringale

Pendolari stagionali – l’associazione «Mitarbeiter-Sharing» punta sulla condivisione dei collaboratori tra i Grigioni e il Ticino

Che cosa significa «sharing economy» – economia della condivisione – nel contesto del settore alberghiero e della ristorazione stagionale in Svizzera? Le risorse, in questo caso i collaboratori, che sono impiegate solo stagionalmente, possono forse diventare utili tutto l’anno? Nell’economia della condivisione, le cose che non servono sempre vengono condivise. Condividiamo auto, case e tanto altro – allora perché non i collaboratori? L’associazione «Mitarbeiter-Sharing» parte proprio da questa riflessione: con uno scambio collaborativo tra le aziende, i collaboratori si spostano da e verso i Grigioni e il Ticino per approfittare delle stagioni complementari nei due cantoni. Ma anche per offrire ai collaboratori prospettive per tutto l’anno. Una strategia interessante, non solo per il settore turistico. Uno studio condotto della Scuola universitaria professionale dei Grigioni nel 2020 ha analizzato altri settori in termini di «potenziale di condivisione». Si è visto come le fluttuazioni stagionali si riscontrano principalmente nei classici settori che dipendono dalle condizioni meteorologiche, tra cui l’edilizia, l’agricoltura e la selvicoltura, il giardinaggio e la paesaggistica. Tuttavia, i collaboratori di questi settori servono quasi contemporaneamente in tutte le regioni della Svizzera, il che rende praticamente impossibile la condivisione intrasettoriale. La situazione è diversa nelle regioni turistiche, dove altri settori come per esempio i trasporti e il commercio «rimano» con stagionalità. Tuttavia, dallo studio emerge inoltre come il modello stagionale complementare non sia una prerogativa solo dei Grigioni e del Ticino. Per esempio, i cantoni di Berna, Vallese e Grigioni hanno una forte stagione invernale, mentre il Ticino e Lucerna hanno una forte stagione estiva, il che offre ulteriori opportunità di condivisione. In genere le interviste ai datori di lavoro interessati hanno dimostrato grande interesse per l’idea della condivisione. Tuttavia, hanno sottolineato che a causa della carenza di lavoratori qualificati nei settori «che dipendono dalle condizioni meteorologiche», si avverte un’estrema pressione competitiva (war of talents). Ecco perché le aziende spesso sviluppano soluzioni creative per trattenere i collaboratori più valorosi e offrire loro prospettive per tutto l’anno, come per esempio con i modelli di orario di lavoro annuale o i versamenti di compensazione autofinanziati. Il Comune di Arosa offre un esempio di come la condivisione intersettoriale dei collaboratori si concretizzi nelle mete invernali. Secondo Yvonne Altmann, presidente del Comune di Arosa: «L’idea della condivisione dei collaboratori è stata prassi ad Arosa per molto tempo, seppure avesse un nome diverso. Per esempio, per i mesi invernali assumiamo dal Comune i collaboratori del settore edilizio regionale. Impieghiamo poi questi collaboratori principalmente per lo sgombero della neve e i servizi invernali. Da un lato, questo offre ai collaboratori prospettive e apprezzamento, dall’altro, non devono batter cassa all’assicurazione contro la disoccupazione, che anch’essa ci guadagna.» «Per i mesi invernali assumiamo dal Comune i collaboratori del settore edilizio regionale.» Yvonne Altmann, presidente del Comune di Arosa (GR) L’idea della condivisione dei collaboratori è convincente. Nel 2016, 20 imprese alberghiere leader dei Grigioni e del Ticino hanno fondato l’associazione sotto la direzione della Scuola universitaria professionale dei Grigioni (ex HTW Chur). Un progetto sostenuto dalle sezioni ticinesi e grigionesi di HotellerieSuisse e di GastroGraubünden. Sulla piattaforma online appositamente sviluppata www.jobs2share.ch , le imprese potevano pubblicizzare le loro offerte stagionali e i collaboratori potevano costruirsi i loro pacchetti di lavoro. La piattaforma dedicata agli impieghi stagionali era aperta a tutte le imprese alberghiere e di ristorazione di tutta la Svizzera nonché alle imprese di altri settori con fluttuazioni stagionali. Inoltre, i posti vacanti potevano essere pubblicizzati direttamente dagli URC tramite un’interfaccia alla Job-Room di www.jobs2share.ch. L’associazione ha coniugato tre obiettivi: offrire non solo ai collaboratori prospettive per tutto l’anno attraverso la cooperazione, legando così i collaboratori alle aziende a lungo termine, ma anche sgravare le casse di disoccupazione, che ogni anno in Ticino devono raccogliere ingenti somme per far fronte ai mesi invernali. Inoltre, un progetto pilota triennale della SECO per il 2019-2021 ha valutato se la condivisione del personale contribuisse a ridurre le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione nei mesi invernali in Ticino. Si è visto che la condivisione dei collaboratori è prassi attiva. Ogni anno moltissimi collaboratori fanno i pendolari tra i Grigioni e il Ticino. Tuttavia, nelle condizioni quadro del progetto pilota, non è stato possibile dimostrare lo sgravio per le casse dell’assicurazione contro la disoccupazione. Per concretizzare il modello di lavoro di «Mitarbeiter-Sharing» in futuro, nel 2022 l’associazione sarà trasferita in un gruppo (dedicato) per lo scambio di esperienze presso HotellerieSuisse. In questo modo, continueranno gli scambi di collaboratori tra le imprese stagionali con una stretta collaborazione e si apriranno prospettive per tutto l’anno. Inoltre, tramite la promozione dei collaboratori, per esempio con offerte mirate di formazione continua e lo scambio di apprendisti, si vogliono rendere più attrattive le posizioni stagionali e soddisfare l’esigenza di un’attività variegata e al contempo di prospettive professionali. L’obiettivo è quello di far vivere anche in futuro l’idea della condivisione dei collaboratori grazie a una vasta collaborazione e contribuire così ad alleviare la carenza di lavoratori qualificati. Claudia Züllig-Landolt, presidente del associazione «Mitarbeiter-Sharing»: «Come presidente dell’associazione, sono grata di aver trovato in HotellerieSuisse un nuovo partner per il progetto Mitarbeiter-Sharing» una tematica importante per tutto il consiglio di amministrazione.» «Come presidente dell’associazione, sono grata di aver trovato in HotellerieSuisse un nuovo partner per il progetto Mitarbeiter-Sharing.» Claudia Züllig-Landolt, presidente del associazione «Mitarbeiter-Sharing» Katrin Schillo

Non c’è una mancanza cronica di personale specializzato

Un comune senza il proprio segretario comunale oppure amministratore finanziario? Questo finora non esiste in Ticino. Almeno secondo un sondaggio condotto da Comune Svizzero tra alcuni comuni del cantone. Il Ticino, con una popolazione di circa 350 000 abitanti, conta 108 comuni. Una dozzina di comuni, fra cui tutte le città più grandi, hanno risposto al questionario su una possibile carenza di impiegati qualificati. Le risposte mostrano che anche se non ci sono problemi cronici con lavoratori qualificati nelle amministrazioni comunali, emergono alcune difficoltà. Ciò che colpisce è che gli sforzi per trovare specialisti per funzioni dirigenziali stanno aumentando. Far capo a personale proveniente dall’Italia – nella maggior parte dei casi – non è possibile a causa dei regolamenti comunali, che prescrivono l’impiego di residenti. Solo la città di Lugano dichiara di aver impiegato nella sua amministrazione anche persone residenti in Italia, ma si tratta di casi isolati. «A metà 2020 l’89% dell’organico della Città era di nazionalità svizzera, 7% di nazionalità italiana e 4% di altre nazionalità. Di questi l’1% aveva il domicilio in Italia», precisa la Città di Lugano. Un’eccezione a questa regola sono tutte le istituzioni sociosanitarie, come le case di riposo e le case di cura, che dipendono dai lavoratori frontalieri. Il Municipio di Chiasso spiega in una lettera molto dettagliata: «Riteniamo che in genere la difficoltà di disporre di persone competenti, capaci e formate in questi ultimi tempi è aumentata unitamente al grado di crescita delle esigenze della società in ogni contesto.» La specificità della materia richiede esperti dotati di una preparazione particolare e una formazione continua. «Di conseguenza non è evidente reperire sul mercato adeguate risorse, poiché d’altro canto occorre anche che il Comune possa essere in grado di corrispondere un adeguato compenso economico (… ).» Con questa affermazione si tocca il problema dei salari che viene menzionato da alcuni comuni nei loro commenti. «Nelle funzioni dirigenziali il mercato è sicuramente maggiormente limitato rispetto alle mansioni con minori responsabilità», commenta il Comune di Mendrisio. E pure Locarno afferma: «Le difficoltà maggiori, come è facile immaginare, si riscontrano per ciò che concerne le posizioni medio-alte dell’Amministrazione e dei Servizi comunali.» Davide Conca, segretario comunale di Capriasca, dice: «Vi sono poi ambiti particolari come quello della Polizia e della scuola nei quali, non nascondo, a volte vi sono difficoltà nel reperire agenti di polizia e insegnanti.» È difficile trovare agenti di polizia e insegnanti. Davide Conca, segretario comunale die Capriasca Comuni piccoli e finanziariamente deboli, in particolare, non sono in grado di pagare stipendi elevati. I professionisti altamente qualificati di solito trovano salari più alti nel settore privato, quindi non sono disposti a lavorare in un’amministrazione comunale per uno stipendio più basso. Le aggregazioni di comuni, che hanno avuto luogo su larga scala in Ticino negli ultimi anni, servono anche a rafforzare il potere finanziario dei comuni. L’assegnazione di mandati esterni esiste praticamente in tutti i comuni quando si tratta di questioni specifiche, per esempio in materia di pianificazione del territorio, permessi di costruzione complicati, soluzioni nell’ambito informatico oppure pratiche legali specifiche. L’outsourcing di compiti quotidiani dell’amministrazione, per contro, non è all'ordine del giorno. Quando si tratta di trovare personale qualificato, di solito si fa riferimento ai canali conosciuti, cioè agli annunci di lavoro tramite l’Albo comunale, il Foglio ufficiale o gli annunci sui giornali. Ma è sufficiente? Locarno crede che il comune dovrebbe avere più «opzioni proattive», simili a ciò che si fa nel settore privato. Losone sottolinea che occasionalmente, a causa di una mancanza di candidature sufficienti, la finestra temporale per gli annunci di lavoro ha dovuto essere estesa: «In casi specifici abbiamo dovuto riaprire dei concorsi per offrire una finestra temporale più ampia per l’invio delle candidature.» Anche se la situazione attuale non sembra essere critica, ci sono alcune nuvole all’orizzonte. Valerio Soldini, segretario comunale di Comano, fa notare: «Da parte mia posso segnalare che in Ticino vi sono numerosi comuni che hanno segretari comunali in prossimità del pensionamento con il pericolo che si assista a una gara ad accaparrarsi i funzionari più qualificati, lasciando sguarnite alcune amministrazioni. Del resto si assiste già ora al passaggio di colleghi da un comune all’altro.» Viene proposto di offrire la formazione per segretari comunali ogni anno, e non solo ogni due. Potrebbe esserci una gara per accaparrarsi i funzionari più qualificati. Valerio Soldini, segretario comunale di Comano Essendo l’unico cantone con solamente l’italiano come lingua ufficiale, il Ticino ha il problema di essere molto limitato nella ricerca di manodopera qualificata nelle altre regioni linguistiche del paese. Infatti, solo Chiasso ha dichiarato esplicitamente di guardare «oltre Gottardo», cioè nella Svizzera tedesca o francese, almeno nell’assegnazione di singoli contratti o perizie. Gerhard Lob

«Insieme ce la faremo!»

ePubblicazione per i comuni: primo test pratico superato!

Il Foglio ufficiale digitale Svizzera offre ai comuni e alle istituzioni pubbliche la piattaforma online ePubblicazione.ch per la pubblicazione elettronica e ibrida delle loro comunicazioni ufficiali e delle loro raccolte sistematiche. Massimo livello di sicurezza giuridica garantito. Il comune zurighese di Ossingen è stato il primo in Svizzera a lanciare il Foglio ufficiale digitale Svizzera online e a integrarlo nel sito Internet comunale. Il segretario comunale Sven Fehse commenta: «dato che non abbiamo più avvisi fisici, Internet è diventato il nostro mezzo di pubblicazione ufficiale. Per noi è importante che gli utenti possano accedere alle informazioni in tutta rapidità e semplicità». L’onere necessario per caricare il Foglio ufficiale digitale è stato minimo a Ossingen. È bastato un solo link sul sito Internet comunale. Sven Fehse è convinto dei vantaggi di ePubblicazione per i comuni: «risparmiamo tantissimo tempo nell’amministrazione. Prima, avevamo quattro organi di pubblicazione, compresa la bacheca, per divulgare le comunicazioni ufficiali. Ora invece registriamo tutto un’unica volta in un unico posto – sicurezza giuridica garantita e tempo risparmiato». Il progetto ePubblicazione è stato realizzato da egovpartner.zh.ch, l’organizzazione per la cooperazione nel settore della digitalizzazione e dell’e-government del Cantone di Zurigo e delle città e dei comuni zurighesi. Lukas Steudler, capo della sede operativa egovpartner, dichiara: «abbiamo concepito la soluzione in modo tale che tutti i comuni e tutte le istituzioni pubbliche in tutta la Svizzera potessero utilizzarla. Devono solo assicurarsi di disporre – o di creare – le basi legali necessarie per utilizzare l’ePubblicazione». Un vantaggio non solo per i comuni, ma anche per gli utenti. Con il Foglio ufficiale digitale Svizzera, hanno accesso in maniera rapida, diretta e gratuita a tutte le pubblicazioni, da un’unica fonte centrale. Le funzioni di ricerca e di filtro permettono di compilare facilmente e individualmente le informazioni e gli abbonamenti online. L’ePubblicazione è in fase di continuo sviluppo e dovrebbe entrare a pieno regime entro la fine del 2023. L’Associazione dei comuni svizzeri (ACS) fa da sponsor nazionale, con il sostegno dell’Unione delle città svizzere (UCS). L’ACS è assolutamente favorevole al progetto. Secondo il direttore dell’ACS Christoph Niederberger, per i comuni è estremamente importante disporre di una variante digitale per le pubblicazioni ufficiali, che sia il più semplice e sicura possibile. informazioni e contatti: www.egovpartner.zh.ch www.epubblicazione.ch Contatti: Associazione dei comuni svizzeri: Christoph Niederberger, direttore dell’ACS, christoph.niederberger@chgemeinden.ch L’Associazione dei comuni svizzeri è assolutamente favorevole al progetto. Per i comuni è estremamente importante disporre di una variante digitale per le pubblicazioni ufficiali, che sia il più semplice e sicura possibile. Christoph Niederberger, direttore dell’Associazione dei comuni svizzeri (ACS) Lukas Steudler

Moutier dà ascolto ai giovani e sceglie l’approccio partecipativo

Il Municipio di Moutier ha affidato al Servizio della gioventù e delle azioni comunitarie (Service de la jeunesse et des actions communautaires, SeJAC) il compito di sviluppare delle azioni per promuovere la partecipazione, con un’attenzione particolare per il pubblico giovane e con poco potere decisionale. «PM23» è il titolo provvisorio di un progetto nato nel 2017. All'epoca, un centinaio di cittadini hanno partecipato al progetto «Voltar pagina» («Tourner la page») con l’obiettivo di ripensare e trasformare la biblioteca della cittadina di circa 7400 abitanti. Alla fine dei laboratori partecipativi, tre giovani entusiasti hanno suggerito ai responsabili del SeJAC di applicare gli stessi metodi partecipativi alla riprogettazione di una piazza pubblica. Jan Ferkovic, Mirsad e Senad Zahaj avevano all’epoca tra i 12 e i 15 anni. Nel gennaio 2018, Jan, Mirsad e Senad hanno utilizzato il canale di YouTube «ADN» («Ask Direct Now»), che permette ai giovani di dialogare con le autorità cittadine. In un video, hanno interpellato le autorità e fatto presente il loro desiderio che una piazza pubblica fosse risistemata. Le autorità hanno accolto questa richiesta e alla fine del 2019 l'organizzazione del progetto «PM23» è stata affidata ad un gruppo di lavoro garantendo un'ampia rappresentanza delle istituzioni e della popolazione. La fase pratica della riprogettazione partecipativa della piazza della scuola si concretizzerà con tre workshop aperti a tutta la popolazione che si terranno alla fine del 2021. «È possibile dare voce al popolo anche al di fuori delle votazioni, certamente!» Claire-Lise Coste, municipale di Moutier Questo approccio partecipativo è sostenuto dalle autorità cittadine e in particolare dalla municipale Claire-Lise Coste, a capo del dicastero della Cultura, sport, gioventù e salute pubblica, secondo cui «gli approcci partecipativi sono efficaci perché permettono di avvicinarsi alla realtà e ai bisogni dei cittadini». Non si tratta di imporre delle idee ma piuttosto di dotare la popolazione dei mezzi per poter esprimere, e realizzare, le proprie: «È possibile dare voce al popolo anche al di fuori delle votazioni, certamente!». Il progetto a cui Mirsad, Jan e Senad hanno dato inizio è sostenuto anche dalla Confederazione attraverso il programma «Citoyenneté» e dalla Fondazione Mercator. Queste istituzioni offrono al Comune di Moutier un riconoscimento nazionale per il suo impegno in materia di partecipazione e democrazia, così come un sostegno finanziario di oltre centomila franchi. Aspettando che «PM23» si rimetta in moto, Senad Zahaj, che ha oggi 16 anni, formula già il suo invito alla popolazione a mobilizzarsi e a partecipare: «Abbiamo bisogno di un progetto comune. Perché tutti possano avere voce in capitolo, indipendentemente dall'età, dallo status sociale o dall'origine.» Silvère Ackermann

«Le lacune sono ancora numerose»

Peppino Giarritta: La notizia non mi ha sorpreso molto. Il fatto è che la trasformazione digitale non ha ancora raggiunto lo stesso livello in tutti i settori amministrativi. Le lacune sono ancora numerose. Da un lato, ciò è legato al fatto che le amministrazioni funzionano abbastanza bene già di per sé. Finora non si è avvertita proprio l’esigenza di cambiare qualcosa. D’altra parte, non sempre le amministrazioni sono messe così bene per affrontare attivamente la trasformazione digitale. Abbiamo assistito a un movimento negli ultimi anni, ma per l’attuazione, compresa quella degli orientamenti politici e delle basi legali, serve tempo. Per un confronto del genere è d’obbligo una certa cautela. In molti Paesi, la posizione di partenza e le condizioni quadro sono diverse. I Paesi scandinavi, per esempio, hanno un approccio diverso con i dati e la protezione dei dati, l’Italia è organizzata in modo più centralizzato e l’Austria ha inserito il tema nell’agenda politica prima della Svizzera e dunque è più avanti. Il federalismo costituisce una sfida in più, ma è nel DNA della Svizzera e offre anche molti lati positivi, come la vicinanza dei comuni alla popolazione. Soprattutto quando si tratta di esigenze di sicurezza, questa prossimità ci aiuta, rafforza la fiducia negli e-servizi. Fondamentalmente, sono responsabile del coordinamento della trasformazione digitale della Confederazione, dei cantoni e dei comuni; intervengo laddove sono chiamati in causa diversi livelli federali. Durante il primo anno, mi sono occupato principalmente di mettere in piedi l’organizzazione con la sua direzione operativa. Ora si tratta di dare forma all’ADS e di gestirla sotto il profilo degli orientamenti politici. I vantaggi nascono laddove le forze sono raggruppate negli ambiti della trasformazione digitale delle amministrazioni. I comuni possono sfruttare i servizi e le infrastrutture di base, partecipare negli organi e nei gruppi di lavoro dell’ADS nonché fare rete e scambiare conoscenze in occasione degli eventi. Attualmente siamo impegnati nella creazione di servizi di base, come l’identificazione elettronica (Ie), e nella promozione di progetti nell’ambito della gestione dei dati. Quest’ultimo comprende anche il Servizio nazionale degli indirizzi, che permette l’accesso elettronico agli indirizzi di tutti i comuni tramite una piattaforma centrale. Inoltre, c’è il tema del cloud, per cui le basi sono attualmente sviluppate congiuntamente in modo che le soluzioni cloud possano essere utilizzate in modo sicuro. Molte persone in Svizzera sono scettiche in merito all’avanzare della digitalizzazione, come lo ha dimostrato anche il voto sull’introduzione dell’Ie nel marzo del 2021, respinto a una vasta maggioranza. Come intende dissipare i dubbi della popolazione in futuro? È importante una comunicazione di buona qualità e trasparente, in cui si discutano apertamente anche i rischi della digitalizzazione. Nel complesso, si dovrebbe prestare maggiore attenzione ai molti servizi concreti che già oggi funzionano bene. Se le persone vedranno che questi servizi elettronici facilitano la loro vita, migliorerà anche la loro percezione legata alla sicurezza. La digitalizzazione e la protezione dei dati devono raggiungere una certa armonia. Tuttavia, ci sono ancora questioni aperte sull’interpretazione della protezione dei dati nell’attuazione. La società e la tecnologia cambiano di continuo, motivo per cui anche la protezione dei dati deve essere rinegoziata di continuo. Le esigenze della popolazione sono tuttavia chiare: la volontà è che i propri dati personali siano protetti. Come complemento ai mezzi d’identificazione tradizionali, facilita alla popolazione e alle imprese il contatto con le autorità e il ricorso ai servizi statali. Vorremmo creare una soluzione Ie pratica e sostenibile, che permetta processi sicuri senza discontinuità dei media, in modo tale che gli utenti risparmino tempo e denaro. Nel progetto si va delineando una nuova proposta di soluzione per un’Ie statale con il coinvolgimento delle parti interessate. Il progetto sarà posto in consultazione ancora quest’anno e discusso in Parlamento l’anno prossimo. Abbiamo bisogno di nuovi spunti di discussione con la politica e con l’opinione pubblica. Informazioni: www.amministrazione-digitale-svizzera.ch Marion Loher

Le adesioni al CIAP 2019 procedono a ritmi serrati

Il 1° luglio 2021 è entrata in vigore la revisione del CIAP 2019 per i Cantoni di Argovia e Appenzello Interno. Nel Cantone di Turgovia il CIAP 2019 è entrato in vigore il 1° aprile 2022. Il Cantone di Berna ha deciso di applicarlo come diritto cantonale con un proprio iter legale e si sta già attenendo alle nuove disposizioni. 14 cantoni sono nella procedura di adesione o l’hanno già completata. Nel Cantone di Soletta il CIAP 2019 entrerà in vigore il 1° luglio 2022 e nel Cantone dei Grigioni probabilmente il 1° ottobre 2022. Negli altri cantoni di questo gruppo l’entrata in vigore è prevista pei prossimi mesi. Otto cantoni, per lo più di piccole dimensioni, si stanno preparando al processo di adesione. A causa delle risorse umane limitate, hanno bisogno di un po’ più di tempo. Sulla base di questi sviluppi, si può vedere che il processo di adesione procede a ritmi serrati e che in molti cantoni il CIAP 2019 entrerà in vigore entro gennaio 2023. Una cartina della Svizzera mostra come procede il processo di adesione nei singoli cantoni. La cartina è consultabile sulla homepage della Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni, della pianificazione del territorio e dell’ambiente (DCPA) ed è costantemente aggiornata. Per garantire che il nuovo diritto possa anche essere messo in pratica, i tre livelli federali - ovvero i comuni, i cantoni e la Confederazione - hanno deciso di estendere la loro collaborazione anche all’esecuzione e a tal fine hanno lanciato il progetto TRIAS. Di che cosa si tratta? I tre livelli si sono posti due obiettivi. In primo luogo, sono state sviluppate nove schede informative e, in secondo luogo, una guida agli appalti pubblici in formato elettronico sarà a disposizione dei servizi d’acquisto. Le schede informative affrontano nuovi argomenti del diritto in materia di appalti pubblici e sono destinate a sostenere i servizi d’acquisto. Nello specifico, trattano i seguenti argomenti: rettifica delle offerte (art. 39) dialogo (art. 24) misure contro la corruzione (art. 11, 44 cpv. 1 lett. e) la sostenibilità negli appalti pubblici (art. 2, 12, 29, 30) contratti quadro (art. 25) sanzioni (art. 45) prestazioni standardizzate (art. 29 cpv. 4) trasferimento di compiti pubblici e rilascio di concessioni (art. 9) criteri di aggiudicazione (art. 29) Le schede informative sono disponibili su www.trias.swiss in tedesco, francese e italiano. Le guida è concepita come uno strumento conciso e pratico, senza entrare eccessivamente nel dettaglio. I destinatari sono i professionisti dei servizi d’acquisto. La guida è disponibile anche per altre parti interessate. I professionisti sono guidati attraverso una gara d’appalto in sette tappe e ricevono informazioni importanti su ciò a cui devono prestare particolarmente attenzione nel loro iter. La guida è strutturata in modo tale che si possa effettuare un appalto per tutti gli oggetti in questione. La guida agli appalti pubblici è ancora in consultazione fino alla metà di aprile. I riscontri ottenuti saranno poi integrati nella versione finale della guida, che dovrebbe essere pubblicata entro novembre. Anche in questo caso, sarà disponibile in tedesco, francese e italiano su www.trias.swiss . Chiunque voglia farsi una prima idea di come la guida agli appalti pubblici sarà implementata digitalmente può accedere alla fase 2 del processo di appalto per via elettronica su https://dev.trias.swiss/vorbereiten-einer-beschaffung . Informazioni: DCPA: https://www.bpuk.ch/bpuk/konkordate/ivoeb/ivoeb-2019 Schede informative Trias: www.trias.swiss Regina Füeg

«Il comune mi ha informato che forse alcuni dei miei dati erano stati hackerati»

Per i comuni che cosa significa, in concreto, la tanto citata digitalizzazione? Che cosa deve fare l’amministrazione di un villaggio, di una città o di un agglomerato per lavorare in maniera «smart»? A queste e ad altre domande cercheranno risposta gli esperti e i politici che parteciperanno all’AG dell’Associazione dei Comuni Svizzeri il prossimo 19 maggio (cfr. Infobox). Tra gli ospiti anche il professor Marcel Salathé, che dirige il laboratorio di epidemiologia digitale al Politecnico federale di Losanna. (sorride) Mi riservo il diritto di dare voti solo ai miei studenti. Di certo sarebbe stata alquanto utile una maggiore digitalizzazione della Svizzera e vari esempi lo dimostrano. Effettivamente si è riusciti a sviluppare in poco tempo anche l’applicazione Swiss Covid, ma poi non è stata ben integrata nel nostro sistema sanitario. Allo stesso tempo, la tecnologia dell’applicazione ha dimostrato di essere solida da un punto di vista mondiale. La tecnologia che supporta l’applicazione ha funzionato davvero bene in molti Paesi. In Inghilterra, per esempio, è stato dimostrato che ha prevenuto centinaia di migliaia di contagi e dunque ha salvato la vita a centinaia o migliaia di persone. In Svizzera, tuttavia, l’applicazione era più che altro un corpo estraneo nel sistema. Solo per attivare l’applicazione serviva un codice e questo talvolta richiedeva troppo tempo. Quindi per concludere mi sento un po’ dibattuto. Naturalmente, tutto sarebbe stato molto più complicato e più lento. A cominciare proprio dalla scoperta del virus: nel giro di poco tempo la sequenza genetica del virus era a disposizione di tutti su internet. Di conseguenza, il progetto di un vaccino era pronto nel giro di pochi giorni soltanto. Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza la digitalizzazione. Da un lato, la digitalizzazione può ridurre le spese di un’amministrazione comunale. Dall’altro, può anche migliorare l’interazione con i cittadini. Per fare un esempio concreto: i miei figli vanno ancora a scuola. Se vogliono mangiare alla mensa scolastica, devono pagare con buoni cartacei. Ma questi buoni cartacei sono acquistabili solo allo sportello comunale, che è aperto solo due mezze giornate alla settimana. Questi buoni certamente non sono più al passo con i tempi. Bisognerebbe fare una piccola riflessione, magari i ragazzi che hanno un cellulare potrebbero anche utilizzarlo per pagare? O per lo meno la possibilità di ordinare online e stampare a casa questi buoni. Sono sicuro che ci sono migliaia di esempi del genere che dimostrano come i comuni potrebbero semplificare la vita ai loro cittadini e anche a loro stessi grazie alla digitalizzazione. «Molti comuni sono piuttosto piccoli e potrebbero non disporre dei mezzi necessari per proteggersi in modo professionale dagli attacchi degli hacker.» Prof. Dr. Marcel Salathé Certo. Recentemente, un comune mi ha comunicato che forse alcuni dei miei dati erano stati hackerati. Sfortunatamente, questi ciberattacchi ai comuni stanno diventando sempre più frequenti. Allo stesso tempo, molti comuni sono piuttosto piccoli e potrebbero non disporre dei mezzi necessari per proteggersi in modo professionale dagli attacchi degli hacker. Senza dubbio in questo settore servono ancora delle soluzioni. Non credo proprio. Penso che funzioni un po’ come la medicina: più un’amministrazione comunale è digitalizzata, più tempo c’è per lo scambio reale. O per dirla in altre parole: se non devo perdere tempo ad andare a ritirare quei buoni cartacei, ho più tempo per partecipare alle attività comunali in altro modo, se è quello che voglio. Vedo la digitalizzazione soprattutto come un’opportunità. Fabio Pacozzi

Fondazione ACS: aperto il bando per i progetti

Il vostro comune partecipa a una bella iniziativa o a un bel progetto di cui beneficiano anche altri comuni della regione o addirittura di tutta la Svizzera? Allora serve il meritato riconoscimento! La Fondazione dell’ACS premia annualmente i progetti che rafforzano i comuni come istituzione e importante pilastro del sistema federale della Svizzera. Ogni anno sono stanziati 50 000 franchi in totale a tal fine. Per partecipare bisogna essere membri dell’ACS. Un numero massimo di tre istituzioni (comune o associazione di comuni) sono sostenute con sussidi annuali per i progetti. Entro il 30 settembre di ogni anno i progetti devono essere presentati all’ACS a verband@chgemeinden.ch o per posta: Stiftung des Schweizerischen Gemeindeverbandes Laupenstrasse 35 Postfach 3001 Bern Lo scorso anno, la Fondazione ha promosso i seguenti progetti: KRISENKOMPASS. La guida digitale per le autorità politiche e la loro cellula di crisi La tavola rotonda dell’esperienza per i comuni Progetto «promozione della partecipazione paritaria nelle posizioni (dirigenziali) nelle amministrazioni comunali svizzere») della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW) red

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