Un ricercatore con un drone.

Una miglior convivenza grazie all’intelligenza artificiale

05.02.2026
1-2 | 2026

L’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale (IDSIA USI-SUPSI) svolge da molti anni attività di ricerca e sviluppo nel campo dell’intelligenza artificiale e i suoi ricercatori e le sue ricercatrici hanno sviluppato algoritmi che hanno permesso di realizzare strumenti che oggi conosciamo tutti come ChatGPT o Google Voice. L’istituto inoltre collabora con i comuni ticinesi per sviluppare algoritmi per gestire e utilizzare l’energia in maniera più efficiente e sostenibile.

Sopra i computer troviamo appese le reti di sicurezza. «Non si sa mai, è una misura precauzionale», afferma Andrea Rizzoli. Ci troviamo nel laboratorio di robotica autonoma dell’Istituto Dalle Molle al Campus Est USI/ SUPSI Lugano- Viganello. Il signor Rizzoli, direttore dell’istituto e professore ordinario SUPSI, tiene in mano un nanodrone che è capace di seguire le persone grazie a un chip minuscolo gestito dagli algoritmi sviluppati dai ricercatori del team IDSIA. «Questo drone è il risultato di un progetto in corso da molti anni e che vede una proficua collaborazione dei nostri ricercatori con il Politecnico di Zurigo e l’Università di Bologna.» Fondato nel 1988, l’istituto ha inventato degli algoritmi che oggi vengono usati in tutto il mondo. «Per spiegarlo in maniera semplice, si può pensare che Google Voice interpreta e ascolta quello che diciamo anche grazie ai nostri algoritmi e che alcune architetture di reti neuronali sviluppate in Ticino negli anni 1990 hanno profondamente influenzato anche gli algoritmi che troviamo anche in ChatGPT.»

Alcuni collaboratori sono appena tornati da San Francisco, dove hanno presentato le loro ricerche sulla robotica sociale e cioè come i robot possono interagire in maniera positiva con gli esseri umani. Altri invece sono impegnati nello sviluppo di algoritmi che vengono utilizzati anche da grandi imprese internazionali: «Per lo sviluppo dei medicamenti del futuro, stiamo sviluppando degli algoritmi che aiuteranno a produrre delle molecole che dovranno poter interagire in maniera mirata con le proteine del nostro corpo. Abbiamo in corso una stretta collaborazione con UBS e da diversi anni collaboriamo con Armasuisse, dove usiamo l’intelligenza artificiale per lo sviluppo e l’analisi delle migliori strategie di difesa. Ad esempio studiamo come far collaborare gli aerei da combattimento durante un eventuale attacco nemico. Per far ciò utilizziamo dei simulatori molto realistici che considerano tutte le operazioni e condizioni di volo e poi grazie all’intelligenza artificiale affiniamo la tattica più efficiente.»

L’IA sarà un aiuto o un rischio per i comuni?

Naturalmente ci sono molte persone che sono scettiche nei confronti della robotica e dell'intelligenza artificiale, addirittura ne hanno paura. «Hanno assolutamente tutti diritti di essere spaventati, anch’io sono spaventato», spiega Rizzoli. «Se Elon Musk ci racconta che ognuno di noi in futuro avrà un robot che lo sorveglierà, sembra di sentir parlare di uno stato di polizia tipico di una dittatura.» Secondo Rizzoli, tra oltre dieci anni, compariranno dei robot integrati nella nostra quotidianità e anche nel quotidiano dei comuni: «Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.»

Ma secondo lui potrà essere piuttosto un sostegno e non un problema. «La tematica dev’essere affrontata con grande attenzione. Lo sviluppo di queste tecnologie è un tema molto delicato. Noi come ricercatori possiamo mostrare dove sono i problemi, ma la maggior parte della responsabilità è delegata a chi dovrà mettere in pratica le soluzioni sviluppate dalla ricerca.» Secondi Rizzoli è anche importante che si considerino attentamente tutti gli aspetti relativi l’utilizzo dei dati personali dei cittadini, soprattutto dove si prevede di implementare dei sistemi di supporto basati su chatbot.

«Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.»

Andrea Rizzoli, direttore dell’istituto IDSIA e professore SUPSI Lugano

L’esempio di Lugaggia 

Nel 2019 è stato realizzato un progetto a livello comunale basato sull’intelligenza artificiale: «Lugaggia Innovation Community» che ha avuto come obiettivo quello di massimizzare l’autoconsumo di energia solare locale grazie all’utilizzo di algoritmi legati all’intelligenza artificiale. «Sono state coinvolte 18 economie domestiche, incluso un asilo. Naturalmente all’inizio c’è stato un po’ di scetticismo nei confronti del progetto», spiega Daniele Farrace, responsabile Innovazione dell’Azienda Elettrica di Massagno (AEM), azienda promotrice del progetto. «Abbiamo comunicato e spiegato approfonditamente il progetto alle persone coinvolte e siamo riusciti a instaurare un rapporto di fiducia con la popolazione. In seguito, tutti sono rimasti soddisfatti con i risultati ottenuti.»

Inoltre, il team di progetto ha installato sempre a Lugaggia una batteria di quartiere che, grazie a sofisticati algoritmi basati sull’intelligenza artificiale sviluppati dal consorzio, ha permesso di aumentare notevolmente l’autoconsumo della comunità energetica. «Il progetto ci ha permesso di comprendere le opportunità e le sfide da un punto di vista sociale, tecnico e regolatorio.  Abbiamo presentato un rapporto finale alle autorità competenti a livello nazionale, come l’Ufficio federale dell’energia (UFE), e agli uffici competenti del Cantone Ticino. Il documento, oltre a mettere in evidenza gli elementi di successo, ha anche rilevato sfide di natura economica dovute principalmente a vincoli normativi, che il progetto ha contribuito a migliorare.»

La comunità energetica e la batteria di quartiere sono tuttavia ancora in funzione e rappresentano oggi un laboratorio reale di AEM per sviluppare e validare soluzioni energetiche pionieristiche. Ma non solo quello: in futuro quindi potrebbe capitarci anche di essere accolti da un robot nei Punticittà. «Lo abbiamo già testato in un progetto pilota con la Città di Lugano», conclude Andrea Rizzoli. «Il robot era in grado di interpretare le reazioni delle persone e distribuiva volantini e cioccolatini a chi era interessato.» Ma prima che un robot diventi sindaco ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Progetti a Lugano

Lugano punta sull’intelligenza artificiale. Il progetto «Digicities» mira a semplificare in modo sicuro lo scambio di dati per i comuni. Grazie a questi dati, sarà possibile effettuare le previsioni sul fabbisogno energetico. Il «Lugano Living Lab» offre, tra altre cose, corsi che insegnano agli adolescenti come utilizzare correttamente l’intelligenza artificiale e i social media.

Nora Hesse
Libera professionista