
La doppia vita del sindaco
Essere sindaco significa muoversi costantemente tra dimensioni molto distanti.
Da un lato c’è il ruolo di prossimità: l’ascolto quotidiano della popolazione, l’attenzione ai loro bisogni concreti. L’essere il volto vicino dell’autorità e delle decisioni prese da altri. Il problema della bocciofila e del tombino che fa rumore, come ti dicono mentre fai la spesa tra un impegno di lavoro e la seduta del Municipio.
Dall’altro, ci sono occasioni che ti proiettano su un palcoscenico più ampio, magari internazionale. Se sei fortunato – come lo sono stato io – diventi sindaco di Locarno a pochi mesi dal centenario del Patto di Locarno (un accordo che garantì un decennio di pace e collaborazione in Europa). E così, ti ritrovi nella Locarno Suite, nel Foreign Commonwealth & Development Office a Londra, a pronunciare un discorso davanti alla ministra degli esteri del Regno Unito! In quel contesto, essere il sindaco di Locarno ha significato portare con sé un pezzo di storia europea, ricordando il valore del dialogo, della pace e della responsabilità collettiva. Se invece sei sfortunato, ti capita addosso una tragedia, e il mondo guarda te, e che tu sia responsabile o meno non cambia nulla, devi metterci la faccia e gestire la situazione.
Sono sempre più consapevole di come questo ruolo comporti grandi responsabilità, ma anche grande versatilità: restare radicati nel territorio, senza dimenticare il mondo che ci circonda, restando sempre vigili nella consapevolezza che le giornate di un sindaco non seguono mai una linea coerente, ma si frammentano in urti continui. Tanti auguri!