
La carenza di personale è un’opportunità
Carenza di personale qualificato? Sì. Ma, invece di lamentarci, dobbiamo chiederci: che cosa possiamo fare? La carenza è reale, ma non è un destino ineluttabile. È un invito a ripensare le cose.
Da tempo non mancano solo i lavoratori qualificati, ma proprio i lavoratori in generale: nelle cure, nel commercio, nell’amministrazione. Non è un problema, bensì un’opportunità. Innanzitutto, per i nostri servizi sociali, che possono integrare più persone nel mercato del lavoro. È un’opportunità per coloro che finora lavoravano in condizioni precarie e che ora possono contare su prospettive migliori.
Naturalmente fanno sempre più fatica a trovare collaboratori adeguati anche le amministrazioni, le officine e le aziende pubbliche. Ma le soluzioni esistono: apprendistati, corsi di formazione continua e coraggiosi cambi di carriera. Da noi oggi lavora come contabile un’ex carpentiera, che passo dopo passo ha acquisito le competenze necessarie. La nostra amministrazione edilizia è co-diretta da due madri, professioniste che difficilmente avremmo potuto assumere senza un modello flessibile. E la nostra segretaria comunale? Studia e, in parallelo, lavora. Certo, serve un discreto coordinamento. Ma è proprio qui che risiede l’opportunità: i nuovi modelli creano soluzioni e spesso più qualità, motivazione e spirito di squadra.
Che cosa serve? Una strategia chiara. Più flessibilità, più fiducia, più coraggio. Part-time, job sharing, potenziale invece di perfezione. Se mettiamo in discussione le strutture esistenti, nascono soluzioni e opportunità per tutti.
Il 2026 è per me l’anno del cambio di prospettiva. Possiamo scegliere se lamentarci o creare. E abbiamo deciso: basta lamentarci.
