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Filtro attivo: Categoria: Energia e ambiente Edizione: 3 | 2021 Rimuovi tutti i filtri
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Storia di un villaggio viticolo che diventa Città dell’energia

Lavigny ha impiegato 18 anni per ottenere il label «Città dell’energia». Il Comune di Vaud che si affaccia su Aubonne detiene il record di lentezza o è un modello di tenacia? Un po’ entrambe le cose, senza alcun dubbio, ma certamente ha dato prova di infinita pazienza, soprattutto nell’adattare il processo alle realtà dei piccoli comuni. Con poco meno di 1000 abitanti, Lavigny è chiaramente una delle più piccole Città dell’energia in Svizzera. Il suo nome è famoso soprattutto per il suo istituto medico, che sorge ai margini del villaggio da più di un secolo e conta quasi 800 collaboratori e centinaia di pazienti. È un importante partner sociale ed economico del villaggio e distribuisce il suo famoso calendario dell’Avvento alla fine di ogni anno. Si è sentito parlare parecchio di Lavigny anche per la società Ecorecyclage SA. Nella zona occidentale del Cantone di Vaud, l’impianto pilota dell’ex sindaco Luc Germanier è diventato il fulcro per i rifiuti verdi e alimentari, da cui si ricava metano per produrre biogas. Anche se le autorità locali non negano che queste aziende forti abbiano facilitato l’accesso al label, non è mai stato un fattore determinante da solo. Due personalità testimoniano questa lunga storia. Bernard Rochat, sindaco uscente ed esperto di energia, ha lavorato per 37 anni alla Société Electrique des Forces de l’Aubonne (SEFA) e, da quando è stato eletto, siede a la commissione energia dell’ARCAM, l’associazione economica dei comuni del distretto di Morges. L’interesse del Comune per un’Agenda 21 locale risale all’alba degli anni Duemila. Una prima analisi è stata effettuata tra il 2003 e il 2005. La firma nel 2007 della Carta d’impegno per lo sviluppo sostenibile segna una pietra miliare. «È stata soprattutto la prima carta di sviluppo sostenibile approvata dal Cantone», ricorda Bernard Rochat. L’obiettivo Città dell’energia già vi figurava. Ex direttore della scuola, Willy Favre, impiegato comunale incaricato dell’Agenda 21 dal 2016, è l’autore della tappa vittoriosa del label: «C’è voluto grande impegno per soddisfare le condizioni e sbloccare la somma finale. Ma lo volevamo davvero, con il consiglio era fatta, avevamo la maggioranza!» Bernard Rochat aggiunge e sottolinea: «Il fatto essenziale è che il label ci fornisce un quadro di riferimento. Senza una visione o un obiettivo, di sicuro si può partire, ma non è detto che si giunga a destinazione. L’altro aspetto è l’accompagnamento, soprattutto per un comune che non ha tecnici. Se non fosse stato per i nostri successivi consiglieri della Città dell’energia, non ce l’avremmo fatta.» Sophie Borboën, dell’ufficio Bio-éco Sàrl di Vevey, è proprio l’attuale consulente in questione. «Il comune dispone di poche risorse, ma le autorità sono impegnate soprattutto a ristrutturare gli edifici comunali e a sviluppare i trasporti pubblici. L’approccio è più orientato allo sviluppo sostenibile che all’energia. Grazie al dinamismo della Commissione Agenda 21, apolitica, la visione può spaziare molto di più.» In otto anni di presidenza, non meno di 142 nuovi comuni hanno ottenuto il label e possono ora fregiarsi di essere Città dell’energia. Nato più di trent’anni fa da un gruppo di città decise a rafforzare le loro politiche energetiche e ambientali andando oltre i requisiti dell’epoca, questo label si è gradualmente trasformato. Da un’azione idealista, il label 2021 è diventato un kit di strumenti pratici per i comuni, per affrontare al meglio la crescente complessità dei requisiti energetici e climatici. È un sottile gioco di equilibrio tra la «costanza» del catalogo di misure e l’«adattamento» ai cambiamenti, tanto legislativi quanto contestuali. Per esempio, un label quasi esclusivamente focalizzato sull’energia ora tiene ampiamente conto degli aspetti climatici. Barbara Schwickert sottolinea come buona parte dei comuni voglia disporre di una politica energetica efficiente. Il label ha questa vocazione di essere uno strumento creato «dai comuni e per i comuni». È questo uno dei suoi punti di forza: i suoi membri sono solo ed esclusivamente rappresentanti municipali. Ogni comune ha le sue particolarità, le sue esigenze e le sue sfide. Un programma «su misura», personalizzato per adattarsi a questa veste. L’approccio individuale, attuato tramite alcuni coach dell’energia, rappresenta il vero «valore aggiunto» di questo processo per ottenere il label. Un approccio che permette inoltre ai comuni di sapere «esattamente a che punto sono» in termini di politica energetica e di valutare il margine di miglioramento e le misure concrete per riuscirci. Così, l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050 si traduce in obiettivi e azioni concrete, misurabili e quantificabili, oltre a permettere alle autorità municipali e politiche di comunicare chiaramente gli effetti molto concreti dei programmi messi in atto. È con orgoglio e utilizzando la parola «onore» che l’attuale presidente descrive questi otto anni a capo dell’associazione. Una grande avventura politica che ha permesso anche alla città di Bienne, dove è stata membro dell’esecutivo per dodici anni, di brillare. Era anche un modo per uscire dalla sua «bolla» municipale, condividere la propria esperienza e lavorare con molti altri comuni membri. Un bilancio positivo e la volontà instancabile di continuare a fornire ai comuni uno strumento di qualità per affrontare le sfide climatiche ed energetiche dei prossimi anni. Matthieu Chenal, Manon Röthlisberger

Zero emissioni di gas serra nel 2050: istantanea della politica

La revisione della legge sul CO 2 è un primo passo per raggiungere l’obiettivo di «zero emissioni nette» entro il 2050. L’obiettivo della riforma è di dimezzare le emissioni di CO 2 della Svizzera entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. In questo modo, la Svizzera riuscirà a rispettare i suoi impegni nell’ambito dell’Accordo sul clima di Parigi. Dopo lunghe deliberazioni iniziate nel 2018, le Camere federali hanno finalmente adottato il progetto di legge nell’autunno del 2020 e ne è conseguito il lancio di due referendum paralleli contro una legge giudicata sia troppo debole che troppo forte. Alcuni diranno che è un esempio perfetto di compromesso svizzero. La legge sarà sottoposta al parere del popolo il 13 giugno 2021. L’ACS sostiene il progetto accettato dal Parlamento. Christoph Niederberger, direttore dell’ACS: «La revisione della legge sul CO 2 crea una chiara base legale che consente ai comuni di pianificare i lavori di attuazione. Lo strumento di finanziamento previsto, il Fondo verde per il clima, coprirà in parte i costi futuri che i comuni dovranno sostenere. L’ACS si schiera dunque a favore della legge sul CO 2 ». Si tratta di una condizione sine qua non per il successo dell’implementazione dei nuovi obiettivi da parte dei comuni. La legge sul CO 2 è l’elemento centrale della politica climatica della Confederazione e si concentra principalmente sui settori dei trasporti, dell’industria e dell’edilizia. Ovviamente questo obiettivo interessa i comuni direttamente. Assicurare l’approvvigionamento energetico è uno dei punti centrali della strategia energetica, il secondo importante pilastro della politica energetica e climatica. Per raggiungere i obiettivi serviranno ingenti investimenti e cambiamenti di paradigma: secondo gli scenari previsti dall’UFE e pubblicati il 26 novembre 2020 (Prospettive energetiche 2050+), la domanda di elettricità aumenterà infatti drasticamente entro il 2050. Alla luce di questi sviluppi e delle nuove sfide, i comuni devono prevedere notevoli sconvolgimenti a livello di infrastrutture comunali. Per citare solo qualche esempio, l’eliminazione graduale dell’impiego delle energie fossili per il riscaldamento, i programmi di ristrutturazione degli edifici e il rafforzamento della produzione di energia rinnovabile. «La revisione della legge sul CO 2 crea una chiara base legale che consente ai comuni di pianificare i lavori di attuazione. Lo strumento di finanziamento previsto, il Fondo verde per il clima, coprirà in parte i costi futuri che i comuni dovranno sostenere.» Christoph Niederberger, direttore dell’ACS Questi sconvolgimenti si sviluppano lungo due vie principali: in primo luogo, serve un netto aumento dell’offerta di energie rinnovabili. In questo caso, il margine di crescita è impressionante. Per esempio, secondo le Prospettive energetiche 2050+, gli impianti fotovoltaici dovranno fornire circa 17 volte più elettricità rispetto a oggi per soddisfare le esigenze in materia di energie rinnovabili. In secondo luogo, il sistema di riscaldamento deve passare attraverso la decarbonizzazione delle fonti di calore. Di fatto, ciò significa eliminare gradualmente i sistemi di riscaldamento a olio combustibile e prediligere due alternative: teleriscaldamento e pompa di calore. Naturalmente, non ci sono soluzioni miracolose nel settore energetico. La pompa di calore purtroppo è rumorosa. Un problema che attualmente costituisce un ostacolo significativo per questa tecnologia. Si procede dunque a un’analisi della situazione caso per caso, sulla base del principio di precauzione. Occorre ricordare che la riduzione dell’inquinamento acustico è anche al centro della politica ambientale svizzera. L’alternativa attuale, il teleriscaldamento, rappresenta un altro strumento molto efficace ma non è realizzabile ovunque. Ci sono diversi criteri per assicurare che questa soluzione permetta effettivamente di garantire la sicurezza energetica di un comune a lungo termine. Ma ancora prima di riscaldare con metodi alternativi, è importante riscaldare di meno, il che diventa possibile con i programmi di efficienza energetica per gli edifici ristrutturati. I comuni, che sono proprietari di immobili, hanno un posto in prima fila in questo programma. Attualmente esiste uno scarto enorme tra la realtà e i requisiti della Strategia energetica 2050, aggiornata nella forma delle Prospettive energetiche 2050+. Gli investimenti finanziari nelle infrastrutture a livello comunale saranno ingenti. Mario Cavigelli, presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (EnDK), lo spiega a chiare lettere: «La politica climatica comporta sfide impegnative per i cantoni e i comuni. Nell’ambito della politica edilizia, il numero di ristrutturazioni deve aumentare in misura tale da permettere agli edifici più vecchi di acquisire maggiore efficienza energetica. Inoltre, i sistemi di riscaldamento devono essere indirizzati verso fonti di energia rinnovabili. Per i proprietari, ciò comporta spesso un investimento iniziale maggiore, ma per tutto il periodo di funzionamento, il riscaldamento rinnovabile è redditizio. Da un lato, è quindi importante che i proprietari siano ben informati, anche dalle autorità comunali. Dall’altro, l’ingente investimento iniziale, specialmente per le famiglie a basso reddito, può essere compensato da adeguati programmi di sostegno cantonali e comunali o da prestiti a interessi zero. Tuttavia, è chiaro che la decarbonizzazione rappresenta una sfida per molti comuni: le reti per il gas dovranno essere smantellate a medio termine e sono previsti nuovi investimenti, per esempio nelle reti per il teleriscaldamento. Affinché questa conversione giunga a buon fine, serve una pianificazione energetica a lungo termine. Per esempio, è importante identificare le zone in cui il teleriscaldamento va sviluppato oppure, al contrario, identificare tempestivamente le zone in cui la rete del gas va smantellata a medio termine.» «La politica climatica comporta sfide impegnative per i cantoni e i comuni. Per esempio, è importante identificare le zone in cui il teleriscaldamento va sviluppato oppure, al contrario, identificare tempestivamente le zone in cui la rete del gas va smantellata a medio termine.» Mario Cavigelli, presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’energia (EnDK) Dal punto di vista politico, le politiche climatiche ed energetiche navigano ancora in acque tormentate. La revisione totale della legge sul CO 2 è attualmente sottoposta a referendum e la cosiddetta Iniziativa per i ghiacciai, che mira a sancire nella Costituzione il divieto categorico di utilizzare i combustibili fossili entro e non oltre il 2050, richiede un approccio più radicale di quello del Consiglio federale. L’ACS sostiene il controprogetto diretto del Consiglio federale perché costituisce un’alternativa auspicabile all’iniziativa popolare. Persegue un obiettivo simile: raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050. Tuttavia, il controprogetto tiene maggiormente conto della pluralità delle realtà comunali. È chiaro che la facilità di accesso di un abitante di Zurigo a un autobus, tram o treno regionale è nettamente maggiore che per un abitante di Corippo (TI). Le conseguenze finanziarie per questi comuni saranno troppo onerose e le soluzioni tecnologiche sostitutive saranno probabilmente ancora troppo limitate. Al pari della Confederazione l’ACS ritiene pertanto che, per ragioni di sicurezza energetica nazionale e di redditività economica, sia importante considerare la situazione particolare delle regioni di montagna e di periferia. Dopo i dibattiti in Parlamento, è prevista una votazione popolare tra il 2023 e il 2024. Manon Röthlisberger

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