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Filtro attivo: Categoria: Energia e ambiente Autore: Matthieu Chenal Rimuovi tutti i filtri
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Storia di un villaggio viticolo che diventa Città dell’energia

Lavigny ha impiegato 18 anni per ottenere il label «Città dell’energia». Il Comune di Vaud che si affaccia su Aubonne detiene il record di lentezza o è un modello di tenacia? Un po’ entrambe le cose, senza alcun dubbio, ma certamente ha dato prova di infinita pazienza, soprattutto nell’adattare il processo alle realtà dei piccoli comuni. Con poco meno di 1000 abitanti, Lavigny è chiaramente una delle più piccole Città dell’energia in Svizzera. Il suo nome è famoso soprattutto per il suo istituto medico, che sorge ai margini del villaggio da più di un secolo e conta quasi 800 collaboratori e centinaia di pazienti. È un importante partner sociale ed economico del villaggio e distribuisce il suo famoso calendario dell’Avvento alla fine di ogni anno. Si è sentito parlare parecchio di Lavigny anche per la società Ecorecyclage SA. Nella zona occidentale del Cantone di Vaud, l’impianto pilota dell’ex sindaco Luc Germanier è diventato il fulcro per i rifiuti verdi e alimentari, da cui si ricava metano per produrre biogas. Anche se le autorità locali non negano che queste aziende forti abbiano facilitato l’accesso al label, non è mai stato un fattore determinante da solo. Due personalità testimoniano questa lunga storia. Bernard Rochat, sindaco uscente ed esperto di energia, ha lavorato per 37 anni alla Société Electrique des Forces de l’Aubonne (SEFA) e, da quando è stato eletto, siede a la commissione energia dell’ARCAM, l’associazione economica dei comuni del distretto di Morges. L’interesse del Comune per un’Agenda 21 locale risale all’alba degli anni Duemila. Una prima analisi è stata effettuata tra il 2003 e il 2005. La firma nel 2007 della Carta d’impegno per lo sviluppo sostenibile segna una pietra miliare. «È stata soprattutto la prima carta di sviluppo sostenibile approvata dal Cantone», ricorda Bernard Rochat. L’obiettivo Città dell’energia già vi figurava. Ex direttore della scuola, Willy Favre, impiegato comunale incaricato dell’Agenda 21 dal 2016, è l’autore della tappa vittoriosa del label: «C’è voluto grande impegno per soddisfare le condizioni e sbloccare la somma finale. Ma lo volevamo davvero, con il consiglio era fatta, avevamo la maggioranza!» Bernard Rochat aggiunge e sottolinea: «Il fatto essenziale è che il label ci fornisce un quadro di riferimento. Senza una visione o un obiettivo, di sicuro si può partire, ma non è detto che si giunga a destinazione. L’altro aspetto è l’accompagnamento, soprattutto per un comune che non ha tecnici. Se non fosse stato per i nostri successivi consiglieri della Città dell’energia, non ce l’avremmo fatta.» Sophie Borboën, dell’ufficio Bio-éco Sàrl di Vevey, è proprio l’attuale consulente in questione. «Il comune dispone di poche risorse, ma le autorità sono impegnate soprattutto a ristrutturare gli edifici comunali e a sviluppare i trasporti pubblici. L’approccio è più orientato allo sviluppo sostenibile che all’energia. Grazie al dinamismo della Commissione Agenda 21, apolitica, la visione può spaziare molto di più.» In otto anni di presidenza, non meno di 142 nuovi comuni hanno ottenuto il label e possono ora fregiarsi di essere Città dell’energia. Nato più di trent’anni fa da un gruppo di città decise a rafforzare le loro politiche energetiche e ambientali andando oltre i requisiti dell’epoca, questo label si è gradualmente trasformato. Da un’azione idealista, il label 2021 è diventato un kit di strumenti pratici per i comuni, per affrontare al meglio la crescente complessità dei requisiti energetici e climatici. È un sottile gioco di equilibrio tra la «costanza» del catalogo di misure e l’«adattamento» ai cambiamenti, tanto legislativi quanto contestuali. Per esempio, un label quasi esclusivamente focalizzato sull’energia ora tiene ampiamente conto degli aspetti climatici. Barbara Schwickert sottolinea come buona parte dei comuni voglia disporre di una politica energetica efficiente. Il label ha questa vocazione di essere uno strumento creato «dai comuni e per i comuni». È questo uno dei suoi punti di forza: i suoi membri sono solo ed esclusivamente rappresentanti municipali. Ogni comune ha le sue particolarità, le sue esigenze e le sue sfide. Un programma «su misura», personalizzato per adattarsi a questa veste. L’approccio individuale, attuato tramite alcuni coach dell’energia, rappresenta il vero «valore aggiunto» di questo processo per ottenere il label. Un approccio che permette inoltre ai comuni di sapere «esattamente a che punto sono» in termini di politica energetica e di valutare il margine di miglioramento e le misure concrete per riuscirci. Così, l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050 si traduce in obiettivi e azioni concrete, misurabili e quantificabili, oltre a permettere alle autorità municipali e politiche di comunicare chiaramente gli effetti molto concreti dei programmi messi in atto. È con orgoglio e utilizzando la parola «onore» che l’attuale presidente descrive questi otto anni a capo dell’associazione. Una grande avventura politica che ha permesso anche alla città di Bienne, dove è stata membro dell’esecutivo per dodici anni, di brillare. Era anche un modo per uscire dalla sua «bolla» municipale, condividere la propria esperienza e lavorare con molti altri comuni membri. Un bilancio positivo e la volontà instancabile di continuare a fornire ai comuni uno strumento di qualità per affrontare le sfide climatiche ed energetiche dei prossimi anni. Matthieu Chenal, Manon Röthlisberger

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