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Filtro attivo: Categoria: Energia e ambiente Autore: Gerhard Lob Rimuovi tutti i filtri
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La raccolta separata di plastiche: i comuni ticinesi si sono adeguati

L’obbligo della raccolta separata delle plastiche provenienti dalle economie domestiche, comunicato dal Cantone nel novembre 2022 con effetto a partire da giugno 2023, aveva stupito non pochi comuni ticinesi (vedi articolo nella edizione 5/2023). Dopo una protesta dell’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) per la tempistica, soprattutto visto i preventivi già fatti, il Cantone concesse una proroga cosicché in tanti comuni la raccolta separata delle plastiche maggiormente riciclabili, ovvero del polipropilene (PP) e del polietilene (PE), iniziò solo il 1º gennaio 2024. Più di due anni sono passati. Solo due piccoli comuni non hanno ancora un sistema completamente conforme, dice Mauro Togni, capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati in seno alla sezione Protezione Aria, Acqua e Suolo della Divisione ambiente del Dipartimento Territorio del Cantone Ticino. Togni ricorda che l’articolo 6 del Regolamento di applicazione dell’ordinanza sulla prevenzione e lo smaltimento dei rifiuti (ROPSR) specifica che i comuni «sono tenuti» ad organizzare la raccolta separata dei rifiuti quali vetro, carta, ferro e i due tipi di plastica sopraccitati. «Se i comuni desiderano raccogliere ulteriori tipi di plastica sono liberi di farlo», specifica Togni. Questa precisazione è d’obbligo visto che qualche anno fa era sorta una polemica sul nuovo obbligo. Alcuni comuni, come Bellinzona, che usavano già il sistema «Sammelsack» (in italiano sacco di raccolta) raccogliendo tutti i tipi di plastica, non solo PP e PE, temevano di non poter continuare con il loro sistema. Invece no. Il «Sammelsack» è conforme all’obbligo introdotto, anche se il Cantone preferisce il sistema «Puricelli» che si concentra sui due tipi PP e PE e prende il suo nome dall’omonima impresa di Riva San Vitale che raccoglie le plastiche in Ticino e porta la parte riciclabile a Bergamo (Italia). Nel sistema «Sammelsack» la raccolta è invece centralizzata a Cadenazzo, i sacchi vengono in seguito trasferiti alla InnoRecycling di Eschlikon (TG) che a sua volta porta i rifiuti a Lustenau (Austria) per la separazione. Una parte di essi torna a Eschlikon per il riciclaggio. Spiega Togni: «Con il sistema ‹Sammelsack› si effettuano molti più chilometri di trasporto che con il sistema ‹Puricelli›, per questa ragione il Cantone ha scelto di privilegiare la raccolta di PP e PE.» La maggioranza dei comuni ticinesi, 64, ha aderito al sistema «Puricelli», 32 comuni hanno optato per la soluzione «Sammelsack», due comuni fanno capo alla Migros che ha un suo circuito per il riciclaggio delle plastiche, e due piccoli comuni – come detto – devono ancora trovare la soluzione giusta. I volumi di plastica raccolta sono aumentati, da 3000 tonnellate nel 2021 a circa 5000-6000 tonnellate nel 2023. L’obbligo, dice Togni, ha aiutato, ma non è l’unica ragione di questa tendenza. «C’era già in atto una maggior sensibilizzazione della popolazione e una maggior disponibilità e volontà per la separazione delle plastiche.» Tuttavia, in confronto alle circa 70 000 tonnellate di rifiuti solidi urbani (RSU) bruciate nel termovalorizzatore di Giubiasco e alle 164 000 tonnellate di altro materiale riciclato (vetro, carta, scarti vegetali) questi volumi sono esigui. «C’era già in atto una maggior sensibilizzazione della popolazione e una maggior disponibilità e volontà per la separazione delle plastiche.» Mauro Togni, capo dell’Ufficio dei rifiuti e dei siti inquinati in seno alla Sezione protezione aria, acqua e suolo della Divisione ambiente del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino Il sistema è ormai consolidato. L’Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) non ha più ricevuto reclami come conferma il suo segretario Tobiolo Gianella. Alcuni comuni interpellati si sono dichiarati soddisfatti. Locarno che ha introdotto la possibilità di smaltire queste plastiche (PP e PE) a partire da gennaio 2024 presso gli ecocentri fa sapere che nel 2024 sono stati raccolti 14,1 quintali e nel 2025 si sono raggiunti 19,6 quintali. «Ciò nonostante, molte persone continuano a portarle presso i rivenditori al dettaglio, dove erano già abituate a farlo», dice il municipale Marco Pellegrini, Capo del Dicastero Logistica, Territorio ed Ente autonomo acqua. Il Consorzio Raccolta Rifiuti Vallemaggia (CRRV) che raggruppa otto comuni fa sapere che la raccolta è aumentata del 50 percento – da circa 80 quintali nel 2023 a 125 quintali nel 2025. In Vallemaggia si usa il «Sammelsack» che viene considerato una soluzione positiva, «perché si buttano tutte le plastiche domestiche in un unico sacco e non viene richiesto alla popolazione di separare ulteriormente le plastiche. La popolazione all’inizio era un po’ scettica ma ora ci sembra che c’è maggiore consapevolezza», dice Irene Rianda, segretaria consortile. Il Comune di Chiasso rispondendo a un’interrogazione all’inizio del 2026 evidenzia una tendenza positiva per la raccolta di plastica, con una crescita media annua del 15 percento. Gerhard Lob

Come la Val Bavona affronta la ricostruzione in modo partecipativo

La Fondazione SL-FP ha conferito il riconoscimento paesaggio dell’anno «per l’azione solidale esemplare e per la conservazione e la cura del paesaggio culturale, anche in una situazione di emergenza». Fra le motivazioni di questo premio si sottolinea anche «l’impegno pluriennale a favore del paesaggio da parte di un’organizzazione di utilità pubblica, della popolazione locale e di esterni». Si è premiato quindi non solo il lavoro svolto dopo l’alluvione, ma pure quello effettuato in passato. Lavoro che ha portato, da un lato, a una forte identificazione della comunità con la propria valle e, dall’altro, allo sviluppo di una collettività resiliente nelle proprie azioni, come è stato ricordato durante la cerimonia di premiazione svoltasi a Cavergno, a fine di maggio, alla presenza del consigliere federale Albert Rösti. «Il premio di paesaggio svizzero dell’anno 2025 ci ha lusingati, emozionati e incoraggiati», afferma la sindaca di Cevio, Wanda Dadò. L’esperienza di quella notte, quando la natura infuriata ha fatto otto vittime in alta Valle Maggia e causato ingenti danni materiali, è ben presente nella sua memoria. Wanda Dadò era in carica solo da poche settimane e improvvisamente si è dovuta confrontare con una sfida enorme. «Fino a quell’evento non avevo neanche inaugurato una fontana», dice, «poi – da un giorno all’altro ho dovuto gestire una situazione estremamente difficile, essere presente a conferenze stampa, parlare con giornalisti e tant’altro.» Con il sindaco di Lavizzara, Gabriele Dazio, si è recata a Berna. A Palazzo federale è stata ricevuta dal consigliere federale Albert Rösti per parlare di sostegni finanziari: «Siamo stati accolti molto bene.» È ancora commossa dal sostegno, dai messaggi solidali e dagli aiuti che sono arrivati da tutta la Svizzera. «Il premio di paesaggio svizzero dell’anno 2025 ci ha lusingati, emozionati e incoraggiati.» Wanda Dadò, sindaca di Cevio (TI) La Val Bavona è stata chiusa fino a metà aprile per i visitatori esterni. Il danno principale si trova nella frazione Fontana-Bosco-Mondada. La colata detritica è scesa dalla valle laterale di Larèchi trasportando 300 000 m 3 di materiale e trasformando in modo irreversibile il paesaggio. La ferita è profonda ma ora si vedono già diversi progressi. Una nuova strada asfaltata percorre questa zona dall’aspetto quasi lunare e ci sono prime aree bonificate. Come dovrebbe presentarsi questa zona in futuro? Tra cinquanta, cent’anni? Come ricucire questo paesaggio? Ecco le domande principali per le quali si desidera trovare delle risposte in un percorso altamente partecipativo. I terrieri della Val Bavona e gli amanti del territorio sono chiamati a partecipare in modo attivo alla definizione del futuro del territorio. Mediante incontri, interviste dirette o di gruppo, laboratori, scambi di idee e di memorie, vengono raccolte le diverse visioni del paesaggio di Fontana, Bosco e Mondada con l’obiettivo di fornire indicazioni di lavoro per la fase di progettazione. Nella zona di Fontana si è istallata una cassetta-bucalettere con penne e fogli dove qualsiasi persona interessata può depositare le proprio idee. «La partecipazione alle serate e ai laboratori è stata molto buona, anche alla serata organizzata dal Cantone per la definizione delle zone rosse dove non si può più costruire», dice la sindaca Dadò. La direzione del progetto ricucitura è affidata a un gruppo ristretto. «Finora il nostro progetto procede secondo la tabella di marcia», dice Lorenzo Dalessi, presidente della Fondazione Valle Bavona, lodando la collaborazione con il Comune di Cevio. Ricorda che questo settembre verrà pubblicato il bando per l’affidamento della progettazione della ricucitura del paesaggio. Serviranno esperti in architettura del paesaggio, in ingegneria civile, scienze ambientali e naturali, ma pure agronomi, progettisti rurali e conoscitori della storia e della cultura alpina. «Il nuovo paesaggio, frutto di un approccio multidisciplinare orientato a garantire sicurezza, funzionalità e qualità, dovrà anche confrontarsi con il tema della memoria degli eventi del 2024», si legge nel preavviso del bando. Indipendentemente da questo importante progetto il Comune di Cevio guarda in avanti, vuole far conoscere meglio la vita in valle, che è caratterizzata da una dimensione umana ed è attrattiva, in particolare per famiglie. Fra i grandi progetti di Cevio c’è il Centro ricreativo turistico a Bignasco con una piscina coperta. L’apertura di questa importante opera è prevista per il 2030. Informazioni: https://www.fontanaboscomondada.ch Gerhard Lob

L’impegno per un futuro sostenibile

Lugano è conosciuta come il centro finanziario più importante della Svizzera italiana ma pure come città di turismo e congressi. «Il turismo è un settore dove sempre più persone chiedono sostenibilità», dice Tatjana Ibraimovic, coordinatrice del progetto #Luganosostenibile presso la Divisione Socialità della Città di Lugano. Gli organizzatori di un congresso, ad esempio, vogliono essere sicuri che siano a disposizione mezzi pubblici per arrivare dagli alberghi ai siti del congresso, che gli alberghi perseguano obiettivi sostenibili in ambito energetico, nella gestione dei rifiuti e per limitare lo spreco alimentare. «Lugano mira ad essere riconosciuta come una destinazione turistica sostenibile, ovvero una destinazione dove il turista può godere di una vasta offerta di beni e servizi conformi ai principi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica», si legge nel libretto «La Città di Lugano x l’Agenda 2030». E poi: «Dal turismo congressuale, con la realizzazione degli eventi sostenibili, alla partecipazione all’iniziativa nazionale Swisstainable, si mira a promuovere nel settore turistico e nel turista la responsabilità nei confronti della destinazione del suo soggiorno.» Il turismo sostenibile è solo uno degli obiettivi in un ampio catalogo che tocca temi quali la promozione dell’energia pulita, l’incoraggiamento della mobilità dolce, la tutela dell’ambiente, la riduzione della povertà, la lotta contro la discriminazione e le disuguaglianze per la creazione di comunità solidale e partecipativa, la custodia del patrimonio culturale della città e dei suoi quartieri. Obiettivi che si lasciano inglobare nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile OSS (Sustainable Development Goals SDGs) che costituiscono il nucleo dell’Agenda 2030 adottata dalle Nazione Unite, e perciò dalla Svizzera, nel 2015. «L’Agenda 2030 dà le grandi linee a un livello molto alto, ma poi sono le città e i comuni che concretizzano e realizzano i singoli progetti a livello regionale e locale.» Tatjana Ibraimovic, coordinatrice del progetto #Luganosostenibile della Città di Lugano «L’Agenda 2030 dà le grandi linee a un livello molto alto, ma poi sono le città e i comuni che concretizzano e realizzano i singoli progetti a livello regionale e locale, in collaborazione con le università, le aziende e con i cittadini che danno un contributo concreto», dice sempre Tatjana Ibraimovic e mostra un lungo elenco di iniziative realizzate dalla Città di Lugano: l’eliminazione di isole di calore, la creazione di un giardino naturale come il parco Kiwi a Viganello, un convegno sull’impresa sociale che si è svolto al Ciani, un progetto per il riutilizzo di computer usati. L’elenco potrebbe essere molto più lungo, considerando che il primo rapporto sulla sostenibilità (2023) pubblicato dalla Città di Lugano il 6 marzo 2024 conta ben 68 pagine. L’amministrazione stessa deve orientarsi agli obiettivi di sostenibilità. Il 25 settembre 2024, in occasione della giornata dedicata alla promozione degli obiettivi di sviluppo sostenibili, denominata «SDG Flag Day», i due delegati federali per l’Agenda 2030, Daniel Dubas e Markus Reubi, sono venuti a Lugano per informarsi sui progressi. Hanno sottolineato l’importanza delle città, dei cantoni e dei comuni nel contribuire alla trasformazione sostenibile. L’arrivo dei delegati a Lugano non è avvenuto per caso. Nel 2021, Lugano, con il progetto #Luganosostenibile, aveva vinto il concorso federale promosso dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ARE, ed era stata scelta come città pilota per la prima campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione. Campagna iniziata il 25 settembre 2024 e che durerà fino a settembre 2025, quando la bandiera SDG con 17 colori, rappresentanti i 17 obiettivi di sostenibilità e rammentanti l’importanza di affrontare le sfide in maniera integrata, verrà consegnata a un’altra città svizzera. A fine ottobre la strategia cittadina è stata presentata durante una missione della delegazione svizzera per l’Agenda 2030 nell’ambito della cooperazione internazionale a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina. «C‘era molto interesse e curiosità per il nostro percorso», racconta Ibraimovic che faceva parte della delegazione. L’elenco delle iniziative e degli sforzi a Lugano è impressionante anche se rimane tanta strada da fare, in particolare nell’ambito del traffico cittadino. Fra le dieci città più grandi della Svizzera, Lugano è la città con il tasso di motorizzazione più alto. Il 61 percento delle persone possiede una vettura (38 212 auto private su una popolazione di 62 464 persone), contribuendo – assieme alle migliaia di frontalieri che vanno e vengono tutti giorni – a un caos viario con strade intasate che non contribuisce alla qualità di vita e a un’aria pulita nella città del Ceresio. Gerhard Lob

Una spina dorsale naturale per i cittadini

Il Laveggio è un fiumicello non molto conosciuto e non molto visibile. Questo è dovuto anche al fatto che scorre attraverso una zona del Mendrisiotto edificata caoticamente, un «non-luogo» nella pianificazione territoriale in cui hanno trovato posto numerose infrastrutture. Capannoni, fabbriche, centri commerciali, cisterne, l’autostrada A2, la semi-autostrada Mendrisio-Stabio, la ferrovia del Gottardo e tanti altri insediamenti caratterizzano questa zona di confine con l’Italia. Nonostante la forte urbanizzazione esistono ancora pregiati elementi naturalistici che grazie al Parco del Laveggio, inaugurato l’8 ottobre 2023, sono stati messi in risalto. Oggi, da Stabio, dove si trovano le sorgenti del Laveggio, fino alla sua foce a Riva San Vitale, c’è una spina dorsale verde di undici chilometri percorribile a piedi oppure parzialmente con la bicicletta. Gli albori di questo progetto cresciuto dal basso, risalgono a dieci anni fa, quando nel Mendrisiotto si costituì il movimento civico dei «Cittadini per il territorio» con l’intento di mobilitarsi contro l’intenzione del Cantone di sacrificare un prato umido per un progetto edilizio. Grazie alla raccolta di firme il progetto fu bloccato e il pregiato spazio naturale fu messo sotto tutela. «Non volevamo fare solo opposizione, ma pure creare qualcosa di positivo», dice Grazia Bianchi, coordinatrice dell’associazione, in un video sulla genesi del parco. Nacque così l’idea del Parco del Laveggio, di un corridoio naturalistico lungo il fiume. Furono allora coinvolti diversi pianificatori e l’associazione divenne un interlocutore importante per Cantone e Comuni. Stabio, Mendrisio e Riva San Vitale, hanno pagato interventi per un ammontare complessivo di 1,2 milioni di franchi per realizzare opere sul loro territorio, ad esempio a Mendrisio una nuova passerella che permette di superare lo svincolo stradale in zona Penate oppure a Riva San Vitale, la sistemazione dell’argine sugli ultimi 200 metri prima di arrivare al lago di Lugano. Oggi il sentiero attraversa aree di pregio naturalistico, tocca numerosi punti di interesse culturale ed è diventato un’area di svago importante per la popolazione locale. Per approfondire la conoscenza dei luoghi sono stati creati dei contenuti didattici. Lungo tutto il percorso si trovano dei piccoli totem recanti un codice QR che, scansito con uno smartphone, dà accesso a un racconto e a una proposta di attività per bambini e ragazzi. A Stabio il percorso è arricchito da nove pannelli interattivi. Ancora da migliorare, in alcuni luoghi, sono le indicazioni per l’accesso al parco. Ad esempio, a Stabio, la zona Margherita, dove inizia il percorso, si trova un po’ nascosta dietro una zona industriale. Giacomo Hug, portavoce del Parco del Laveggio, sottolinea che la realizzazione del parco è stata possibile grazie a un’ottima collaborazione con i Comuni coinvolti, che fanno parte di un «comitato guida» formato dai tre sindaci, da un rappresentante del Dipartimento del territorio e da un rappresentante dell’associazione Cittadini per il territorio. Nella fase di concretizzazione del Parco (2020-2023) questo comitato era l’organo supervisore del progetto, ora è garante di una visione sovracomunale. Attualmente si pensa di creare un nuovo ente gestore, probabilmente una fondazione. «I Comuni sono stati un sostegno attivo e indispensabile per la realizzazione del progetto, abbiamo sempre trovato grande disponibilità.» Giacomo Hug, portavoce del Parco del Laveggio Va sottolineato che dopo lo studio del 2017 «Parco del Laveggio – Progetto modello», il principio di creare un parco e di utilizzare lo stesso come «spina dorsale» per la pianificazione del territorio è stato ripreso dal Programma di agglomerato del Mendrisiotto (PAM3), grazie al quale i Comuni hanno ricevuto anche delle risorse per finanziare gli interventi. «I Comuni sono stati un sostegno attivo e indispensabile per la realizzazione del progetto, abbiamo sempre trovato grande disponibilità», riassume Giacomo Hug. Il Parco del Laveggio non è pensato per attirare turisti, ma è soprattutto un parco per la popolazione locale. Il progetto ha convinto la fondazione Binding che ha conferito all’associazione «Cittadini per il territorio» il Premio Binding per la biodiversità 2024 motivando lo stesso per «la forza e il coraggio dell’associazione che si adopera per assicurare l’accessibilità del fiume e della natura residuale». Grazie a un’esemplare collaborazione improntata al reciproco rispetto con Comuni e Cantone, sono nate cooperazioni costruttive. La popolazione locale è stata coinvolta con impieghi volontari, ha così potuto famigliarizzare con i luoghi, aiutare a creare qualcosa e sentirsi parte del movimento. Informazioni: Parco del Laveggio: www.parcolaveggio.ch Premio Binding per la biodiversità 2024: www.preis-biodiversitaet.ch/it/laureato-2024/ Gerhard Lob

Separare i rifiuti, ma meglio ancora, evitarli

La gestione dei rifiuti domestici è un compito importante per tutti i comuni. Negli ultimi anni si sono fatti grandi sforzi per una gestione sempre più efficace ed ecosostenibile. Invece di buttare tutti i rifiuti in un container oppure in un sacco per poi smaltirli, si è diffusa la raccolta differenziata. Per materiali quali il vetro, la carta, il metallo, l’alluminio e la plastica (soprattutto bottiglie di PET) esistono quasi ovunque contenitori di raccolta. Solo ciò che rimane dopo questa separazione è messo nei sacchi di RSU (Rifiuti solidi urbani) che tutti i comuni ticinesi per legge devono avere. Chi produce più rifiuti deve pagare di più. I comuni cercano di incentivare i cittadini a separare i rifiuti pubblicizzando i vantaggi economici. La città di Locarno, ad esempio, ha lanciato lo slogan «Locarno pulita: più separo meno pago». Purtroppo, la montagna dei rifiuti è sempre molto alta. Gli svizzeri, pur essendo campioni di riciclaggio, sono sempre ai primi posti mondiali nella classifica dei produttori di rifiuti con circa 700 chili all’anno pro capite. È necessario un cambiamento. Per questo l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana (ACSI) ha lanciato un progetto che va oltre la raccolta separata dei rifiuti, ma si propone di contribuire ad evitare la produzione di rifiuti, di andare quindi alla radice del problema. Meno rifiuti creiamo, meno rifiuti dobbiamo separare e smaltire. La città di Mendrisio è stata coinvolta inizialmente quale comune pilota. Nell’aprile 2021 l’allora segretaria generale ACSI, Laura Regazzoni Meli, nell’editoriale della «Borsa della spesa», la rivista dell’ACSI, si esprimeva così: «L’ACSI propone ora di fare un ulteriore passo portando in Ticino i principi del movimento Zero rifiuti». Cosa significa Zero rifiuti? Il progetto prevede diverse attività: dal coaching a un gruppo di economie domestiche volontarie disposte a impegnarsi per dimostrare che ridurre i rifiuti è possibile, a momenti di incontro con la popolazione, dalla sensibilizzazione dei negozianti per incentivare la vendita di prodotti sfusi, al dialogo con i ristoratori per ridurre lo spreco alimentare e con gli organizzatori di eventi affinché «festa» non faccia più rima con «montagne di rifiuti». Questa strategia viene propagata anche da Zero Waste Switzerland ( www.zerowasteswitzerland.ch ). Le nuove parole d’ordine sono: rifiutare e rinunciare. «Rifiutiamo i prodotti usa e getta – la cannuccia al bar, i volantini pubblicitari che non leggeremo, i sacchetti di plastica, i campioncini gratuiti monodose… – e rinunciamo a ciò di cui non abbiamo bisogno – l’ennesimo paio di scarpe o l’ultimo gadget che finirà dimenticato in un cassetto», dice l’ACSI. A parole tutto è facile, ma applicare questi principi lo è un po’ meno. Lo ha dimostrato la trasmissione «Patti chiari» della televisione RSI, che ha dedicato la puntata del 11 febbraio 2022 proprio all’ iniziativa Zero rifiuti, seguendo pure due famiglie di Mendrisio che partecipavano al coaching, nel loro impegno di riduzione dei rifiuti. In totale a Mendrisio partecipavano al progetto di coaching una dozzina di famiglie. Per Gabriele Martinenghi dell’Ufficio tecnico comunale (UTC) di Mendrisio, Ambiente e servizi urbani, l’esperienza fatta finora è positiva. In collaborazione con l’ACSI sono stati organizzati diversi eventi di sensibilizzazione, una serata sul tema e diversi «caffè riparazioni», luoghi dove i cittadini possono portare oggetti danneggiati per farli riparare. Più impegnativo, sempre secondo Martinenghi, è il lavoro con le famiglie nell’ambito del coaching, perché chiede un impegno regolare su un lasso di tempo più lungo (incontri regolari il sabato). L’obiettivo di ridurre i rifiuti è stato raggiunto? «La quantità dei rifiuti urbani solidi pro capite si è ridotta, ma è difficile dire se questo sia frutto dell’iniziativa», dice Martinenghi. «La quantità dei rifiuti urbani solidi pro capite si è ridotta, ma è difficile dire se questo sia frutto dell’iniziativa.» Gabriele Martinenghi, Ufficio tecnico comunale (UTC) di Mendrisio L’impegno della città di Mendrisio non è oneroso dal punto di vista finanziario (alcune migliaia di franchi all’anno), ma richiede tempo e lavoro da parte dell’ufficio competente. Vengono contattati ad esempio commercianti, ristoratori, gestori di take-away oppure organizzatori di eventi per ridurre i rifiuti. Alcuni progressi sono già visibili. Durante la famosa Sagra dell’uva, ad esempio, si sono evitati i bicchieri monouso, sostituendoli con bicchieri riutilizzabili che chiedevano un deposito di due franchi. Mendrisio ha fatto da apripista, ora anche i comuni di Balerna, Chiasso e Lumino hanno aderito al progetto Comune Zero rifiuti con serate informative e alcune famiglie in coaching. Alberto Benzoni, municipale di Balerna dice: «Come capo dicastero ambiente sono sempre stato sensibile al tema separazione e smaltimento dei rifiuti. Ho introdotto nel nostro comune la separazione e il riciclo delle plastiche come pure il ritiro e la valorizzazione degli scarti di cucina umido. Inoltre, era mio obiettivo rendere le feste e gli eventi più sostenibili.» Con la sua famiglia ha preso parte al programma coaching: «Ho partecipato per curiosità e per vedere da vicino il programma ACSI.» Il Comune di Lumino secondo il segretario Floriano Righetti ha aderito al progetto «perché quella dell’economia circolare e dello smaltimento dei rifiuti è una tematica centrale nella società odierna». Visto che il progetto è appena stato avviato sarà possibile stilare un bilancio complessivo ed esaustivo solo al termine dell’intero ciclo. Per l’ACSI è Viola Ferdani ad occuparsi come coordinatrice del programma Comune Zero rifiuti. Dopo i primi anni di attività trae un bilancio positivo, ma sottolinea che non è facile essere controcorrente in una società e in un mondo commerciale che produce tanti prodotti imballati. Perciò è contenta, ad esempio, che almeno tre filiali Migros in Ticino offrano prodotti sfusi. La signora Ferdani dice pure che le famiglie che partecipano al coaching spesso sono già sensibili al tema della riduzione dei rifiuti: «Ma anche chi è già sensibilizzato può migliorare.» Gerhard Lob

La resistenza dei comuni paga

In linea di massima sono tutti d’accordo. Raccogliere la plastica è una cosa buona. Ma i problemi si nascondono nel dettaglio. Il Consiglio di Stato del Cantone Ticino, nel novembre 2022, un po’ a sorpresa, ha deciso di introdurre l’obbligatorietà della raccolta separata delle plastiche maggiormente riciclabili presso i comuni, ovvero del polipropilene (PP) e del polietilene (PE), a partire da giugno del 2023. Il nuovo obbligo ha disorientato i comuni, in particolare per la tempistica. «Non è realizzabile», dice Felice Dafond, sindaco di Minusio, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (ACT) e membro del comitato dell’Associazione dei Comuni Svizzeri. Già nel novembre 2022, subito dopo la comunicazione, l’ACT ha inviato uno scritto a Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio, nel quale evidenziava «grande stupore e profondo disappunto» per la modifica, visto che gli enti locali che devono applicare la nuova norma, non erano stati coinvolti nella decisione. Si ricordava che i preventivi comunali devono essere licenziati entro il 31 ottobre e che l’introduzione di un nuovo servizio implica una modifica dei regolamenti per la gestione dei rifiuti e delle relative ordinanze, anche perché comprende la riscossione di una tassa causale. La lettera concludeva con la costatazione che le modifiche in questione non potranno essere implementate prima del 1 o gennaio 2024. «Il nuovo obbligo non è realizzabile.» Felice Dafond, sindaco di Minusio e presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (ACT) La decisione del Cantone è stata criticata anche da un altro punto di vista. L’Osservatorio per la gestione ecosostenibile dei rifiuti (OKKIO) non ha visto di buon occhio la decisione del dipartimento di limitare la raccolta alle sole plastiche PP e PE. Secondo questa associazione, con questa scelta, si ricicleranno solo il 15-20 percento delle plastiche in circolazione. Sempre nel novembre 2022, una petizione dell’OKKIO al Consiglio di Stato ricordava che una ventina di comuni usa con successo il «sammelsack» nel quale vengono raccolte quasi tutte le tipologie di plastiche che vengono poi separate in un centro automatizzato in Austria, vicino al confine svizzero, per poi ritornare in Svizzera dove in gran parte vengono riciclate. Solo la parte non riciclabile (20-30%) viene convogliata ai cementifici o agli inceneritori svizzeri. Si citava Bellinzona come esempio per la raccolta con il «sammelsack» (vedi riquadro) e si sottolineava che il finanziamento della raccolta e il trattamento delle plastiche attraverso l’aumento della tassa di base, come voluto dal Cantone, sarebbe contrario al principio della causalità. Un’interrogazione di Carlo Lepori (PS) e cofirmatari riprendeva questa preoccupazione, ma il Cantone non ha cambiato la sua posizione come si può leggere nella risposta del 15 marzo 2023 che riferendosi al «sammelsack» evidenzia la conclusione di uno studio secondo quale «tale metodo presenta diverse incognite, soprattutto legate al destino di alcune tipologie di plastiche. Lo stesso studio ha per contro chiaramente mostrato che il riciclaggio di due tipi di plastiche, PE e PP, non solo è fattibile ma anche ecologicamente ed economicamente sostenibile.» Il Cantone riconferma quindi la volontà di trovare una soluzione ticinese implicante la costruzione di un impianto proprio di riciclaggio per evitare trasporti della plastica raccolta. Almeno per la tempistica il Cantone ha fatto un passo indietro, lasciando un po’ più tempo ai comuni. Nella sua risposta allo scritto dell’ACT il Dipartimento del territorio dice che qualora il termine del 1 o giugno 2023 non potesse essere rispettato «sarà concessa ai comuni una certa flessibilità temporale». Gerhard Lob

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