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Il fattore umano al centro della digitalizzazione comunale

Per rispondere a questo interrogativo, non si può prescindere da un approccio incentrato sugli utenti. L’osservazione attiva, l’analisi dei comportamenti e l’immersione nella vita quotidiana dei collaboratori e della popolazione offrono una prospettiva più autentica e profonda rispetto a una semplice raccolta delle esigenze. Adottati durante l’intero ciclo di vita di un progetto, questi metodi consentono di individuare i problemi inespressi, di comprendere le interazioni reali con i servizi comunali e di identificare le direttrici di miglioramento significative: iniziare con la comprensione dei problemi riscontrati testando l’esperienza di un utente e immergendosi nell’attività del servizio comunale interessato, anche trascorrendo qualche giorno di «job-shadowing»; coinvolgere gli utenti finali sin dalle primissime fasi, organizzando laboratori partecipativi o gruppi di discussione; eseguire test di utilizzabilità dei prototipi e delle fasi pilota; predisporre dei canali per raccogliere e analizzare i feedback degli utenti in modo continuativo una volta che il servizio è diventato operativo; sfruttare i dati disponibili per identificare le tendenze di utilizzo e rilevare i problemi; creare un sistema di gestione delle richieste di sviluppo che lasci spazio alla creatività, organizzando laboratori di co-creazione. Integrando metodi di questo tipo, le amministrazioni comunali si assicurano di mantenere e rafforzare la prossimità ai propri utenti, rimanendo al contempo allineate con le loro stesse esigenze, anche in termini di efficacia. E se ogni vostro progetto iniziasse con una giornata immersiva presso lo sportello comunale? Grégory Grin

L’intelligenza artificiale nelle amministrazioni comunali

L’IA è la capacità dei computer di svolgere compiti che in precedenza richiedevano l’intelligenza umana. L’IA è in grado di apprendere, soppesare i fatti, prendere decisioni e riconoscere modelli. Oggi l’IA è spesso utilizzata nel campo dell’analisi dei dati, dell’assistenza online o come servizio di traduzione. Perché l’IA è così polarizzata? Il fatto che l’IA stia assumendo compiti che finora solo noi umani potevamo svolgere e che sia anche in grado di prendere decisioni in maniera autonoma provoca un certo disagio. Nello sviluppo dell’IA è quindi importante affrontare considerazioni etiche e legali legate alla responsabilità, alla trasparenza e agli impatti sociali. Tuttavia non conviene rifiutarsi di abbracciare questa nuova tecnologia. Quali innovazioni possono aspettarsi le amministrazioni comunali nel prossimo futuro per quanto riguarda l’IA? Probabilmente non ci sarà fornitore IT che non si occuperà di IA. Strub & Partner sta lavorando con alcuni partner tecnologici, ad esempio, per mettere a punto un assistente in grado di riassumere e tradurre i contenuti di un contenitore di regolamenti, ordinanze e direttive definito dal comune. Integrandolo nel sito web comunale, è possibile rispondere in modo rapido e corretto alle richieste degli abitanti. Un altro progetto riguarda uno strumento finanziario capace di analizzare i dati finanziari basati sulla contabilità MCA2 e di fornire suggerimenti per l’ottimizzazione. Entrambi gli esempi aiutano le amministrazioni comunali a sfruttare le risorse esistenti in modo ancora più efficiente. E in che modo, nell’immediato, l’IA può servire a livello di amministrazione comunale? I chat bot di IA come ChatGPT 3.5 o Bing-Chat, disponibili gratuitamente online, offrono a tutti la possibilità di utilizzarla già oggi. Siccome non sappiamo come e dove i dati vengono memorizzati e riutilizzati, è importante inserire solo dati anonimizzati o già pubblicamente accessibili. La gamma di applicazioni resta pur sempre vastissima, eccone alcuni esempi: – far redigere un comunicato stampa o un Management Summary su un progetto politico – far analizzare studi o rapporti per individuare le affermazioni fondamentali – far scrivere una proposta di mansionario o un annuncio di lavoro Così come per l’uso di altre tecnologie e fonti d’informazione, anche per l’utilizzo dell’IA è importante esaminare e verificare criticamente la plausibilità dei dati e delle informazioni. Se questa regola e anche i requisiti specifici per la protezione dei dati vengono rispettati, già oggi l’IA può semplificare il lavoro delle amministrazioni comunali e non vediamo l’ora di vedere cos’altro ci aspetta. Informazioni: www.digitale-gemeinde.com Gérald Strub

Protezione dei dati: aspetti da considerare

Il diritto in materia stabilisce principi importanti che devono essere sempre rispettati. I più rilevanti sono la legalità, la proporzionalità e la sicurezza dei dati. Con il termine «legalità» si intende che qualsiasi trattamento di dati personali deve fondarsi su una base legale. Se la legge o il regolamento comunale, come spesso accade, non menziona esplicitamente il tema del trattamento dei dati, occorre che l’atto normativo disciplini almeno un compito pubblico per l’adempimento del quale è richiesto il trattamento dei dati personali. In base al principio di proporzionalità possono essere registrati e ulteriormente trattati soltanto i dati necessari. Ad esempio, al Comune di Dänikon servono, per ciascuna associazione, i dati personali di una persona di contatto e il numero dei membri attivi, ma non i nomi o altri dati di chi vi aderisce. Anche il personale dei comuni può lasciare tracce dei propri dati nei protocolli tecnici, i cosiddetti «log». Se nei protocolli è possibile constatare chi ha svolto una certa attività e quando, tali informazioni costituiscono a loro volta dati personali che possono essere salvati e valutati solo se necessari al corretto esercizio del software. Infine, la sicurezza dei dati garantisce che questi ultimi non siano accessibili a persone non autorizzate (confidenzialità), che non vengano falsificati (integrità) e che siano effettivamente disponibili in caso di bisogno (disponibilità). In linea di principio, i software utilizzati dai comuni devono essere progettati per permettere un trattamento dei dati sicuro e conforme alla legge. Se sono connessi ad altri sistemi o a Internet, i software devono essere dotati di meccanismi appropriati, in modo tale che l’applicazione e i dati personali ivi salvati non diventino il bersaglio di attacchi perpetrati dall’esterno. Più sensibili sono i dati trattati, migliore deve essere il livello interno di sicurezza. Ne consegue che possono accedere ai dati unicamente i collaboratori che ne hanno realmente bisogno per l’adempimento dei loro compiti (autenticazione forte, autorizzazioni restrittive, eventualmente crittografia dei dati). Siccome i dati devono essere distrutti quando non sono più necessari, è imperativo garantire, sotto il profilo tecnico, che il software possa eliminarli in via definitiva. Se questo non dovesse avvenire automaticamente allo scadere del termine di conservazione, occorre indicare, in un apposito regolamento, la persona che all’interno dell’amministrazione è responsabile della distruzione dei dati e quando vi provvede. Il 1º settembre 2023 è entrata in vigore la nuova legge federale sulla protezione dei dati. Le ripercussioni per i comuni sono esigue. Per i loro compiti pubblici si applica la rispettiva legge cantonale. I principi di legalità, proporzionalità e sicurezza dei dati sono integrati in tutte le leggi cantonali. La legislazione cantonale stabilisce a chi si possono rivolgere i comuni in caso di domande sulla protezione dei dati. Alcuni cantoni richiedono che i rispettivi comuni abbiano una propria autorità per la protezione dei dati (ad es. nel Cantone di Berna). In altri, gli organi di vigilanza cantonali sono responsabili anche dei comuni. Informazioni: Questa domanda del Comune di Dänikon (ZH) è pervenuta alla segreteria dell’Amministrazione digitale Svizzera (ADS) tramite la Guida per comuni digitali. È stato fatto ricorso alle competenze specialistiche dell’associazione eJustice.CH. Il dottor Ueli Buri, incaricato per la protezione dei dati del Cantone di Berna, ha infine fornito informazioni riguardanti il diritto in materia di protezione dei dati. Il presente contributo sul tema del diritto in materia di protezione dei dati è stato pubblicato in novembre sul blog giuridico della segreteria dell’ADS. Il blog contiene gli ultimi aggiornamenti sul diritto relativo al e-government ed è frutto della collaborazione tra l’ADS e l’associazione eJustice.CH. I loro temi sono importanti per i comuni. La segreteria dell’ADS raccoglie anche le vostre richieste: digitale-verwaltung-schweiz.ch/blog (in tedesco e francese). Ueli Buri

Digitalizzazione: un passo alla volta

Quando si parla di amministrazione digitale, la digitalizzazione delle procedure amministrative figura in cima alla lista delle aspettative espresse dalla popolazione e anche dal personale comunale. È peraltro del tutto naturale e salutare se un Comune che impegna risorse e finanze nel percorso verso la digitalizzazione si aspetta una serie di vantaggi intrinseci. La digitalizzazione delle procedure amministrative comunali è tuttavia un argomento complesso, che riguarda molteplici settori di attività e basi legali. L’automazione integrale e senza soluzione di continuità implica l’implementazione dell’interoperabilità con una vasta gamma di sistemi e dati da standardizzare. Non è una cosa che si può fare di colpo e seduta stante. È un processo che prevede più tappe, durante le quali i comuni devono continuare a funzionare normalmente. Non si può premere il pulsante «pausa» mentre si digitalizza. Può dunque accadere che in alcune fasi si presti maggiore attenzione a un aspetto a discapito di un altro, e che il risultato sia più visibile e percepibile per la popolazione che non per i servizi comunali, o viceversa. Può darsi anche che vengano compiuti solo i primi passi nella direzione della completa automazione. La chiave per continuare questo percorso prevede le seguenti tappe. Mantenere l’obiettivo di fornire un valore aggiunto a ogni parte coinvolta, cercando il giusto equilibrio tra le diverse fasi dell’iniziativa. È inoltre importante rendere sistematicamente chiaro, comprensibile e trasparente ciò che ogni fase apporta alla popolazione e ai servizi comunali, anche se si tratta di una tappa intermedia. Rimanere in contatto con il territorio, sia in termini di esperienza dell’utente finale, sia immergendoci nel lavoro quotidiano dei servizi comunali, oltre a dare loro voce per definire la roadmap della digitalizzazione. Mantenere la rotta verso l’automazione integrale tra i vari sistemi coinvolti, spiegando che servirà tempo, ma che ogni passo contribuisce poco a poco ad avvicinarsi all’obiettivo finale. In altre parole, accettare di procedere – con pazienza – per gradi, aggiungendo valore a ogni singola fase e rimanendo aderenti alla realtà, ecco gli ingredienti immancabili della ricetta. Grégory Grin

Comunicazione di crisi in caso di ciberattacco

Una buona comunicazione di crisi aiuta il comune a posizionarsi come fonte di informazioni centrale e credibile e a prevenire speculazioni, indiscrezioni o notizie false. I ciberincidenti richiedono quindi una comunicazione di crisi tempestiva, coordinata e ben studiata, per trasmettere sicurezza e riconquistare la fiducia dei gruppi di interesse. In particolare nel caso di ciberattacchi, si tratta di un’impresa impegnativa a causa della complessità tecnica e delle informazioni spesso incomplete. In caso di evento i responsabili devono reagire rapidamente e rispondere in tempo reale ai mutamenti delle circostanze. Per un flusso coordinato di informazioni interne ed esterne è necessario accordarsi periodicamente con tutti i gruppi di interesse. La comunicazione di crisi richiede sensibilità nei confronti delle emozioni, trasparenza e disponibilità ad ammettere gli errori. L’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS), in collaborazione con i cantoni di Zurigo e Vaud, ha elaborato dei principi per la comunicazione di crisi e delle frasi standard per i comunicati stampa e le richieste dei media. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito web dell’UFCS: https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home/infos-fuer/infos-behoerden/vorfall-was-nun/krisenkommunikation.html . Annuncio: Brownbag Lunch online sul tema: come mantenere «in forma» la propria organizzazione in termini di cibersicurezza e come comunicare in caso di ciberattacco, data: 23.5.2024. Per registrarsi: Link Sandra Lüthi

Strategie di digitalizzazione per i comuni di piccole dimensioni

Una strategia di digitalizzazione efficace inizia con un inventario delle risorse e delle esigenze esistenti del comune. Quando si fa il punto della situazione, è importante capire a che punto ci si trova. In particolare: che cosa sono già in grado di fare l’infrastruttura ICT esistente e le applicazioni tecniche impiegate? La valutazione delle esigenze consiste nel definire ciò che si vuole ottenere davvero nell’ambito della digitalizzazione. In tal caso si dovrebbe puntare a creare sempre un valore aggiunto per i residenti attraverso la centralità del cliente. Il valore aggiunto potrebbe essere: i servizi comunali disponibili 24 ore su 24 e la possibilità di consultare i dati personali o di fare una videochiamata invece che recarsi di persona allo sportello. Per determinare l’obiettivo da perseguire si possono utilizzare workshop interni e/o sondaggi tra i residenti. Un aspetto essenziale per far progredire la digitalizzazione è la creazione di un’infrastruttura digitale moderna, ad esempio rendendo accessibili le informazioni attraverso l’ampliamento dell’applicazione tecnica esistente. Inoltre, è particolarmente importante la volontà dell’amministrazione di rivedere e digitalizzare i propri processi. Ciò richiede una certa apertura a mettere in discussione modalità di lavoro radicate e, se necessario, a rinnovarle. I processi di lavoro completamente o parzialmente automatizzati consentono ai collaboratori di sviluppare capacità e di dedicarsi ai lavori più impegnativi. Un altro passo importante consiste nel promuovere l’alfabetizzazione digitale. È consigliabile tenere conto delle competenze digitali al momento dell’assunzione e della promozione dei collaboratori. I progetti di digitalizzazione migliori non sono infatti quelli portati all’amministrazione da un consulente o da un fornitore di software, ma quelli che nascono da un problema quotidiano. Oltre alla digitalizzazione interna, anche la cooperazione con altri comuni, aziende regionali (ad esempio i fornitori di energia) e gli istituti di formazione offre grandi opportunità. Attraverso la cooperazione è possibile raggruppare le risorse e realizzare progetti comuni. È assolutamente fondamentale coinvolgere attivamente i residenti e i collaboratori dell’amministrazione nel processo di digitalizzazione e comunicare loro i vantaggi delle offerte digitali. A tal riguardo risultano fondamentali una comunicazione aperta, eventi informativi regolari e una progettazione accattivante delle offerte digitali. Un esempio per una strategia di digitalizzazione: in tedesco , in francese Gérald Strub

Praticare la cultura della cibersicurezza

In una situazione di emergenza, come lo potrebbe essere un incendio, l’infarto di un collega oppure anche un ciberincidente, la vostra organizzazione si trova ad affrontare questioni fondamentali che non si presentano necessariamente nella vita quotidiana. Per essere preparati ad affrontare una situazione del genere, è necessario un piano di emergenza che includa un piano di comunicazione e un’organizzazione di crisi nonché un contatto d’emergenza. Queste sono le basi per reagire correttamente nelle situazioni urgenti. Quanto maggiore è la comprensione di tutti i collaboratori per determinate misure e quanto più queste ultime riflettono i valori dell’organizzazione, tanto più è probabile che vengano capite, sostenute e quindi attuate dai collaboratori. I collaboratori conoscono il responsabile della sicurezza? Come interagisce con voi, ad esempio quando deve essere eseguito un aggiornamento del software? Quanto è facile per i collaboratori segnalare un incidente o esprimere un sospetto? I responsabili della sicurezza devono trovare un linguaggio comune con i collaboratori, devono essere disponibili e costruttivi per far sì che le misure vengano attuate possibilmente senza resistenze. Nella cibersicurezza, l’elenco delle cose da non fare è infinito. I comuni dovrebbero pertanto concentrarsi sull’insegnare ai propri collaboratori alcune regole comportamentali di base formulate in maniera comprensibile, invece di distribuire un elenco di divieti. Idealmente, ogni comunicazione dovrebbe sottolineare i benefici che le misure proposte porteranno ai singoli collaboratori in quanto parte dell’organizzazione e il motivo per cui è importante attuarle, contribuendo così a garantire la sicurezza. Più i vantaggi sono visibili, minore è la resistenza e maggiore è il sostegno. Sandra Lüthi

Perché Lugano promuove la distribuzione di computer usati

La digitalizzazione della società avanza in modo rapido. Non tutti i cittadini vivono questa trasformazione in modo positivo, alcuni non hanno neppure accesso a un computer con collegamento online, altri fanno fatica a riempire formulari online oppure a cercare informazioni utili. La Città di Lugano come ente pubblico spinge la digitalizzazione che è parte delle sue linee strategiche ed è convinta che la digitalizzazione non riguardi solo i propri uffici e servizi, ma tutti i cittadini. Partendo da queste considerazioni, nel 2021, su iniziativa del segretario comunale di Lugano, Robert Bregy, nasce eQuiD. Il primo obiettivo di questo progetto è fornire un computer a chi ne ha bisogno. Per raggiungere questo scopo vengono raccolti computer usati che una volta puliti e sistemati tecnicamente vengono dati ai cittadini che ne fanno richiesta con un «Contratto di comodato d’uso». Con questa modalità si desidera favorire la riduzione di rifiuti elettronici (e-waste) e promuovere il riuso delle cose. «Si tratta di un progetto innovativo che unisce socialità e informatica», dice Elena Marchiori di Lugano Living Lab. Un progetto basato sulla collaborazione di due servizi che normalmente non hanno progetti in comune. «Il bilancio finora è molto positivo», sottolinea Monica Aliprandi, responsabile del progetto eQuiD presso i servizi della Divisione Socialità della Città di Lugano, la cui sede si trova a Pregassona, e fornisce alcuni dati. Da quando è iniziato il progetto ci sono state 152 consegne di PC fissi, all-in-one e portatili. 24 PC fissi sono stati consegnati ad associazioni non profit che operano nel Luganese e 128 PC a cittadini di Lugano. Ogni associazione può ritirare al massimo tre PC fissi. Chi sono le persone e le associazioni che chiedono un computer a noleggio alla città? A volte si tratta di persone per le quali è importante riutilizzare un computer usato alfine di evitare rifiuti elettronici. Altre volte possono essere ad esempio famiglie con figli agli studi che hanno bisogno di un computer in più in casa. Per usufruire del servizio non è necessario presentare la dichiarazione dei redditi. Chiunque vive a Lugano può beneficiare del progetto. Un’analisi riguardante l’utenza che nel 2022 ha ritirato un PC nell’ambito del progetto eQuiD (in totale 111 cittadini e 10 associazioni) ha evidenziato che tra i beneficiari del progetto c’erano 16 studenti (13,2%), 11 casalinghe (9,%) e 11 pensionati (9,%). La maggior parte dei richiedenti erano professionisti che non usavano il PC nel corso della loro attività lavorativa (45 persone cioè 41,3% dei richiedenti), seguiti da professionisti che usavano il PC per lavoro (23 persone corrispondenti al 23,% dei richiedenti). Più della metà (52,%) erano donne. Per quanto riguarda la fascia d’età si trattava in gran parte di persone tra i 25 e i 60 anni (73%). Come funziona il progetto nel dettaglio? La prima fase consiste nella raccolta dei computer usati. Da quando il progetto è iniziato, oltre alla Città di Lugano, ci sono stati 25 donatori tra aziende e privati, tra cui la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), un’agenzia immobiliare e un albergo, solitamente queste aziende o enti hanno deciso di cambiare il loro sistema informatico e possiedono computer funzionanti in esubero. Questi vengono consegnati in seguito a un’azienda specializzata che si occupa di effettuare un ricondizionamento dei PC e di distruggere i dati contenuti nella memoria dei computer prima che vengano consegnati ai cittadini. La Fondazione Diamante (una NGO) crea infine degli adesivi per abbellire i computer esternamente e fare di ogni macchina un unicum. Come menzionato inizialmente il progetto eQuiD fa parte di una strategia di digitalizzazione della Città di Lugano. «Il progetto si chiama anche digitale consapevole, perché intende dare un contributo a un uso consapevole del computer e promuovere la solidarietà», dice Monica Aliprandi. Anche per questo motivo i computer non vengono regalati alle persone ma rimangono di proprietà della città. «Come pubblica amministrazione crediamo molto nel progetto eQuiD e in tutte le attività rivolte alla formazione e sensibilizzazione nell’uso consapevole della tecnologia.» Robert Bregy, segretario comunale della Città di Lugano (TI) Sottolinea infine Robert Bregy, iniziatore del progetto nel ruolo di responsabile di Lugano Living Lab e segretario comunale della Città di Lugano: «Come pubblica amministrazione crediamo molto nel progetto eQuiD e in tutte le attività rivolte alla formazione e sensibilizzazione nell’uso consapevole della tecnologia: Lugano spinge sull’innovazione e nella trasformazione digitale, al contempo vuole fornire a tutte e a tutti l’opportunità e gli strumenti per meglio comprendere e utilizzare tali tecnologie per affrontare i cambiamenti in atto della nostra società e porsi serenamente verso le sfide che il futuro ancora ci riserva.» In questo contesto, la Città ha pure creato un servizio chiamato «Punto digitale», sempre a Pregassona, per promuovere l’autonomia digitale dell’utente. Si tratta di un punto d’incontro dove studentesse e studenti della vicina Università della Svizzera italiana (USI) offrono assistenza gratuita «per imparare a trovare soluzioni alle difficoltà digitali che si possono incontrare (nella vita di tutti i giorni) usando cellulare, computer e navigando in internet». Alcuni esempi: problemi con la gestione e-mail e password, con pagamenti con codice QR, oppure acquisti online. Durante l’anno scolastico il «Punto digitale» è aperto due volte alla settimana, il mercoledì e sabato mattina. Chi è interessato, deve prenotare un appuntamento. In questo caso la collaborazione fra la Divisione Socialità della Citta di Lugano e Lugano Living Lab, il laboratorio per l’innovazione digitale e tecnologica della Città, si estende all’Università. Il «Punto digitale» serve solo per risolvere problemi puntuali della vita quotidiana, non è pensato come un corso informatico. Chi vuole un approfondimento può partecipare a un «laboratorio di cittadinanza digitale». Il Corso base di 10 incontri ha un costo di 150 franchi. La popolazione di Lugano conosce il progetto eQuiD e al momento ci sono 91 persone in lista d’attesa, la maggioranza vorrebbe un PC portatile. Gerhard Lob

Stretta collaborazione tra i comuni e il cantone

DIGI-FR è un’iniziativa condotta congiuntamente e sostenuta economicamente da tutti i comuni friburghesi e dallo Stato di Friburgo. Il suo obiettivo è quello di smaterializzare le procedure che la popolazione svolge presso le amministrazioni pubbliche del Cantone. Indipendentemente dall’amministrazione a cui fa appello, l’utente si aspetta un’esperienza di utilizzo armonizzata ed efficace. Per esempio, se si moltiplicassero gli identificatori e le modalità di connessione si otterrebbe un risultato controproducente, che frenerebbe l’adozione delle procedure digitalizzate da parte della popolazione. Ecco perché uno sportello virtuale unico per i comuni e il Cantone è una delle colonne portanti di questa iniziativa con un chiaro orientamento all’utente. Lo stesso vale per tutta una serie di servizi di base condivisi: pagamenti online, autenticazione di documenti, aggiunta di documenti giustificativi, interfacce standardizzate, ecc. Lo sportello virtuale e i servizi di base costituiscono una piattaforma su cui sono a disposizione servizi cantonali e comunali. Il tutto si basa su una strategia condivisa da diversi cantoni svizzeri (iGovPortal). Su tutto il territorio cantonale è essenziale garantire un’esecuzione coerente e omogenea delle procedure amministrative comunali, in conformità con le nostre basi legali e indipendentemente dalle dimensioni del comune. Per questo motivo i comuni friburghesi, riuniti nella loro associazione mantello, sono al comando insieme e, con il contributo dello Stato, finanziano lo sviluppo e l’implementazione dei servizi comunali su questa piattaforma. Una soluzione che consente di rimanere collegati alla realtà e alle esigenze del territorio comunale, lavorando al contempo in stretta collaborazione – si potrebbe persino dire gomito a gomito – con lo Stato di Friburgo, che sviluppa parallelamente i servizi cantonali e continua a far progredire la base comune. In tal modo, sfruttiamo ed esploriamo il maggior numero possibile di sinergie e garantiamo che i nostri progetti siano sincronizzati e messi in servizio alla perfezione. In poche parole, DIGI-FR è uno sportello virtuale sia dei servizi di base comuni ai servizi amministrativi comunali e cantonali digitalizzati sia dei servizi comunali sviluppati da e per i comuni in parallelo allo sviluppo dei servizi cantonali. Il tutto è orchestrato a livello di squadra, con i comuni e il Cantone rappresentati a tutti i livelli decisionali e l’utente al centro delle preoccupazioni di tutti. Informazioni: Cyberadministration ou eGovernment | État de Fribourg Grégory Grin, Christophe Chassot

Avanti tutta verso la digitalizzazione nei cantoni

Ordinare un estratto del registro delle esecuzioni online oppure annunciare un trasloco in modo digitale: sono tutte possibilità che esistono già in molti cantoni e comuni. La digitalizzazione si sta sviluppando rapidamente, come lo dimostra la nostra panoramica, basata su un sondaggio condotto da Amministrazione digitale Svizzera nel novembre del 2022 sulle strategie di digitalizzazione nei cantoni. Da allora, molte cose sono già successe. «Comune Svizzero» ha chiesto nuovamente ai cantoni quali sono le loro strategie in materia di digitalizzazione, ma anche quali sono gli sportelli online e i servizi responsabili della digitalizzazione nel cantone. Ne ricaviamo così una panoramica completa per effettuare un confronto tra i cantoni e fornire informazioni importanti per i comuni. Lo sportello online con i servizi dei cantoni e dei comuni è considerato la misura di tutte le cose e viene quantomeno auspicato in numerosi cantoni, anche se è stato implementato solo in pochi casi. I Cantoni di Argovia e Friburgo, che dispongono di questi sportelli da tempo, possono essere citati come pionieri. Altri cantoni propongono gli sportelli online solo per i servizi cantonali. In numerosi cantoni si stanno progettando o sono già in fase di realizzazione sportelli online per i servizi congiunti cantonali e comunali. Anche i cantoni che non hanno sviluppato sportelli online offrono almeno singoli servizi online. La complessità di questi servizi varia notevolmente: alcuni sono documenti da scaricare, mentre altri permettono di presentare direttamente le richieste alle autorità competenti tramite formulari online. Le strategie di digitalizzazione, IT o E-Government esistono in tutti i cantoni, l’ultima è stata presentata l’11 maggio nel Cantone di Neuchâtel. Molti cantoni dispongono di strategie cantonali e comunali congiunte – e quelli che non le hanno sottolineano l’importanza della collaborazione tra cantone e comuni nel nostro sondaggio. Per quanto riguarda Obvaldo e Nidvaldo, non solo i cantoni e i comuni lavorano insieme, ma anche i due semicantoni perseguono una strategia comune. Nadja Sutter

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