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Un assistente virtuale per i comuni friburghesi

Nel giro di pochi mesi, l’Associazione dei comuni friburghesi ha sviluppato un assistente IA in collaborazione con un partner locale. Il chatbot è stato lanciato a metà febbraio 2025 e, prima di entrare in funzione, è stato alimentato con documenti importanti dell’Associazione dei comuni friburghesi. Il chatbot non ha accesso a tutto internet, il che permette di garantire risposte di elevata qualità. Finora l’assistente ha trattato circa 1800 richieste, ma allo stesso tempo le domande rivolte al team dell’associazione non sono diminuite. Il nuovo strumento risponde direttamente a richieste semplici e molto mirate, consentendo così ai collaboratori e alle collaboratrici dell’Associazione dei comuni friburghesi di dedicare più tempo alle questioni più complesse e strategiche. L’Associazione dei comuni friburghesi dimostra quindi che un assistente IA può essere un valido supporto, ma non sostituisce in alcun caso la consulenza personale da parte del personale. Grégory Grin

Una miglior convivenza grazie all’intelligenza artificiale

Sopra i computer troviamo appese le reti di sicurezza. «Non si sa mai, è una misura precauzionale», afferma Andrea Rizzoli. Ci troviamo nel laboratorio di robotica autonoma dell’Istituto Dalle Molle al Campus Est USI/ SUPSI Lugano- Viganello. Il signor Rizzoli, direttore dell’istituto e professore ordinario SUPSI, tiene in mano un nanodrone che è capace di seguire le persone grazie a un chip minuscolo gestito dagli algoritmi sviluppati dai ricercatori del team IDSIA. «Questo drone è il risultato di un progetto in corso da molti anni e che vede una proficua collaborazione dei nostri ricercatori con il Politecnico di Zurigo e l’Università di Bologna.» Fondato nel 1988, l’istituto ha inventato degli algoritmi che oggi vengono usati in tutto il mondo. «Per spiegarlo in maniera semplice, si può pensare che Google Voice interpreta e ascolta quello che diciamo anche grazie ai nostri algoritmi e che alcune architetture di reti neuronali sviluppate in Ticino negli anni 1990 hanno profondamente influenzato anche gli algoritmi che troviamo anche in ChatGPT.» Alcuni collaboratori sono appena tornati da San Francisco, dove hanno presentato le loro ricerche sulla robotica sociale e cioè come i robot possono interagire in maniera positiva con gli esseri umani. Altri invece sono impegnati nello sviluppo di algoritmi che vengono utilizzati anche da grandi imprese internazionali: «Per lo sviluppo dei medicamenti del futuro, stiamo sviluppando degli algoritmi che aiuteranno a produrre delle molecole che dovranno poter interagire in maniera mirata con le proteine del nostro corpo. Abbiamo in corso una stretta collaborazione con UBS e da diversi anni collaboriamo con Armasuisse, dove usiamo l’intelligenza artificiale per lo sviluppo e l’analisi delle migliori strategie di difesa. Ad esempio studiamo come far collaborare gli aerei da combattimento durante un eventuale attacco nemico. Per far ciò utilizziamo dei simulatori molto realistici che considerano tutte le operazioni e condizioni di volo e poi grazie all’intelligenza artificiale affiniamo la tattica più efficiente.» Naturalmente ci sono molte persone che sono scettiche nei confronti della robotica e dell'intelligenza artificiale, addirittura ne hanno paura. «Hanno assolutamente tutti diritti di essere spaventati, anch’io sono spaventato», spiega Rizzoli. «Se Elon Musk ci racconta che ognuno di noi in futuro avrà un robot che lo sorveglierà, sembra di sentir parlare di uno stato di polizia tipico di una dittatura.» Secondo Rizzoli, tra oltre dieci anni, compariranno dei robot integrati nella nostra quotidianità e anche nel quotidiano dei comuni: «Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.» Ma secondo lui potrà essere piuttosto un sostegno e non un problema. «La tematica dev’essere affrontata con grande attenzione. Lo sviluppo di queste tecnologie è un tema molto delicato. Noi come ricercatori possiamo mostrare dove sono i problemi, ma la maggior parte della responsabilità è delegata a chi dovrà mettere in pratica le soluzioni sviluppate dalla ricerca.» Secondi Rizzoli è anche importante che si considerino attentamente tutti gli aspetti relativi l’utilizzo dei dati personali dei cittadini, soprattutto dove si prevede di implementare dei sistemi di supporto basati su chatbot. «Potranno esserci dei robot che si occuperanno della manutenzione del verde pubblico, oppure degli algoritmi che aiuteranno a gestire la burocrazia in maniera più efficace.» Andrea Rizzoli, direttore dell’istituto IDSIA e professore SUPSI Lugano Nel 2019 è stato realizzato un progetto a livello comunale basato sull’intelligenza artificiale: «Lugaggia Innovation Community» che ha avuto come obiettivo quello di massimizzare l’autoconsumo di energia solare locale grazie all’utilizzo di algoritmi legati all’intelligenza artificiale. «Sono state coinvolte 18 economie domestiche, incluso un asilo. Naturalmente all’inizio c’è stato un po’ di scetticismo nei confronti del progetto», spiega Daniele Farrace, responsabile Innovazione dell’Azienda Elettrica di Massagno (AEM), azienda promotrice del progetto. «Abbiamo comunicato e spiegato approfonditamente il progetto alle persone coinvolte e siamo riusciti a instaurare un rapporto di fiducia con la popolazione. In seguito, tutti sono rimasti soddisfatti con i risultati ottenuti.» Inoltre, il team di progetto ha installato sempre a Lugaggia una batteria di quartiere che, grazie a sofisticati algoritmi basati sull’intelligenza artificiale sviluppati dal consorzio, ha permesso di aumentare notevolmente l’autoconsumo della comunità energetica. «Il progetto ci ha permesso di comprendere le opportunità e le sfide da un punto di vista sociale, tecnico e regolatorio. Abbiamo presentato un rapporto finale alle autorità competenti a livello nazionale, come l’Ufficio federale dell’energia (UFE), e agli uffici competenti del Cantone Ticino. Il documento, oltre a mettere in evidenza gli elementi di successo, ha anche rilevato sfide di natura economica dovute principalmente a vincoli normativi, che il progetto ha contribuito a migliorare.» La comunità energetica e la batteria di quartiere sono tuttavia ancora in funzione e rappresentano oggi un laboratorio reale di AEM per sviluppare e validare soluzioni energetiche pionieristiche. Ma non solo quello: in futuro quindi potrebbe capitarci anche di essere accolti da un robot nei Punticittà. «Lo abbiamo già testato in un progetto pilota con la Città di Lugano», conclude Andrea Rizzoli. «Il robot era in grado di interpretare le reazioni delle persone e distribuiva volantini e cioccolatini a chi era interessato.» Ma prima che un robot diventi sindaco ci vorrà ancora un po’ di tempo. Nora Hesse

«Ogni comune dovrebbe occuparsi di IA»

L’intelligenza artificiale si sta sviluppando rapidamente. Tuttavia, le amministrazioni pubbliche dovrebbero prestare attenzione a come utilizzarla. I dati inseriti in uno strumento di IA possono diventare di dominio pubblico, cosa che non deve accadere, in particolare nel caso di dati personali sensibili. L’esperto di IA Reto Vogt raccomanda ai comuni di occuparsi in ogni caso dell’argomento, di elaborare linee guida e di formare le collaboratrici e i collaboratori sull’impiego dell’IA. Gli strumenti di IA possono rivelarsi utili per i comuni, soprattutto nella comunicazione con la popolazione, aiutandoli a rendere più comprensibili i testi pubblicati sul sito web, nelle newsletter e nei comunicati stampa. Anche i chatbot basati sull’IA sui siti web comunali possono essere utili, perché consentono di chiedere informazioni in varie lingue. Tuttavia, i comuni dovrebbero assicurarsi che questi chatbot possano accedere solo a informazioni predefinite e non possano effettuare ricerche su tutto internet. Ciò riduce al minimo il rischio di risposte errate. Infatti, i comuni sono responsabili di tali risposte e non possono delegare la responsabilità all’IA. Nadja Sutter

Zollikofen ha definito linee guida sull’IA

Nel 2025 il Comune di Zollikofen (BE) ha introdotto delle linee guida sull’IA che disciplinano l’impiego responsabile dell’intelligenza artificiale. La decisione è maturata a seguito del crescente interesse di alcuni collaboratori e alcune collaboratrici per l’IA, mentre altri erano ancora un po’ scettici. Le linee guida sono volutamente concise e pragmatiche. Chiariscono quali applicazioni sono autorizzate e quali no, come viene garantita la protezione dei dati e il fatto che l’IA non possa prendere decisioni di natura giuridica. Per accompagnare l’introduzione della scheda informativa e sensibilizzare i collaboratori e le collaboratrici, il Comune ha organizzato un workshop che ha riscosso riscontri positivi. Il segretario comunale Stefan Sutter considera l’IA uno strumento utile che può aumentare l’efficienza, ma solo se utilizzato correttamente. Ci tiene inoltre a sottolineare che i comuni assumono una notevole responsabilità, in particolare nel campo della protezione dei dati. È quindi indispensabile che, in qualità di datori di lavoro, i comuni si occupino di questo tema. Nadja Sutter

Come sostenere lo sviluppo del digitale a scuola?

I piani di studio in Svizzera integrano già elementi di cultura digitale, il che costruisce una solida base. Ma in un ambiente in continua evoluzione, è necessario portare avanti il lavoro, aggiornare i contenuti e arricchirli. Formare i giovani di domani non significa solo insegnare loro a utilizzare un software o a cercare informazioni online: significa fornire loro gli strumenti per pensare in modo diverso, analizzare, creare e comprendere il mondo digitale in cui sono immersi. Concretamente, ciò può avvenire attraverso approcci semplici e trasversali: analizzare i social network durante le lezioni di lingua, codificare una simulazione in matematica, interrogarsi sull’uso degli algoritmi in storia, sperimentare con i sensori in scienza o ancora esplorare la creazione digitale in arte. Si può andare oltre con progetti interdisciplinari in cui gli studenti concepiscono una soluzione digitale a un problema del loro ambiente, ad esempio un progetto affidato dal comune, o ancora con laboratori in cui sperimentano l’impiego dell’intelligenza artificiale generativa in modo critico e responsabile. Preparare i giovani a professioni che ancora non esistono significa investire nell’evoluzione dei programmi scolastici e nella loro integrazione coerente. L’elemento materiale fornirà sempre un supporto. Il valore durevole della formazione digitale si costruisce nella cultura. Grégory Grin

Una piattaforma cloud svizzera rende l’IA accessibile alle scuole

Le scuole elementari di Feldbrunnen-St. Niklaus (SO) e Bonstetten (ZH) stanno raccogliendo esperienze con applicazioni di IA della piattaforma cloud svizzera Hazu nell’ambito di progetti pilota. Si tratta di una piattaforma conforme alla legge svizzera sulla protezione dei dati e al regolamento generale europeo sulla protezione dei dati (GDPR). Gli insegnanti possono scegliere tra diversi modelli di IA e, se necessario, attivare uno di essi come coach di apprendimento per gli studenti. Dato che l’assistente IA ha memorizzato il Piano di studio 21, con un clic l’insegnante può verificare quali obiettivi di apprendimento di un argomento sono già stati coperti e quali competenze vanno ancora sviluppate. In questo modo, le lezioni possono essere strutturate indipendentemente dai materiali didattici e con contenuti di apprendimento personalizzati. Le prestazioni dei singoli alunni possono essere valutate e visualizzate a seconda delle competenze. Inoltre, la piattaforma offre suggerimenti per il lavoro sulla base di progetti. Yvonne Kiefer-Glomme

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